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4 Febbraio 2011

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Due fratelli italiani… [ Elvio e Davide Lagomarsino ]

Nel mondo alpinistico, quando si parla di fratelli nel verticale, ci si riferisce subito alle coppie di scalatori d’eccezione che tengono il mondo con il fiato sospeso. La fantasia subito vola agli Huberbuam, Thomas ed Alexander, oppure agli Hermannos Pou, Iker ed Eneko. Sono oramai anni che questi alpinisti/arrampicatori lottano amichevolemente liberando ed aprendo vie in giro per il mondo.

Come sappiamo però, la montagna è vissuta in primo luogo dalla gente “comune” che ogni giorno ricalca le rughe di roccia e ghiaccio di Madre Natura. Questo giudizio, comunemente accettato, è comunque ancora un qualche cosa di parziale. Osservando più da vicino e con occhi meno “modaioli”, ci si rende conto che il popolo della gente “normale” presenta in realtà dei “campioni” che soltanto pochi anni fa avrebbero fatto parlare il mondo con le proprie prodezze e che ora si limitano a viver con semplicità la propria passione, sconosciuti ai più. Vi sono molte cordate che possono vantare prestazioni notevoli ma che si tengono il loro mondo per sé.

In questo clima di allegra spensieratezza, in questo “non prendersi sul serio” e “non darsi delle arie” possiamo collocare gli italianissimi fratelli “Wuber”… anzi “Wuberstyle”.

Chiedete a questi due ragazzi se pensano di esser forti e vi risponderanno con una risata canzonatoria. Ed è proprio questo il bello… questa cordata si reputa niente più che la norma possibile… “due arrampicatori come tanti”, forse gli sentirete dire, nonostante abbiano scalato in Italia ed in giro per i continenti, su difficoltà che generalmente le migliaia di appassionati di montagna non osano nemmeno sognare in aperta parete. Eppure… il loro modo di fare rimane scanzonato, disincantato, semplice…

Quarant’anni fa il limite alle capacità umane era il VI grado… oggi il limite è dettato solamente dai propri sogni. I fratelli wuber rappresentano nella loro semplicità, nel loro sorriso sempre presente e spensierato, lo stile che forse, io spero, farebbe bene a tutti noi seguire.

Salgono pareti vertiginose nel mondo tentando la libera, conoscendo le popolazioni locali, imparando costumi ed abitudini e vivendo avventure… estreme. Non fanno trambusto al loro passaggio, ed è proprio questo che permette loro di ascoltare la canzone del mondo, rumore delle piccole grandi cose.

Nella civiltà dell’avere e dell’apparire, ecco un modo di essere, semplice e con il sorriso.

Qual è il vostro nome ed il vostro nick?

E: Wuber 2 (Elvio Lagomarsino)

D: WuberOne (Davide Lagomarsino) [Gioco di parole per dire che è muscoloso n.d.i.]

Anno di nascita?

E: 1970

D: 1967

Dove sei nato?

E: Zena

D: Genova

Dove vivi?

E: Zena, non è cosí male

D: Genova

Da quando vai in montagna?

E: Quand’ero infante ogni estate i miei portavano me e Wuberone in Val d’Aosta e Dolomiti. L’olezzo dei rifugi, la fatica lungo i sentieri, i temporali improvvisi e molto altro han generato una passione tuttora inesauribile.

D: Da quando sono nato, i nostri genitori hanno sempre vissuto la montagna 4 stagioni. Ovviamente ci hanno portato anche al mare, ma notando la nostra apatia hanno rinunciato a portarci nelle assolate spiagge.

Come hai iniziato?

E: Semplici gite con mamma e papá di un’oretta o poco piú lentamente si sono evolute col tempo diventando escursioni impegnative, vie ferrate, vie normali di secondo se non terzo grado.

D: Stesso percorso di mio fratello, poi un bel giorno mio fratello è venuto da me con un paio di Mariacher in mano e mi ha detto.. “le tengo nel bagagliaio dei miei cugini, ìl prossimo we vieni con me che ti cambio la vita!”. Da quel giorno ho incominciato a Finale Ligure a prendere le mie prime ringhierate e ad imparare a “mungere” adeguatamente i rinvii.

Da quanto pratichi l’arrampicata?

E: A 22 anni, corrotto dai miei cugini che avevano iniziato da poco, comprai le scarpette all’insaputa dei miei genitori e iniziai a frequentare il Finalese senza alcuna conoscenza tecnica imparando di volta in volta dai molti errori, fortunatamente non fatali.

