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13 aprile 2012

Senza categoria · action blogger · arrampicata · Climbing · Corsica · David Bacci · Matteo Della Bordella · mountain blogger · Rerum Natura · Sintomi Strani

CORSICA – “SINTOMI STRANI”

11 giorni di permanenza sull’isola con tempo altalenante, abbiamo scalato ovviamente tutti gli 11 giorni. In compagnia dell’amico e noto mangia-uova David Bacci, la nostra tattica era semplice: vie lunghe e/o apertura fino ad esaurimento energie fisiche e arrampicata sportiva su tiri di resistenza in strapiombo nei giorni di riposo.

Tattica che ha portato ai seguenti risultati:
– Ripetizioni in libera in giornata di “Rerum Natura”, via aperta da R. Larcher e M. Oviglia nel 2010 su punta U Corbu, Bavella, prima ripetizione.
– Apertura di una via nuova, chiamata “Sintomi strani”, sulla parete Nord di Punta Malanda, Bavella, 8 tiri, 300 metri, ancora da liberare a causa del clima freddo e bagnato, we’ll be back!
– Svariate ragliate per molte falesie dell’isola

Di Rerum Natura posso dire che è una linea eccezionale. Faccio i complimenti a Rolando e Maurizio per la grande intuzione che hanno avuto nella scelta dell’itinerario. In particolare ho apprezzato molto il quarto tiro: 30 metri di fessura in strapiombo con un po’ di tutto, dall’off-width, agli incastri di mano, fino a quelli di dita.

Sintomi strani invece è una via che chi verrà nelle calde giornate estive potrà godersi molto più di quanto non abbiamo fatto noi. Durante i tre giorni di apertura di freddo e umido ne abbiamo mangiato parecchio; ciononostante è venuta fuori una linea davvero interessante: i primi tre tiri si sviluppano su una fessura piuttosto stretta ed offrono una scalata tecnica e di precisione. Successivamente si arriva sotto un grande tafone, che viene superato in modo diretto (Dade’s boulder) con un tiro in strapiombo.

Gli ultimi tiri poi salgono in mezzo ai tafoni, queste tipiche lavorazioni delle pareti della Bavella, ed offrono un’arrampicata veramente particolare e un ambiente molto suggestivo.

Dopo un paio di bivacchi e un bel po’ di pioggia presa, abbiamo per questa vacanza rinunciato al nostro tentativo di libera. Torneremo…quando ci saranno 30 gradi all’ombra però!!

Ma veniamo ad un report più dettagliato:
Sabato 31 marzo scendiamo dal traghetto e ci dirigiamo subito in direzione Bavella. La nostra intenzione è esplorare il più possibile il massiccio alla ricerca di linee ancora vergini da scalare. E così in tarda mattinata con zaini carichi di materiale per aprire ci ingaggiamo in una lunga camminata in mezzo a rovi ed alla fitta macchia mediterranea. Dopo un lungo girovagare e dopo aver scrutato con attenzione le pareti delle Teghe liscie, di Punta U Corbu e di Punta Lunarda, giriamo intorno a Punta Malanda, arrivando alla base della sua parete Nord.
In una giornata così calda ed afosa come quella di sabato 31 marzo pensiamo subito che una parete Nord sia per noi una manna dal cielo che ci avrebbe consentito di scalare i giorni successivi in condizioni di temperatura ideali. Lo spazio a disposizione su questa parete non manca e con un’intesa quasi immediata individuiamo rapidamente quella che sarà la nostra futura linea di salita da aprire.

Domenica 1 aprile. Il nostro programma prevede oggi ripetizione di “Rerum Natura” sulla punta U Corbu ed il giorno successivo apertura della nostra via a Punta Malanda. Ovviamente già al mattino canniamo in pieno l’avvicinamento ed incontriamo Stephanie Bodet che ci chiede stupita “ah ma voi passate di qui per punta u Corbu?” Noi, ostentando una falsa sicurezza procediamo nel nostro avvicinamento improvvisato. Raglieremo per un’ora su placche appoggiate fino al quarto grado, ma in qualche modo arriviamo all’attacco della via.

Dopo due bei tiri che costituicono un buon riscaldamento per la via vera, il terzo è costituito da un duro boulder in traverso, dove il chiave è una negativa senza piedi. Ci metto un po’ a capire come risolvere il boulder e quando provo a sfilare la corda e ripartire mi ritrovo al passo chiave e sono ancora appeso. Inizio a spazientirmi, ma finalmente trovo un buona methode per la negativa e il tentativo successivo passo senza grosse difficoltà. Il quarto tiro poi, sarebbe sufficiente da solo per rendere questa via meritevole di essere ripetuta.

