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4 settembre 2006

Bike · Mountain Bike · Notizie CAI · Sondaggi · Altri · Bike

MTB: LA POSIZIONE DEL CAI

Mountain Bike Jump - Fonte: http://commons.wikimedia.org/wiki/Image:Mountain-bike-jump.jpg - Autore: Andy ArmstrongIl sondaggio sull’uso dei fuoristrada sui sentieri di montagna ha visto una forte partecipazione (173 voti nel momento in cui pubblichiamo questo articolo), ma soprattutto – per "trasposizione" dell’argomento principale – ha dato il via ad un acceso dibattito sulla pratica del mountain bike in montagna e in particolare lungo i sentieri.
Il tema è sicuramente molto sentito, molti soci sono appassionati di MTB e molte sezioni se ne occupano, ma non solo: il CAI "ha recentemente istituzionalizzato l’attività di MTB nella forma del cicloescursionismo".
Mountain Blog ritornerà in seguito con contrIbuti specifici sul MTB: con questo post inauguriamo la categoria tematica Mountain Bike! Nel frattempo, per meglio precisare la posizione del CAI in merito, riceviamo e pubblichiamo di seguito un intervento di Pier Giorgio Oliveti, direttore de "La Rivista del Cai".

Mountain Biker su strada - Fonte: http://commons.wikimedia.org/wiki/Image:Mountain-biker-climbs.jpg - Autore: Andy Armstrong"Il Club Alpino Italiano – nato, lo ricordiamo, ottantanni prima della Repubblica Italiana – ha fin dalla sua nascita l’obiettivo di promuovere la frequentazione della montagna in ogni sua forma o manifestazione. Certo, in relazione al dibattito lanciato su Mountain Blog sui mezzi motorizzati fuoristrada, questo non può e non deve significare promuovere modalità che rischino di alienare in modo permanente il patrimonio comune – la montagna – applicando l’una o l’altra modalità di fruizione. Se come sappiamo tutti, il Cai promuove attraverso i suoi Soci la conoscenza e il rispetto dell’ambiente montano, proprio per questo deve vigilare su ogni nuova tendenza o moda potenzialmente distruttiva, senza ideologismi o preconcetti.
In questo spirito è stato redatto il documento (sottoposto al libero dibattito nel nostro blog) che sottolinea l’allarme per l’uso indiscriminato dei sentieri e della viabilità minore con i fuoristrada. Rispetto alla MTB – alla quale dedicheremo prossimamente sempre più spazio e dibattiti ad hoc – informiamo gli eventuali "disinformati" che il Cai ha recentemente istituzionalizzato l’attività di MTB nella forma del cicloescursionismo con l’inserimento di componenti tecnici nella Commissione centrale per l’escursionismo (organo tecnico settoriale del Cai, ndr), secondo lo spirito etico-culturale dell’associazione. A partire poi dall’ambito Ligure-piemontese-valdostano si stanno attivando appositi organi tecnici regionali od interregionali, per coordinare l’attività cicloescursionistica che peraltro da molti anni viene già svolta all’interno delle singole Sezioni nel rispetto di codici di autoregolamentazione nazionali ed internazionali (Norba, ecc).
Il Cai con questo ribadisce la propria posizione, peraltro già nota ai Soci, di trasposizione delle modalità e prassi escursionistiche (culturali e tecniche) al cicloescursionismo. A questo proposito, come è già stato ricordato, nella primavera scorsa è uscito su La Rivista grazie alla collaborazione dei Soci Lavezzo, Bergese e Franzoni, un ampio e approfondito dossier sull’uso della bicicletta in montagna. Una nuova e più aggiornata legislazione quadro sulla sentieristica, potrà affrontare anche il tema dell’uso plurimo dei sentieri, da verificare caso per caso (ricordiamo che esiste tra gli altri anche il turismo equestre).
Per ora la raccomandazione che viene dal Cai è quella di preferire per il cicloescursionismo la sconfinata rete di mulattiere, carrarecce, sentieri larghi d’arroccameno, strade forestali, sterrate o d’esbosco, che caratterizzano la gran parte delle montagne alpine, appenniniche e delle isole, poco conosciuta, poco frequentata e ancora poco valorizzata. Ricordando che torneremo periodicamente sull’argomento, aspettiamo sempre i vostri contributi."

