Care amiche e amici,
in questo articolo intervista ho voluto approfondire i pensieri e le sensazioni di Alessia Zecchini, pluriprimatista mondiale in varie discipline dell’immersione in apnea, una leggenda assoluta. Il tema in questo caso non sono le sue decine di vittorie in campo mondiale o suoi molteplici record del mondo… ma la solidarietà e la consapevolezza di ciò che sta accadendo a Gaza. “Lasciamo che i bambini siano bambini, liberi”.

Il 12 e 13 settembre ha avuto luogo il Global Gaza Kite Weekend, una manifestazione di solidarietà internazionale promossa anche da organizzazioni come Kites4Palestine o Rising Dreams.
Tu hai aderito alla tematica sensibile, anticipando il weekend, immergendoti nelle acque di Milazzo, in Sicilia, il 9 settembre, portando con te una grande bandiera della Palestina e 117 aquiloni decorati dai bimbi sfollati a Bologna. Gli stessi hanno anche decorato la tua muta, accompagnandoti in una qualche maniera negli abissi.
Hai raccontato nei tuoi social questo evento e qualche breve video è stato mostrato per spiegare le motivazioni, specifiche.
Il riferimento è agli eventi del 23 agosto nei quali il ministro della difesa israeliano Israel Katz ha paragonato il lancio degli aquiloni dei bambini palestinesi, a un atto di guerra. La tua dimostrazione aderisce alla campagna internazionale #letchildrenplay con l’aiuto di Sebastiano Colnaghi.

Come è nata l’idea e cosa puoi raccontarci al riguardo?
L’idea è nata dalla campagna #LetChildrenPlay e dalla volontà di portare in acqua qualcosa che appartenesse davvero ai bambini di Gaza: i loro aquiloni, i loro disegni, i loro pensieri. Quando mi è stato proposto ho sentito subito che volevo farne parte. L’aquilone è un simbolo semplicissimo, ma potentissimo: per un bambino rappresenta il gioco, la libertà, la possibilità di guardare il cielo e immaginare. E credo che nessun bambino al mondo dovrebbe essere privato di questo.

Cosa hai provato portando in acqua e persino sulla tua muta i pensieri e i cuori di tutti quei bambini?
È stato molto più emozionante di quanto immaginassi. Io sono abituata a scendere in profondità concentrandomi completamente su me stessa e sul mio tuffo; quella volta, invece, sentivo di portare con me qualcosa di molto più grande. Avere sulla muta i loro cuori, i loro pensieri e i loro sogni mi ha fatto sentire una responsabilità enorme, ma anche un legame fortissimo. Per qualche minuto quei bambini erano lì con me, nel mio mondo, sott’acqua. E questo non lo dimenticherò.

Proseguirai in questa campagna di divulgazione e consapevolezza?
Sì. Credo che quando hai una voce e tante persone che ti seguono, usarla soltanto per raccontare i tuoi risultati sportivi sia un’occasione persa. Non penso di poter cambiare il mondo con un tuffo o con un post, ma posso contribuire a non lasciare che certe storie diventino numeri o qualcosa a cui ci abituiamo. Se il mio sport e la mia visibilità possono aiutare anche solo a mantenere viva l’attenzione, continuerò a farlo.

Quale messaggio vorresti che passasse a chi ha scoperto il tuo profondo gesto?
Vorrei soprattutto che rimanessero al centro i bambini, non il mio gesto. Vorrei che chi vede quelle immagini si fermasse un momento a pensare che dietro ogni numero ci sono bambini che hanno desideri semplicissimi: giocare, andare a scuola, stare con la propria famiglia, sentirsi al sicuro, poter sognare il proprio futuro. Non dovrebbe esserci niente di politico nel difendere il diritto di un bambino a essere semplicemente un bambino. Il messaggio, alla fine, è davvero questo: let children play. Lasciamo che i bambini siano bambini, liberi.





