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29 settembre 2014

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BRENTA BASE CAMP: #3. Campanil Basso: “Attraverso il tempo”,

580pxnuova via basso con didascalieQuando è nata l’idea di celebrare i 150 anni dalle prime esplorazioni alpinistiche in Brenta con una serie di vie nuove, molte linee giacevano da tempo in lista d’attesa, ma non questa… Difficile infatti pensare di trovare, nel 2014, spazio a sufficienza per una linea logica e autonoma sulla guglia più famosa del massiccio, per non dire di tutte le Dolomiti.

Eppure la tradizione popolare trentina insegna che quando c’è da festeggiare non bisogna concedersi sconti, e così è iniziato un accurato studio dei tracciati pre-esistenti e degli spazi a disposizione, perchè una via nuova sul Campanile, che del gruppo di Brenta è il simbolo stesso, ci sembrava davvero il modo migliore per onorare questo insolito anniversario.

nuova via e tracciati vie vecchie

nuova via e tracciati vie vecchie

Unica clausola vincolante: “non fare porcate !”, cioè non dover tirar fuori una via a tutti i costi, ma andare a metterci il naso e verificare se ne sarebbe uscita una linea sensata, rimanendo disposti a lasciar perdere in caso contrario.

Naturalmente la logica di una via è un concetto relativo, ma per quanto ci riguarda una via merita questo aggettivo quando si seguono i punti deboli di un tratto di parete anche molto difficile, lasciandosi trasportare dall’andamento naturale della roccia. Per intenderci: una volta sincronizzati sullo stile e sull’epoca della via (una via degli anni ’30 seguirà sicuramente un altro tipo di logica rispetto ad una via degli anni ’90), si dovrebbe poter seguire “a naso” la linea senza nemmeno bisogno della relazione.

il diedro del primo tentativo e la placca rossa a destra. Fonte Beber

il diedro del primo tentativo e la placca rossa a destra. Fonte Beber

Detto questo, la nostra prima cartuccia la spariamo a vuoto: un bellissimo diedro fessurato di 70m che dà la direttiva nella parte bassa della parete Sud-Ovest si rivela sfortunatamente già salito, per cui scendiamo ad orecchie basse. Neanche il tempo di calarci fino a terra che Ale Baù viene rapito dal grande muro rosso poco più a destra… “Mi sembra duro impestato” gli dico. “Forse sì, ma varrebbe un tentativo…” è la risposta. “…se fosse asciutto!”.

Alessandro Baù in partenza per la placca rossa. Fonte: Beber

Alessandro Baù in partenza per la placca rossa. Fonte: Beber

Già, per il momento la placca rossa sembra più che altro una maglietta grondante messa a stendere, quindi per l’indomani improvvisiamo un piano di battaglia insolito: decidiamo di salire al mattino lungo il diedro Fehrmann e di verificare se la sezione di parete che vorremmo salire in alto è effettivamente libera, per poi in caso tornare nei giorni successivi sulla parte bassa.

La nostra ricognizione ci impegna più del previsto ma riaccende le speranze: in alto non c’è nulla e riusciamo ad aprire 4 belle lunghezze sbucando in cima…è strano arrivare in cima senza la gioia di aver concluso una salita ma consapevoli di averla solo iniziata, ma non c’è tempo per i sentimentalismi perchè è quasi buio e ci sono le doppie da fare.

Durante il primo tentativo nel diedro di sinistra. Fonte: Beber

Durante il primo tentativo nel diedro di sinistra. Fonte: Beber

Il giorno dopo attacchiamo di buon ora, saliamo due splendidi tiri sulla maglietta che nel frattempo si è asciugata quasi del tutto, poi prendiamo l’ennesimo acquazzone e fine dei giochi. E’ il 7 agosto, sono finiti anche i giorni a nostra disposizione, quindi si va a casa con la partita aperta.

Qualche settimana dopo, per chiudere ufficialmente il Brenta Base Camp e tenere fede allo spirito conviviale dell’iniziativa, organizziamo una merenda inter-generazionale tra alpinisti al rifugio Croz dell’Altissimo: una bella occasione di confronto tra appassionati che hanno amato e vissuto a fondo le montagne del Brenta. Tra i tanti: Valentino Chini, Sergio Martini, Alessandro Gogna, Piero Ravà, Marco Furlani, Danilo Bonvecchio… mille storie da ascoltare e una bella atmosfera genuina.

foto di gruppo per "i grandi vecchi". Foto: Alessandro Gogna

foto di gruppo per “i grandi vecchi”. Foto: Alessandro Gogna

Alla sera qualche filmato e il proseguo della festa in quel di Molveno, poi a nanna.

Tre ore dopo suona la sveglia, e alle 4.30 del mattino siamo in partenza per tornare al Campanile.
Ci accompagnano gli amici Francesco Salvaterra e Marco Pellegrini, diretti alla Punta Jolanda con l’intento di ripetere la neo-nata Prua degli Onironauti.

Noi invece sul Basso seguiamo la cengia della via Armani che attraversa la parete Sud, facciamo una calata sulla via Stenico-Navasa e pendoliamo fino all’ultima sosta attrezzata la volta scorsa.
Da qui ripartiamo determinati ma con lo spirito leggero di chi si gode la prima giornata di tempo stabile da settimane. I tiri sono tutti belli, alcuni sani e compatti ed altri “da ripulire” che toccano di diritto a Matteo, indiscusso re del disgaggio!

Matteo Faletti sul 7° tiro

Matteo Faletti sul 7° tiro

Per ora di cena la via è conclusa, e si chiude anche il nostro viaggio sulla mirabile Guglia di Brenta.

Resta la soddisfazione di lasciare la propria traccia su una cima ricca di storia, dove tanti alpinisti di epoche differenti hanno cercato di eludere il tempo lasciando una piccola testimonianza del proprio essere.

Note Tecniche

Tutte le vie realizzate durante il Brenta Base Camp sono state aperte utilizzando 2 serie complete di friends (dalle misure micro al n.3 + 1 solo friend n.4) e chiodi tradizionali. Tutti i chiodi piantati, sia alle soste che lungo i tiri, e anche molti cordoni nelle clessidre sono stati lasciati in loco. Tutti i tiri sono stati aperti in arrampicata libera, appendendosi alle protezioni mobili o ai cliff (ganci) unicamente per piantare i chiodi, ma senza progredire in artificiale.

Foto di rito in cima al Campanili. Fonte: Beber

Foto di rito in cima al Campanili. Fonte: Beber

Ringraziamenti

Vorrei ringraziare Molveno Holiday e Apt di Molveno e in particolar modo Francesco Frizzera, per aver creduto in questo progetto e per il prezioso supporto pratico riservatoci.

I gestori del rif. Selvata per la cortesia nel ristorarci ad ogni nostro transito con zaini abnormi sul groppone.

Il servizio Taxi-Jeep che collega Molveno al rif. Croz dell’Altissimo, per averci scortato anche in orari semi-notturni e per aver sopportato i tanti cambi di programma!

Tutti gli amici che sono venuti a trovarci per il semplice gusto di stare in compagnia.

Gli alpinisti di ogni età che hanno aderito alla festa di chiusura presso il rifugio Croz dell’Altissimo.

Scarpa, Millet e Climbing Technology in qualità di sponsor tecnici.

Naturalmente tutti i compagni di cordata per i bei momenti spesi assieme in parete.

Foto di gruppo per "i giovani". Foto: Alessandro Gogna

Foto di gruppo per “i giovani”. Foto: Alessandro Gogna

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