Pier Giorgio Oliveti
Direttore de La Rivista del Cai

  • Gianluca

    Caro direttore,

    mi prendo parte della “colpa” di aver avviato la valanga di post relativi all’uso della MTB.
    L’ho fatto perché sono all’interno del CAI, perché sulla scia del convegno LPV volevo avviare in Abruzzo la stessa esperienza, perché le prime escursioni in MTB la mia sezione su mia proposta le fece nel lontano 1998, perché credo che la MTB in tutte le sue forme sia parte di un “nuovo” modo di andare in montagna che non e non è antagonista all’escursionismo tradizionale, perché non voglio che il nostro soldalizio sia sempre accusato di essere un pachiderma e fatto da persone che la montagna non la vivono.
    Il CAI è composto da persone che la montagna in farie forme, a volte in contrasto tra loro, la vivono e la fanno vivere:
    – soccorso alpino
    – bivacchi e rifugi (i bivacchi ed i rifugi non sono solo dove si arriva comodamente in auto o a piedi e spesso una frequentazionea 360° della montagna farebbe capire che un rifugio banalmente raggiungibile in estate potrebbe essere difficilemente raggiungibile in inverno e quindi essere una delle poche ancore di salvezza in caso di brutto tempo
    – la rete sentieristica italiana è soprevvissuta grazie al cai che l’ha curata prima che diventasse di moda e dell’arrivo dei parchi
    – tutto il lavoro fatto dalla sede centrale per quanto rigurda la responsabilità degli accompagnatori
    – tutto il lavoro di sperimentazione sui materiali fatto dalla commissione apposita
    – le lotte fatte per la conservazione dei luoghi
    – ecc.

    Tutto questo poi viene rovinato da poche uscite mal riposte come quella riportata nel documento sui mezzi meccanici in cui si parla di uso esclusivo dei sentieri da parte dei pedoni, adducendo scuse di sicurezza o di erosione inesistenti.

    Il dibattito, il confronto e la tolleranza saranno la vera possibilità di crescita.

    a presto
    Gianluca

  • alessandro rossi

    La foto che correda l’articolo non ha niente a che spartire con il cicloescursionismo.
    In questo contesto, l’abbinamento fra il tema dell’escursionismo montano in mountain bike e l’immagine di un free-rider in acrobazia dà forza alle tesi proibizioniste del CAI, ma tradisce un forte pregiudizio di fondo e, non ultimo, contribuisce a fare disinformazione sul tema.

  • Mi associo al commento di Alessandro: che senso ha mostrare la foto di un freerider? Non avrebbe avuto più senso mostrare cicloescursionisti che salgono lungo quanche valle in montagna? Tra l’altro sembra una foto presa nel finalese dove esitono sentieri creati apposta per questa disciplina… Foto proprio sbagliata per il tema che stiamo trattando.

