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29 settembre 2010

Uncategorized · Christian Roccati · Eternal Flame · Kurt Albert · Rotpunkt

Chi era Kurt Albert?

È morto Kurt Albert. Alcuni dicono che è spirato un “maestro” altri che è scomparso un “mito”. C’è chi parla di “precursore”, chi cita le grandissime realizzazioni. C’è anche chi dice «ah… si?» interrogato e chi direttamente afferma «Kurt chi?». I media non di settore puntano su Bonatti, Messner, ed altri, che certamente meritano infinite lodi, ma sovente dimenticano altri, evoluzionisti più che pionieri.
Un sito di montagna fa informazione. Potremmo metterci a fare il riassunto della vita di Albert. È importante, è consono, è giusto, è rispettoso e forse più che dovuto. Ma andiamo al nocciolo…

Chi era Kurt Albert?
Un alpinista ed un arrampicatore. Nel primo caso potremmo citare i grandi episodi dei mostri sacri, parte della trilogia,  tra cui le Grandes Jorasses o l’Eiger, e le sfide extracontinentali, il Karakorum, la Patagonia. Nel secondo potremmo parlare della grande epoca del Frankenjura, della casa-rifugio, e molto altro… Già altri l’han fatto e gli stessi hanno accortamente accennato alla sua filosofia ed alla sua importanza.

Chi era davvero Kurt Albert?
Ci fu una battaglia all’epoca delle rivoluzioni che vide dei ragazzi valicare in pochi anni diverse epoche storiche della scalata… yo-yo, artificiale, RP… Fu una vera guerra tra chi chiodava, chi spaccava, chi sognava e chi viveva. Non vi furono vincitori o vinti… ci furono dei giovani scalatori che vennero relegati ad una dimensione sportiva, che fu soltanto una  tra le componenti del loro operato…

Un tempo esisteva la libera e non aveva bisogno d’esser definita tale, perché non era un tipo di scalata, ma semplicemente La Scalata. Il proprio corpo ed il proprio cuore per ascendere in cima alle Montagne. Poi arrivò l’artificiale e con essa tante altre cose… Accadde quando gli uomini smisero di sognare, pensando di aver un tetto alle proprie capacità e possibilità, pensando di non poter andare più in “alto” di così. Ci fu invece chi immaginò qualche cosa di diverso. Ci fu chi penso di poter fare qualsiasi cosa. Vi fu chi continuò con la vera tradizione dei padri, con il proprio corpo che chiede di poter passare alla grande Montagna.

Questi giovani scalatori furono tacciati d’ogni miscredenza, sebbene fossero loro i veri continuatori di ciò che prima era. Kurt Albert ne era il simbolo e parola. RotpunktPunto Rosso… Red Point… oggi Pink Point. Tanti termini per definire un semplice puntolino rosso di vernice, dipinto come una firma che attesta «si può fare» od ancora meglio… «è stato fatto».

Si cominciò con un punto rosso alla base delle vie liberate, quelle effettuate con la corda che viene utilizzata solo per sicurezza e senza null’altro che se stessi come ausilio alla scalata. Ciò permise ai free climbers, agli scalatori liberi, ai grandi Alpinisti, di continuare a sognare e di assecondare i propri viaggi onirici con il proprio corpo, l’unico strumento donatoci da Gea per rivivere tra le sue pieghe la sua musica.

L’emblema di questa scelta onesta fu  Eternal Flame, forse la più grande realizzazione di Albert. Quella linea fu disegnata da Madre Natura e ricalcata da quattro pionieri. Gli altri tre erano “certi” Güllich, Stiegler e Sykora… forse i più forti di quegli anni? Di certo i più visionari.
Eternal Flame
fu pensata in RP ma realizzata con quattro tiri in artificiale. Kurt Albert andava ben oltre se stesso ipotizzando la linea pura per eccellenza, senza poterla vivere appieno con la sua grande filosofia. Ma cos’era davvero Eternal Flame?

1989, Nameless Tower, Torri Trango, Karakorum Pakistano, 6251 metri, 7b+ ed artif.
Una via chiamata con una canzone dolce e semplice, della band dei Bangles.
Wolfgang Güllich, l’uomo che più spinse l’evoluzione delle capacità umane verticali, affermò: «noi ci muoviamo sull’onda erotico-sentimentale dei Bangles. Eternal Flame descrive esattamente il nostro stato d’animo». Tutto ciò era Eternal Flame, questo era il modo di fare di Kurt Albert.

Chi sono ad oggi i più grandi scalatori del mondo?
I fratelli Huber? I fratelli Pou? Eternal Flame è stata il banco prova per le loro infinite capacità e per la loro “anima”. Gli spagnoli Iker e Eneko Pou hanno tentato la Rotpunkt di Eternal Flame nel 2005, non riuscendovi soltanto a causa del tempo atmosferico. Alexander e Thomas Huber hanno realizzato l’impresa nel 2009, liberando la via (7c+ a 6000 metri). Con questa grande avventura hanno impostato il loro cammino verso l’Olimpo verticale dell’Alpinismo e dell’Arrampicata. Gli Huberbuam hanno realizzato praticamente il pensiero di Albert.

I più grandi di oggi, per essere i più grandi, nel fisico e nell’anima, sono passati per Kurt Albert. In Eternal Flame hanno trovato la loro rinascita e la conferma d’esser i più forti secondo lo stile ed i sogni di ciò che fu Kurt.

Ecco chi era Kurt albert.

Christian Roccati
www.christian-roccati.com

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