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11 settembre 2015

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CORDILLERA BLANCA. Ruchkin e Ivanov muoiono sulla Sud del "Huandoy Sur"

Alexander Ruchin. Fonte: www.rockandice.com

Alexander Ruchin. Fonte: www.rockandice.com

I CORPI SENZA VITA DEI DUE ALPINISTI RUSSI, RUCHKIN E IVANOV, SONO STATI RECUPERATI IL 1° SETTEMBRE IN PERU’

Il 1 ° settembre, una squadra di soccorso ha recuperato i corpi senza vita degli alpinisti russi Alexander Ruchkin (classe 1963) e Vyacheslav ‘Slava’ Ivanov. I due stavano tentando una nuova via sulla Parete Sud del “Huandoy Sur” (6160 m) in Perù, nella Cordillera Blanca.

Eric Rual Albino Lliuya, guida alpina e amico di Ruchkin, ha organizzato la missione di salvataggio diversi giorni dopo che la comunicazione, via

telefono satellitare, con i russi si era interrotta.

“Abbiamo iniziato a organizzare la squadra di soccorso, il 31 agosto”, dice Lliuya “, ma è stato difficile riunire portatori e guide.” A mezzogiorno del giorno successivo sono stati in grado di raccogliere abbastanza personale e di organizzare l’uscita di quattro guide alpine, quattro portatori d’alta quota e di due guardie specializzate nel soccorso in montagna.

“Abbiamo trovato i due russi alle 7:30 pm”, dice Lliuya, a circa 5300 metri. Lliuya è tornato in città la mattina presto per riunire più persone possibili per il recupero dei corpi. “A Huaraz, purtroppo non abbiamo un elicottero di soccorso di alta montagna.”

Secondo il British Mountaineering Council, un team britannico guidato da Don Whillans aveva tentato di scalare la parete sud del Huandoy Sur nel 1968, così come un’altra squadra inglese nel 1974 e un team italiano l’anno successivo.

Nel 1976, la parete è finalmente stata salita, non una, ma tre volte, per vie diverse e tutte e tre le salite sono risultate estremamente pericolose.

Vjacheslav Ivanov. Fonte: russianclimb.com

Vjacheslav Ivanov. Fonte: russianclimb.com

L’obiettivo di Ruchkin e di Ivanov era quello di salire una nuova via, in stile alpino. Hanno iniziato la salita il 20 agosto e trascorso la notte a 5300 metri. RussianClimb riferisce che il team hanno salito sei tiri misti il giorno seguente, e da tre a cinque tiri il 22, bivaccando a 5552 metri. Il 24, hanno trascorso la notte nello stesso posto.

Il 25 e il 26 si sono spinti oltre. Nuovo bivacco a 5640 metri.

Il giorno successivo, dopo aver trascorso una settimana in parete, “… hanno cercato di forzare ma dopo cinque ore e solo 20 metri di salita hanno capito che era una causa persa e avrebbero avuto bisogno di chiodi, che nessuno di loro aveva portato”, secondo quanto riferito da BMC.

Sembra che Ruchkin e Ivanov abbiano iniziato a scendere prima che il  contatto si perdesse.

“Sono quasi sicuro che  Vyacheslav Ivanov era in testa e che siano stati travolti da una scarica di pietre”, dice Lliuya.

Ivanov è stato Campione d’alpinismo russo tre volte. Nel 2010, ha aperto una nuova via sul K7 Ovest, nel Karakorum pakistano. Nel 2013, Ivanov e Ruchkin hanno effettuato la prima salita della parete sud ovest di Kusum Kanguru in Himalaya, un’ascesa ambita per cui sono stati insigniti del Russian Piolet d’Or.

Ruchkin, che ha iniziato a scalare nel 1985, ha effettuato tantissime prime e difficili ascensioni. Dei suoi molti successi, e candidature al Piolet d’Or , così come al Russian Piolet d’Or.

Nel 2005, Ruchkin è stato insignito del Piolet d’Or per la salita  della parete nord dello Jannu in Patagonia e nel 2009 e 2013 del Russian Piolet D’Or per la prima salita sul massiccio del Minya Konka (Sichuan, Cina) e del Kusum Kanguru (6367 m) dalla via “Falling into the void”, proprio con Ivanov.

Tra le grandi prime salite, la via dei russi sul Troll Wall, in Norvegia; una nuova via sulla Great Sail Peak, nell’Isola di Baffin; la prima salita del Shark’s Tooth in Groenlandia; e la prima salita di Kyzyl Asker nel Western Kokshaal sul confine tra Cina e Kirghizistan.

Ruchkin lascia la moglie e due figli.

 

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