    Massimiliano
    CAI NOVI LIGURE

  • Giorgio

    Inizio con lo scusarmi se il mio post e quelli di altri bikers hanno assunto toni troppo accesi, e’ che il rischio di un’altra legge “tutto vietato, deroghe a parte” non ci va giu’.
    Parlo per quei cicloescursionisti amanti del tecnico, dei passaggi trialistici, che non possono accettare di essere esclusi dai sentieri e relegati nelle strade bianche o negli sterrati. Ce ne sono tanti, anzi probabilmente sono la maggioranza, che amano salire con le proprie forze pedalando tre o quattro ore, spingendo nei tratti dove non è possibile pedalare, per poi scendere, spesso lentamente, in mezzo alle pietre, sui ripidoni o sugli scalini naturali. Una regolamentazione si può fare, ma non è il divieto totale la strada giusta. Come già hanno detto altri, ove possibile si possono ripartire le risorse (vedi esempio francia), o magari vietare particolari percorsi (molto frequentati a piedi)la domenica d’estate. I divieti per le bici debbono essere però l’eccezione, non la norma.
    E per ultimo, come altri hanno fatto notare, la foto riportata riguarda al 99% un percorso con ostacoli artificiali, non quindi uno di quei sentieri che si vogliono vietare.
    Potete mettere ad esempio questa
    http://www.marcotoniolo.com/photos/showphoto.php/photo/1890/cat/572
    http://www.marcotoniolo.com/photos/data/572/singletrack_200603.jpg
    Sono immagini che rappresentano piu’ chiaramente quello che NON vogliamo sia vietato.

  • Roberto(madcat)

    Mi fa piacere che qualcuno si sensibilizzi e capisca cosa e’ la disciplina sportiva del freeride in bicicletta,sono stanco di vedere persone che giudicano ed emettono verdetti e divieti senza capire che il freeride e’una forma di cicloescursionismo evoluto,in cui si impiegano mezzi idonei alla tecnicita’ del percorso e che viene praticato da ciclisti esperti dopo anni di praticanza nelle altre discipline ciclistiche.Sono fruitori dei sentieri della montagna come tutti gli altri,sono quelli che producono il minor impatto ambientale (non ‘zappano’come per esempio gli zoccoli dei cavalli,del bestiame o quei bastoncini che vanno tanto di moda fra chi va a piedi) e contribuiscono in modo concreto alla manutenzione del sentiero stesso rimuovendo rami caduti etc,cosa che purtroppo in tanti anni di frequentazione delle nostre montagne non ho mai visto fare agli altri escursionisti.
    Tengo a precisare che le evoluzioni acrobatiche e spettacolari che si vedono in tante riviste vengono effettuate in sentieri di strutture chiamate bike park appositamente riservate ed attrezzate con ostacoli preparati artificialmente e non sono di grande utilita’ in una discesa ‘reale’,servono solo x divertirsi, affinare la tecnica e dimostrare le potenzialita’ di uomini e mezzi(e naturalmente a fini pubblicitari x vendere bici!).
    Sbaglia chi crede che un freerider in una discesa naturale abbia possibilita’ di effettuare tali manovre,si vedra’ saltare(bunnyhoppare)un pietrone od un tronco caduto,al massimo scendere saltando(droppare) da un gradino di roccia naturale;tutte manovre innocue x la sicurezza degli altri escursionisti e di impatto ambientale nullo.
    Diversamente va considerata la pratica del downhill poiche’ essendo indispensabile la velocita’(gara a tempo cronometrata) puo’ comportare pericolo per gli altri escursionisti ed andrebbe limitata a percorsi riservati.Di solito cio’ avviene automaticamente in quanto i normali sentieri non si prestano per caratteristiche tecniche alla pratica di tale disciplina.
    Spero con questo di aver chiarito alcune cose e di non dover piu’ veder equiparata la mia mtb a mezzi a motore.

  • Andrea Bianchi

    Una precisazione sulla prima foto utilizzata a corredo dell’articolo: è stata scelta per motivi “estetici”, ma soprattutto perchè è un’immagine disponibile su database open (Wikimedia) di cui sono disponibili i diritti di utilizzo (grazie a Giorgio per esempio per le immagini segnalate, ma non sarebbero utilizzabili). Non c’è quindi alcun intento “pregiudiziale” (commento n. 3), tanto più che in numerosi commenti è stato citato il free ride… E’ vero però anche che si è parlato di cicloescursionismo, e quindi a completamento dell’informazione abbiamo accolto le vostre osservazioni e aggiunto una seconda immagine.

