A Livigno la diciottenne azzurra conquista la prima medaglia olimpica italiana nel freestyle. Un podio arrivato dopo la rottura del legamento crociato e una riabilitazione lampo verso Milano Cortina 2026.
Il 16 febbraio 2026 a Livigno, nel cuore delle gare freestyle di Milano Cortina 2026, la diciottenne Flora Tabanelli conquista uno storico bronzo nel Big Air femminile. È la prima medaglia olimpica italiana nel freestyle, un traguardo mai raggiunto prima d’ora.
Ma a rendere ancora più straordinaria l’impresa è il percorso che ha portato l’azzurra su quel podio: Tabanelli ha gareggiato con una rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio destro, infortunio subito il 6 novembre 2025 durante un allenamento. Una lesione che avrebbe potuto chiudere anzitempo la sua stagione olimpica.
L’infortunio e la scelta coraggiosa
Dopo la rottura del crociato, la partecipazione alle Olimpiadi era diventata un’incognita. In molti casi, un infortunio di questo tipo richiede un intervento chirurgico e tempi di recupero incompatibili con un appuntamento ravvicinato come quello olimpico.
Tabanelli e il suo staff hanno invece optato per una terapia conservativa, puntando su un percorso intensivo di riabilitazione, lavoro muscolare mirato e gestione del carico. Una scelta rischiosa, che richiedeva lucidità, disciplina e una straordinaria forza mentale.
Arrivare a Livigno già rappresentava una vittoria. Salire sul podio è stato qualcosa di ancora più grande.
Una finale di altissimo livello
Il Big Air è la disciplina che più di ogni altra incarna l’evoluzione dello sci freestyle: una sola grande rampa, velocità in ingresso, stacco potente, rotazioni multiple e atterraggio perfetto. Ogni errore si paga caro.
La finale femminile è stata caratterizzata da un livello tecnico altissimo. Tabanelli ha saputo mantenere concentrazione e pulizia esecutiva, migliorando progressivamente le sue prove. Il punteggio finale di 178.25 punti le ha consegnato il terzo gradino del podio, alle spalle della canadese Megan Oldham (oro) e della cinese Eileen Gu (argento).
Il suo ultimo salto, eseguito con determinazione e controllo, è stato decisivo per blindare il bronzo. In quell’istante, il Livigno Snow Park è esploso in un boato: l’Italia del freestyle era finalmente sul podio olimpico.
Livigno protagonista del freestyle olimpico
Non è un dettaglio secondario che la prima medaglia olimpica italiana nel freestyle sia arrivata proprio a Livigno. La località valtellinese, già riferimento internazionale per snowboard e sci acrobatico, si è confermata scenario ideale per le discipline più spettacolari dei Giochi.
Il Livigno Snow Park, progettato per ospitare le gare di Big Air e slopestyle, ha offerto un palcoscenico tecnico all’altezza delle migliori strutture mondiali. Il bronzo nel Big Air rafforza il ruolo di Livigno come capitale alpina delle discipline acrobatiche.
Dalla delusione al riscatto azzurro
La giornata olimpica italiana si era aperta con l’amarezza dello short track. Arianna Fontana, simbolo del pattinaggio azzurro, aveva chiuso al quarto posto la finale dei 1000 metri, sfiorando il podio al termine di una gara combattuta.
Un risultato che lasciava un retrogusto amaro. A ribaltare la narrazione è stata la giovane Tabanelli. Il suo bronzo nel Big Air ha trasformato una giornata complicata in una pagina storica dello sport italiano.
Una medaglia che cambia il movimento
Il bronzo nel Big Air non è soltanto un risultato individuale. È un segnale forte per tutto il movimento freestyle italiano. Per anni questa disciplina è rimasta ai margini rispetto allo sci alpino tradizionale. Oggi, grazie a questo podio, il freestyle entra ufficialmente nella storia olimpica azzurra.
Per i giovani che frequentano snowpark e club lungo l’arco alpino, l’impresa di Tabanelli diventa un riferimento concreto. E lo fa con una storia di resilienza che va oltre lo sport. Gareggiare con un crociato lesionato, gestendo dolore e pressione olimpica, richiede maturità e determinazione non comuni.

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