Parto carico di due serie di friends, salgo bene nella prima parte anche se con un po’ di fatica, continuo a salire fino a raggiungere un incastro di mano buono, dove sghiso. Vedo la sosta 6-7 metri più sopra, piazzo due friends molto solidi e mi preparo per il runout finale.Purtroppo 3-4 movimenti ancora e la gravità mi richiama all’ordine. Peccato. Dopo aver studiato la sequenza finale salgo il tiro al secondo giro e mi sembra di fare davvero poca fatica. C’è da dire però che questo tiro è davvero molto nel mio stile di arrampicata: resistenza, incastri talvolta un po’ sfuggenti e riposi di incastro abbastanza buoni.

UN consiglio: per provare il tiro onsight una serie di friends è più che sufficiente…Quinto tiro, sulla carta più facile, 7a+. Ma la sopresa è in agguato, infatti dopo una ventina di metri di scalata sul 6c arrivo ad un ottimo riposo in un tafone, dove ci passerò una buona mezz’ora prima di capire e decidere come arrivare alla sosta.

Un boulder finale decisamente impegnativo e incerto a vista…Gli ultimi tiri poi, sempre bellissimi tra tafoni e fessure scorrono senza problemi. Ma ecco che non appena arriviamo alla base ancora un’incognita ci aspetta: la discesa fino alla macchina. Scendere da dove siamo saliti è escluso, non abbiamo voglia di rifare le placche scalando in discesa ed allora proviamo a seguire il sentiero “ufficiale”. Arriviamo al fiume ed i giochi sembrano fatti. Ma proprio qui ecco il nostro pesce d’aprile: arriva il buio, perdiamo completamente il sentiero e ci ritroviamo a vagare per più di un’ora per placche e macchia mediterranea al buio finchè in qualche modo ci rincongiungiamo molto provati fisicamente al sentiero delle Teghe Liscie e da lì ci ragliamo a valle…

Lunedì 2 aprile doveva essere giorno di apertura, ma vista la sfacchinata delle due giornate precedenti ed il rientro notturno della sera prima optiamo per un po’ di riposo andando alla falesia di Sari (na lozza…)

Martedì 3 aprile al mattino ci soprende la pioggia e così i nostri piani di apertura saltano di nuovo. Optiamo per un’altra giornata di riposo alla grotta di Francardu. Una grotta se prendiamo come riferimento Positano potremmo definire al massimo “un piccolo riparo per bovini” forse, oppure un “boulder riparato dalla pioggia”. Ma con una lunghezza e pendenza sufficiente per farci divertire e ghisarci a dovere…

Mercoledì 4 aprile il tempo sembra che possa reggere per consentirci di aprire.Ci diciamo che questa volta vogliamo aprire una via non troppo difficile, una bella linea, tutta scalabile. David addirittura si lascia scappare l’affermazione “ho quasi paura che la linea che abbiamo scelto sia davvero troppo facile”. Mah, non sono molto convinto di sta cosa, vedremo…Ha piovuto tutta la notte e le pareti paiono belle lozze ma noi proviamo. Dopo una bella passeggiata di un paio di ore (questa volta senza ragliare troppo) arriviamo alla parete che troviamo bella umida ed immersa nella nebbia. “Beh, ormai siamo qui, quindi tanto vale provare ad attaccare” penso io e mi lancio sul primo tiro.La roccia è ovviamente molto umida, ma anche inaspettatamente fessurata e rugosa. Districandomi tra una fessura ed un tafone apro i primi 25-30 metri e metto una bella sosta. Poi è il turno di David, che continua per la stessa fessura e apre un secondo tiro molto estetico e bello da scalare. Giusto il tempo di arrivare in sosta e parte il diluvio. Arriveremo alla macchina bagnati fradici.

Giovedì 5 aprile decidiamo di far asciugare vestiti e attrezzatura, zuppi di acqua e visitiamo la zona di Restonica. E’ una giornata di buona forma per noi: David sale un 7a a vista ed io un 8a al terzo giro, dopo essere caduto a 20 metri da terra al secondo giro sono sceso, ho sfilato la corda e l’ho fatto pulito (praticamente l’ho fatto due volte…).

Venerdì 6 aprile siamo ancora all’attacco della nostra parete. L’idea è quella di bivaccare in un tafone e fare due giorni di apertura. Ci rendiamo subito conto di quanto il nostro programma di bivaccare nel tafone sia assolutamnte privo di senso: i tafoni sono tutti spioventi e non c’è nemmeno l’ombra di una cengia. In ogni caso parto per aprire il terzo tiro.