    La precisazione mi serve da spunto per ricordare che stiamo preparando l’apertura alla fotografia dell’iniziativa Mountain Album ( http://www.mountainblog.it/?page_id=30 ), con la quale intendiamo offrire a tutti i lettori di Mountain Blog uno spazio per la pubblicazione delle loro foto di montagna (mountain bike compreso!), per cui vi invitiamo fin d’ora ad inviarci immagini (info@mountainblog.it) che gradireste condividere e vedere on line!

    A tutti un cordiale saluto, un grazie per i vostri contributi e buona lettura!

    Andrea Bianchi
    Resp. progetto Mountain Blog

  • Giuseppe – pe

    Complimenti al CAI!!!
    sono piacevolmente colpito da questa iniziativa del mountainblog, e devo dire che a questo punto penso che lascerò l’iscrizione al DAV (CAI tedesco) e dopo questo chiaro segno di apertura alla discussione mi organizzerò per una tessera CAI, essendo tornato a risiedere a Roma.
    mi spiace delle uscite fuori le righe di tanti colleghi bikers presentate nell’altra discussione, ma immagino si comprenda quanto nella comunità di mtb italiana sia sentita questa posizione del CAI sulla limitazione della percorribilità dei sentieri.
    il discorso del “freeride” che vuol dire tutto e niente lascia il tempo che trova…
    esistono ed esisteranno strutture adeguate, ed il 95% di chi scende e basta resterà all’interno del loro recinto.
    pochi sentieri vicino ad impianti di risalita… che dovranno essere ripuliti da chi gestisce gli introiti derivanti… come nello sci alpino
    le foto consigliate dai primi interventi fanno maggiormente scopa con la tipologia di escursione amata da chi in montagna ci va in bicicletta… veramente.
    queste persone non le trovate su un sentiero accanto alle funivie in dolomiti ad agosto… ma probabilmente in periodi dell’anno diversi.
    tantomeno li trovate su strade sterrate in montagna.
    chi ama la montagna preferisce le zone dove non rischia di trovarsi una serie di jeep, siano esse della guardia forestale, di pastori/contadini o di gitanti della domenica…
    regolamentazione sì, ma divieti a priori mi sembrano poco indicati.
    anche perchè uscendo 2 volte a settimana da ca. 6 anni in mtb non ho mai incontrato qualcuno su sentiero che potesse eventualmente fare rispettare questo divieto…

    Giuseppe Sartorio

    ps: ieri sono stato a campo imperatore… un pendio così rovinato (da “escursionisti” che camminano i 150 metri di dislivello tra la funivia ed il rifugio duca degli abruzi) non l’ho mai visto…
    e dire che lì non è difficile controllare e fare qualche multa per i fuori sentiero essendo a vista del parcheggio della strada…

  • Stefano Contato

    La proposta mi sembra una di quelle che nascono dall’ignoranza e dall’estremismo senza neppure trovare vere risposte. Più che vietare bisognerebbe pensare su come condividere gli spazi con altri frequentatori delle sterrate. Onestamente da frequentatore dei sentieri mi fa più paura un cavallo a passeggio che una MTB (che non uso per raggiunti limiti di età…), ma questa è considerazione personale. Gente in moto e in mtb ne ho incontrata, non tantissima ma devo dire che si sono sempre comportati in modo educato. Conosco qualche locale, non turista che usa la moto o il quad per girare anche senza targa o con mezzi di fortuna in posti dove non dovrebbero passare, questo fa parte del modo di pensare della popolazione locale che spesso utilizza le risorse alpine come se fosse a solo loro uso e consumo.
    La realtà è che con queste iniziative con la scusa di garantire la conservazione delle risorse alpino/forestali si vuole consentire una serie di benefit ad un solo gruppo di frequentatori della montagna e vietare tutto il resto. Semmai sul tema avevo visto una proposta di legge di qualche tempo fa per la circolazione fuoristrada che mi sembrava più coerente e strutturata.
    Fatto così non ha un gran senso. A mio avviso il problema principale è regolamentare non vietare le varie categorie e consentire l’uso delle strade o sentieri non solo attraverso un permesso ma anche attraverso delle licenze specifiche. Temo che il problema siano quelle persone che a piedi, in moto, in mtb o a cavallo non hanno rispetto e considerazione per gli altri frequentatori della montagna.
    Da quanto vedo sul blog oltretutto mi sembra che la maggior parte degli scriventi non sia d’accordo con la proposta.

