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18 Febbraio 2026

Alpinismo e Spedizioni · Vertical · Nepal · Resto del Mondo

Nepal: per salire l’Everest servirà aver scalato prima un 7.000 nel Paese

everest new rules

Fonte: Wikimedia Commons

Il governo di Kathmandu approva un disegno di legge che introduce nuovi requisiti per il permesso di salita al Monte Everest: obbligatoria l’esperienza su una vetta di almeno 7.000 metri in Nepal.

Una svolta significativa per l’alpinismo himalayano. Il governo del Nepal ha approvato un nuovo disegno di legge che introduce criteri più stringenti per ottenere il permesso di salita al Monte Everest. La misura principale stabilisce che ogni aspirante alpinista dovrà dimostrare di aver già scalato una vetta di almeno 7.000 metri situata in Nepal prima di poter richiedere l’autorizzazione per l’Ottomila più alto del pianeta (8.848 metri).

Il provvedimento, approvato tra il 16 e il 18 febbraio 2026 e ora in fase di completamento dell’iter parlamentare, punta a ridefinire l’accesso commerciale alla montagna simbolo dell’alpinismo mondiale. Se entrerà in vigore già dalle prossime stagioni, segnerà un cambiamento profondo nella gestione delle spedizioni sull’Everest.

Everest – nuovo requisito: più esperienza obbligatoria.

L’introduzione dell’obbligo di aver salito un “Settemila” nepalese rappresenta il cuore della riforma. Non basterà più aver maturato esperienza generica su altre grandi montagne del mondo: sarà necessario aver affrontato un’alta quota significativa all’interno del territorio nepalese.

L’obiettivo dichiarato è ridurre la presenza di alpinisti inesperti lungo la via normale dell’Everest, dove negli ultimi anni si sono registrati problemi legati a congestione, gestione delle emergenze e difficoltà oggettive nel coordinamento dei soccorsi in quota.

La primavera himalayana ha spesso restituito immagini di lunghe code sulla cresta sommitale, simbolo di un sistema che molti osservatori ritengono arrivato al limite. La nuova norma interviene proprio su questo punto: selezionare a monte chi accede al permesso.

Sicurezza e gestione delle spedizioni

Il tema centrale resta la sicurezza in quota. L’Everest, pur supportato oggi da infrastrutture logistiche consolidate – campi attrezzati, corde fisse, squadre di Sherpa esperti – rimane un ambiente estremo. L’altitudine impone acclimatazione rigorosa, capacità di autosoccorso e gestione lucida delle proprie condizioni fisiche.

Negli ultimi anni il numero di permessi rilasciati dal Nepal è stato elevato, con centinaia di aspiranti alpinisti ogni stagione. Secondo le autorità, l’innalzamento dei requisiti dovrebbe contribuire a migliorare il livello medio di preparazione tecnica e fisiologica dei partecipanti.

La riforma non si limita però ai clienti delle spedizioni. Il pacchetto normativo include anche disposizioni relative a guide e organizzatori, con l’intento di rafforzare la qualità dei servizi offerti e la responsabilità professionale degli operatori.

Un segnale al mercato dell’alpinismo commerciale

L’Everest rappresenta una voce fondamentale per l’economia turistica del Nepal. Il sistema delle spedizioni commerciali genera un indotto che coinvolge agenzie locali, guide, portatori d’alta quota, lodge e servizi logistici.

Introdurre nuovi criteri significa inevitabilmente incidere su questo mercato. Da un lato potrebbe ridursi il numero complessivo di candidati; dall’altro si punta ad attrarre alpinisti con un percorso più strutturato e consapevole.

Il messaggio politico è chiaro: l’accesso all’Everest non può essere percepito come un’esperienza “acquistabile” senza adeguata preparazione. La montagna più alta della Terra viene così ricollocata in un percorso di progressione tecnica che richiama l’etica tradizionale dell’alpinismo d’alta quota.

Implicazioni per l’alpinismo internazionale

La decisione del Nepal potrebbe avere effetti anche oltre i confini nazionali. L’Everest è un riferimento globale: ciò che accade sulle sue pendici influenza il dibattito sugli Ottomila, sulla sostenibilità delle spedizioni commerciali e sulla gestione delle grandi montagne.

L’obbligo di un 7.000 in Nepal potrebbe spingere molti alpinisti a programmare un percorso graduale sulle vette himalayane, favorendo una maggiore conoscenza dell’ambiente locale prima del tentativo sull’Everest. Allo stesso tempo, potrebbe riaccendere il confronto tra chi sostiene una regolamentazione più severa e chi teme un eccesso di controllo burocratico.

La questione tocca anche il delicato equilibrio tra sicurezza individuale e libertà alpinistica. Stabilire criteri minimi di accesso è una scelta politica che riflette la volontà di tutelare vite umane e ridurre il rischio sistemico in caso di emergenze collettive.

Verso una nuova fase per l’Everest

Se il testo sarà definitivamente approvato e implementato, la stagione delle spedizioni potrebbe entrare in una nuova fase. L’Everest resterebbe un obiettivo ambizioso e simbolico, ma inserito in un percorso di preparazione obbligatoria.

Per il mondo dell’alpinismo, la regolamentazione Everest diventa così un tema centrale nel dibattito contemporaneo su sicurezza, etica e sostenibilità in alta montagna. Resta ora da osservare come reagiranno operatori, guide internazionali e aspiranti himalayisti. Di certo, l’idea che per salire l’Everest sia necessario prima misurarsi con un 7.000 nepalese segna un cambio di paradigma destinato a far discutere.

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