D: Non ci voglio pensare, giusto per non ricordarmi che il tempo passa anche per me. Autodidatta insieme a mio fratello, ai tempi nel Finalese le vie di quinto e quarto erano praticamente Trad Chiodi tradizionali, cordoni marci e pelo sul petto sempre dritto. Belle esperienze. Passato il 6a le vie diventavano per fighetti dalle braghe aderenti fosforescenti multicolore, tutte attrezzate a spit.

Le vie multipitch?

E: Nel ’93 a Briancon Bat aveva invitato me e Wuberone a fare la Voie de la Grande Mere nei Cerces. Subito declinammo l’invito ma il giorno dopo eravamo lí ad ululare e farcela addosso perché gli spit erano a distanze chilometriche (leggemmo in seguito che le protezioni dovevano essere integrate con nut e friends). Insomma un gran debutto.

D: Stessa storia del Wuberino, in questo momento senza vie lunghe, smetterei di arrampicare.

L’alpinismo?

E: Avendo fatto vie normali come il Monviso, il Gran Paradiso e tante altre in tenerissima etá si puó affermare che sono stato alpinista piú da bambino che da adulto.

D: Monviso, Gran Paradiso, tutti i picchi sopra i 4000 m del Monte Rosa, qualche altra montagna meno conosciuta. Esperienza fatta con piacere, ma non la ripeterei non è mai stato il mio obiettivo.

È il tuo mestiere?

E: Se fosse un mestiere smetterei ora.

D: Idem

Al massimo quanto ti sei allenato? [al di fuori della roccia n.d.i.]

E: 3/4 volte alla settimana per 1/2 ore. Bestiale.

D: Io mi non mi alleno mai, non ne ho bisogno, corro e scalo.

Come e dove?

E: Sempre la sera dopo il lavoro. Un’ora di corsa e corpo libero il lunedí ed il mercoledí, due discorsi e altrettanti circuiti al pannello della Sciorba [palestra boulder n.d.i.] il martedí e forse giovedí.

D: Quando posso e dove posso compatibilmente con gli impegni familiari

Quanto ti alleni ora?

E: Qualche volta alla settimana, ma basta chiedere a chiunque in palestra per capire la qualità e quantitá del mio allenamento…

D: Corro due/tre volte la settimana per circa 10/15km, per scalare se va bene scalo 1 giorno alla settimana

Quali sono le tue migliori prestazioni?

E: Svegliarmi tardi e fare comunque una bella via lunga e difficile è sempre una prestazione top, sennó i crudi numeri dicono 7b+ a vista e 7c lavorato, entrambi farlocchi.

D: Oramai quelle di “alto livello” sono un lontano ricordo, 6c+/7a a vista e 7b lavorato. Quelle attuali sono che il 6a lo faccio dove e come e in qualsiasi stile ovunque.

Hai aperto/chiodato?

E: Con Nelson, profondo conoscitore della Val Tanaro, Wuberone, Donde ed altri amici abbiam chiodato alcune vie moderne che oggi sembrano apprezzate. Vorrei farne altre ma il tempo libero è sempre poco e tiranno.

D: Stessa cosa detta da Elvio..

Hai iniziato a scalare a Finale?

E: La prima via è stata la Luc a Monte Cucco, male ai piedi, terrore cieco e corda dall’alto a bastone è quello che piú ricordo: stupendo.

D: Ovvio, alla Placca dell’Oasi, gambe in risonanza dalle vibrazioni lo ricordo come fosse ieri.

Hai poi arrampicato in Verdon?

E: Il Verdon è uno dei miei posti preferiti, un vero amore. Non le ho mai contate ma devo essere pericolosamente vicino alle cento vie scalate.

D: Quando si parla di Verdon si parla di casa mia, nel senso, mi sento a casa. Non ne avrò fatte cento, ma più o meno sulle 50/60 sicuramente, forse più…

Hai scalato in Europa?

E: Francia, Svizzera, Spagna e Grecia hanno decine di luoghi imprescindibili per uno scalatore/viaggiatore come me. Per me é importantissimo confrontarsi con tanti tipi di roccia, protezione, ambiente, con gli arrampicatori locali. È un arricchimento continuo, in piú, spesso ci si diverte veramente.

D: Stessi luoghi di Elvio a parte alcuni, per me scalare senza viaggiare corrisponde alla morte della scalata. Non arrampicherei più se sapessi di dover scalare per sempre solo in Liguria.

E nel mondo?