    Stefano Contato

  • Innanzitutto complimenti per l’iniziativa. Usare il web per mettere in discussione il proprio operato è segno di grande maturità e speriamo anche apertura mentale.

    Purtroppo io che son mtbiker come molti altri siamo un po delusi dal modo in cui veniamo inquadrati, etichettati e ghettizzati da diversi enti. Questo perche è ancora viva la delusione per il comportamento a mio avviso sconsiderato della SAT trentina.

    Ritengo che a prescindere dalla specialità praticata, la politica dei divieti possa solo peggiorare la situazione, incentivare comportamenti illegali e comunque portare ad un muro contro muro che non ha senso e di certo non è produttivo.

    Spero che presto il CAI capisca che tra tutti i fruitori delle montagne, prendersela con chi va in mountain bike sia ridicolo, sono il primo a dire che l’impatto della mtb sui boschi non è nullo ma non è nullo nemmeno quello dei pedoni.

    Amiamo tutti la montagna, spero troveremo presto una convivenza reciprocamente rispettosa sancita da leggi che non ci discrimino.

  • marco

    l’mtb è quanto di più simile ci sia all’escursionismo tradizionale, per impostazione, spirito e persone che lo praticano. senza ripetere concetti già espressi, è difficile per me comprendere le ragioni di chi vuole vietarlo. questo blog è un’ottima iniziativa, perchè non c’è niente di peggio di decisioni che cadono dall’alto senza un confronto di idee. forse l’mtb deve prendere coscenza di alcuni aspetti del suo variegato mondo, ma il cai e lo Stato devono quardare questo movimento senza preconcetti

  • Giovanni

    Ho 45 anni e vivo in montagna da quando ci sono nato , amo la montagna più di ogni altra cosa e quando vedo anche solo qualcuno che getta un mozzicone dal finestrino vado in bestia . Ho una moto da enduro ed un paio di volte al mese mi faccio un giro su qualche mulattiera dietro a casa mia e posso confermare che la maggior parte dei sentieri che mi stanno attorno sono all ‘abbandono . In questi benedetti sentieri che tutti pare vogliano conservare c’è una vegetazione che spesso li ricopre totalmente ed alberi e rovi rendono impraticabile il loro percorso . Io spesso percorrendoli mi fermo a ripulirli per quel che è possibile ,ma si vede chiaramente che nessuno vi passa ormai da chissà quanti anni . Io penso che sia giusto regolamentere la situazione ed io stesso evito di recarmi sui sentieri ( quelli che ancora sono calpestabili ) durante il fine settimana e nei giorni festivi . Quando rarissimanete incontro qualche altro utente della montagna mi fermo spengo il motore e non poche volte intrattengo anche un colloquio cordiale con chi mi è difronte . Regolamentiamo pure la cosa ,ma non è giusto che io che qua in montagna ci vivo e ci lavoro non possa godermi il mio ambiente come voglio nel rispetto del mio ambiente e di che ci vive . Vorrei sapere se faccio più danno io all ‘ambiente
    perorredno un sentiero abbandonato un paio di volte al mese in moto ,oppure il bravo amante della montagna che però vive tutto l ‘anno in città dove ogni mattina per andare a lavorare usa il suo bel mezzo meccanico inquinando l ‘aria stessa che respira e quella dei suoi conviventi .