Salgo mezzo in libera, mezzo tirando friends per una fessurina decisamente stretta, decido di piazzare anche un paio di spit in quanto le protezioni sono tutte piuttosto marginali e la mia idea è quella di fare una via scalabile in libera senza troppi patemi. Raggiungo poi la base del grande sistema di tafoni.
Non appena David mi raggiunge in sosta si rende perfettamente conto della grossa cazzata che aveva sparato dicendo che la via avrebbe potuto essere troppo facile…”Houston abbiamo un problema…” ovvero alzare il nostro deretano dalla sosta. Posiziono uno spit alto sopra la sosta, per proteggere almeno i primi due metri della partenza e nasce così il “Dade’s boulder”: una sequenza di movimenti sempre intensi ed esteticissimi in compressione su tafoni, con pinze, tallonate e lolotte. Fatto il Dade’s boulder il resto del tiro però mi mette a dura prova.

Mi devo assolutamente ingaggiare per salire: la roccia è talvolta un po’ fragile e il tiro è decisamente strapiombante. Dopo qualche ora di fatica, urli, voli e ragliate raggiungo una buona nicchia in un tafone e posiziono la sosta. Sono decisamente provato dall’apertura, altro che troppo facile e via scalabile…magari il tiro non sarà durissimo, ma piazzare questi maledetti 5 spit è stata una bella sfacchinata!
Parte David per il tiro successivo, ma non è troppo convinto in realtà, e cosi dopo aver posizionato uno spit chiede a me di valutare la situazione. Nonostante la stanchezza raccolgo le energie per salire ed analizzo la situazione. Effettivamente verso sinistra la parete è brozza; sono costretto ad andarre sulla destra. Supero un tafone con un traverso sul suo bordo superiore e dopo una decina di metri in diedro muschiato e bagnato arrivo alla sosta.

Sabato 7 aprile dopo un bel bivacco con fuoco alla base della parete il programma è quello di tornare su per finire la via. Ma facciamo giusto in tempo a far colazione che si mette a piovere. Beh, se non altro non poteva esserci momento migliore per piovere: se avesse iniziato durante la notte o mentre eravamo in parete sarebbe stato molto mollto peggio. E così scendiamo e ci prepariamo per una bella giornata di riposo in falesia. Andiamo alla falesia di Monte, probabilmente la più bella vista in questa vacanza, un muro strapiombante di granito compatto con tiri di pura resistenza. Nonostante tutto le braccia non girano male e provo un bell’8a+ con un buolder iniziare e una parte di resistenza più in alto.

Domenica 8 aprile, Pasqua, avrebbe dovuto essere “sending time”. Ma la stanchezza dei giorni scorsi si fa sentire e complice una cena piuttosto lozza a base di salsiccie (15 salsiccie 1.80 Euro) fritte nell’olio e patatine le braccia proprio non ne vogliono sapere di chiudersi. E’ una lotta impari, mi sento un sacco di patate che si raglia in catena ai tiri, peccato…

Lunedì 9 aprile è la giornata decisiva. Con le braccia riposate da due giorni di falesia siamo pronti per terminare la nostra via. Risaliamo le corde fissate i giorni precedenti e David si prepara per aprire. Fa un umido ed un freddo d’altri tempi, sembra di essere in una giungla all’interno di un frigorifero. Eccezion fatta per la calzamaglia sotto i pantaloni sono vestiti come lo ero in Patagonia, ma nonostante tutto la sicura a David che apre il sesto tiro è un’agonia: proprio non riesco a scaldarmi. Nonostante ciò David apre un bel tiro in placca a buchi, poi tocca a me aprire un bel muro fessurato con roccia molto compatta ed aderente ed infine David sul tiro facile finale. Siamo in cima a punta Malanda, la nostra via è terminata!
La chiamiamo “Sintomi strani” in onore del grande Maccio Capatonda e del suo celebre trailer “la febbra”.

Martedì 10 aprile ci dedichiamo alla pulizia della nostra via e dopo aver grattato via un po’ di licheni proviamo un po’ i tiri. Fa molto freddo, io provo in toprope il primo tiro e libero sempre in toprope il terzo. David invece libera da primo il secondo tiro della via, da lui stesso chiodato, un bel 7a! Nonostante la giornata sia ancora lunga alle 13 scendiamo…non abbiamo più voglia di mangiare freddo e la libera sarà per un’altra volta…torneremo…ma con almeno 15 gradi in più!!!

(Foto di David Bacci)

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