E: Dal 2005 al 2010 sono stato in Messico al Potrero Chico, in Marocco a Taghia, in Giordania a Wadi Rum, in Mali alla Mano di Fatima, in USA a Yosemite e Red Rock, in Turchia nell’Ala Daglar. Si puó dire che le ferie le uso a fondo, non sono un peso per l’azienda in cui lavoro.

D: Dal 2005 al 2010 Messico, Marocco, USA, con stesse locations.

Chi erano i tuoi miti?

E: Bat, Ermanno, lo Sguara…insomma gli amici coi quali ho scalato e condiviso molte esperienze.

D: Tutti gli amici conosciuti iniziando a scalare (gli stessi menzionati da Elvio).

Chi sono i tuoi miti?

E: Quelli che sembrano spacciati e invece ce la fanno.

D: Quelli che ce la fanno e li davano per spacciati.

Quanto costa una delle vostre “spedizioni”?

E: Di solito il volo è la spesa maggiore (dai 250 ai 1000 euro), ma in totale difficilmente si va oltre 1000/1500 euro a testa per 2/3 settimane.

D: A parte gli USA dove ho volutamente speso 1100$ per noleggiare una Dodge per poco meno di 20gg sportivissima, rossa fiammante 4000cc V6 (eravamo zarrissimi ) cerco di spendere sempre il meno possibile in quanto sono povero in canna!

Come si fa ad organizzare un viaggio del genere?

E: www.google.it

D: Passione, voglia, tempo libero e la forte motivazione di volersi mettere in gioco in posti completamente sconosciuti

In che modo scegliete i vostri obbiettivi?

E: Riviste, siti internet, persone che ci son giá state…tutto parte dal desiderio di scoprire luoghi nuovi, poi man mano si passa alle cose pratiche finché un giorno ti svegli e sei lí dove volevi.

D: Esattamente come lo descrive Elvio, anche se ultimamente sono più orientato per posti definiti “Mecche storiche” dell’arrampicata mondiale e/o luoghi più esotici, particolari.

Quando viaggiate siete interessati anche alla cultura dei posti?

E: La cosa piú interessante è il contatto con la gente locale, arrampicatori e non. Nei luoghi piú poveri dettato da esigenze di base come medicine, altre volte da pura curiositá reciproca e divertimento. È sempre bello essere invitati ad una cena nel deserto o insegnare parolacce italiane ai bambini!

D: A tutto, anche se ovviamente siamo più orientati a scalare e quindi a vivere quei luoghi in modo più distaccato.

Ed all’ambiente?

E: Arrampicare belle vie in ambiente unico è il piacere cui non vorrei essere mai sottratto. Detto questo bisogna comunque sempre bloccare basso.

D: Senza l’ambiente non c’è il pretesto per viaggiare. È una condizione insindacabile.

Che esperienze vivete?

E: Viaggi a dorso di mulo, alimentazione inadeguata, dissenterie, dita e braccia cotte, rientri notturni, bivacchi piú o meno calcolati, corde doppie incastrate, discese esposte, assenza di soccorso, animali pericolosi…come si fa a rinunciare ad esperienze del genere?

D: Esattamente! Sono momenti che rimangono in testa per tutta la vita, e cosa ancor più bella è che li ho passati in compagnia di mio fratello con cui ho condiviso un’infinità di momenti bellissimi.

Quali saranno i prossimi progetti?

E: Tsaranoro, Bugaboos, Cochamo, Indian Creek…e mille altri, in genere preferisco parlare di ció che si è fatto, non di ció che si fará.

D: Il primo ed imminente (se non mi crolla il mondo in testa) è il Peak District in Inghilterra, mi affascina e voglio conoscere come vivono gli Inglesi l’arrampicata “clean” nella patria mondiale del trad! Il futuro lo riserverò ad altri luoghi esotici che ho in testa ma che non voglio rivelare.

Cosa dici ad un ragazzo che inizia a fare arrampicata?

E: Di fare solo boulder cosí le vie lunghe non s’intasano! Ma se capita sul mio sito allora son fregato…

D: Di divertirsi pure dove vuole nel rispetto della natura e delle persone e se vuole di ripetere tutte le mie esperienze, tanto io sarò in qualche luogo sperduto con il libro delle vie dello “gite” di turno ancora tutto da scrivere.

Se volete saperne di più questo è il sito dei due fratelli: www.wuberstyle.net

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Intervista di Christian Roccati
Blog MB: www.mountainblog.it/christianroccati
Sito personale: www.christian-roccati.com

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