    Maino Giovanni ( uno che in montagna ci è nato e ci vive tutto l’ anno )

  • Marco

    Sono assolutamente d’accordo con Giovanni, bisogna regolamentare, ma certi sentieri se non fossero battuti da appassionati di MTB o moto sarebbero completamente abbandonati.
    L’ideale secondo me sarebbe, dove possibile, riuscire a realizzare percorsi ad hoc per certe discipline, come spesso succede all’estero, ad esempio in Svizzera.
    Credo che nessuna persona di buon senso sfrecci con i propri mezzi sui più trafficati sentieri escursionisici: se prova a farlo allora penso sia giusto che in questi itinerari venga vietato.
    Tutto dipende ovviamente da cosa si vuole vietare e dove, cosa crea veramente disturbo e danno e cosa no.
    In Valtellina, dove abito, molti sentieri sono in assoluto disuso, e sarebbe un bene se fossero ripuliti, anche per l’uso da parte di moto e MTB.

  • Marco Lavezzo

    Anzitutto mi complimento per l’apertura di questa discussione. È positivo leggere interventi che, per tono e contenuto, ben si inquadrano nello spirito dell’andar per monti in bicicletta in ambito CAI.
    Si dice che fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce, che tradotto significa che fa più rumore un biker maleducato di mille cicloescursionisti rispettosi dell’ambiente e degli altri frequentatori. Smentiamo questo detto, facciamo sentire la nostra voce, dimostriamo che siamo in tanti appassionati di montagna, che la frequentiamo in tanti modi diversi, anche in bicicletta, e che vogliamo continuare a frequentarla all’interno del CAI con la mtb, perché ci riconosciamo nella sua cultura e nei suoi valori, a prescindere da specialità e discipline. Non serve spendere fiumi di parole, costruire vertiginose apologie per giustificare la bontà di questa pratica: basta il nostro esempio, concreto e coerente.
    I maleducati, irrispettosi di tutto e di tutti, sono ovunque, anche tra i “bikers”. Noi però vogliamo essere chiamati semplicemente “cicloescursionisti”. Non per farci belli o sentirci diversi: solo per connotare uno stile, un modo di essere che è legato alla cultura della “frequentazione consapevole”. Non siamo agonisti ma escursionisti. Escursionisti che impiegano uno strumento che è “ecocompatibile” se usato in maniera accorta.
    Le opinioni che circoleranno su questo blog ci saranno utili. Ringrazio il Direttore P.G. Oliveti per la bella introduzione e con l’occasione invito tutti a consultare il codice di autoregolamentazione del ciclescursionista sul sito http://www.mtbcai.it

    Buone pedalate e buona montagna a tutti.

    Marco Lavezzo
    (Commissione LPV per il cicloescursionismo)

  • massimo grandi

    Mi associo a quanti hanno definito ( assolutamente sbagliate le foto di apertura di questo blog.Sono fermamente convinto che la montagna possa essere frequentata in MTB .Ormai da diversi anni all’interno delle varie sezioni C.A.I si sono creati gruppi di cicloescursionisti che promuovono la cultura dell’escursionismo con la MTB e credo che Quanti (sia all’interno del C.A.I che non ) abbiano ancora diffidenze verso questa disciplina debbano ricredersi.
    E’ senza dubbio il continuo lavoro che i soci delle varie sezioni fanno e faranno che aiuterà il diffondersi di questa cultura del rispetto dell’ambiente montano .

  • massimo grandi

    Mi associo a quanti hanno definito ( assolutamente sbagliate le foto di apertura di questo blog.Sono fermamente convinto che la montagna possa essere frequentata in MTB .Ormai da diversi anni all’interno delle varie sezioni C.A.I si sono creati gruppi di cicloescursionisti che promuovono la cultura dell’escursionismo con la MTB e credo che Quanti (sia all’interno del C.A.I che non ) abbiano ancora diffidenze verso questa disciplina debbano ricredersi.
    E’ senza dubbio il continuo lavoro che i soci delle varie sezioni fanno e faranno che aiuterà il diffondersi di questa cultura del rispetto dell’ambiente montano .

  • massimo grandi

    Mi associo a quanti hanno definito ( assolutamente sbagliate le foto di apertura di questo blog.Sono fermamente convinto che la montagna possa essere frequentata in MTB .Ormai da diversi anni all’interno delle varie sezioni C.A.I si sono creati gruppi di cicloescursionisti che promuovono la cultura dell’escursionismo con la MTB e credo che Quanti (sia all’interno del C.A.I che non ) abbiano ancora diffidenze verso questa disciplina debbano ricredersi.
    E’ senza dubbio il continuo lavoro che i soci delle varie sezioni fanno e faranno che aiuterà il diffondersi di questa cultura del rispetto dell’ambiente montano .

  • massimo grandi

    Mi associo a quanti hanno definito ( assolutamente sbagliate le foto di apertura di questo blog.Sono fermamente convinto che la montagna possa essere frequentata in MTB .Ormai da diversi anni all’interno delle varie sezioni C.A.I si sono creati gruppi di cicloescursionisti che promuovono la cultura dell’escursionismo con la MTB e credo che Quanti (sia all’interno del C.A.I che non ) abbiano ancora diffidenze verso questa disciplina debbano ricredersi.
    E’ senza dubbio il continuo lavoro che i soci delle varie sezioni fanno e faranno che aiuterà il diffondersi di questa cultura del rispetto dell’ambiente montano .

  • Luca

    Mi associo con quelli che prima di me hanno scritto in questo blob, non trovo giusto che come molte volte accade per colpa di uno o di pochi, ci si rimette tutti quanti, se c’è gente che con la mtb o altri mezzi rovina le nostre montagne è giusto “punirlo”, ma non essere puniti tutti vietandoci di andare in mtb in modo rispettoso.
    Quindi che ci siano delle regole è giusto e che tutti le rispettino lo è ancor di più, inoltre mettere all’inizio una bici da freeride non c’entra niente col cai; anzi chiedo a chi non pedala e ci parla contro di provare una mtb da cicloescursionismo e uno di quei cancelli, sicuramente direte “ma chi è così matto da pedalare in salita con un peso simile!!!”

    Buon dibattito Luca

    Luca

  • Marco Lavezzo

    Visto che sull’argomento fuoristrada si è fatto di tutte l’erbe un fascio, comprendendo la mtb, e vista la levata di scudi a favore di una distinzione tra i due mezzi (mi sarei stupito del contrario!…), vorrei suggerire un nuovo sondaggio: cosa pensano i soci CAI dell’uso della mtb sui sentieri? Non potendo pretendere tanta grazia, mi limito a lanciare il sasso nello stagno e sperare in una proficua discussione su questo blog.

    Mi permetto di anticipare che, secondo me, ridurre le risposte a 3 opzioni (sì, no, dipende) sarebbe inutile. Le riposte degli estremisti sono scontate, tutti gli altri diranno che si devono fare dei distinguo. Poiché “in medio veritas”, partiamo subito da qui, diamo per scontato che dipende. Ok: da che cosa, dove, come, quando, perché?
    Mi si obietterà che prima si dovrebbe chiarire cosa si intende per sentiero. Dite voi. Solo spero di non leggere definizioni come quella indicata nella famigerata legge provinciale di Trento (larghezza inferiore all’ingombro della bici messa di traverso, pendenza superiore al 20%).

    Grazie per le indicazioni (motivate) che fornirete.
    Marco

  • Guido

    Innanzitutto complimenti per l’iniziativa, un ulteriore modo, se non altro, di confermare che il CAI, con le dovute cautele ed inquadramenti, segue la tecnologia.
    Ripetero’ il commento di molti: prima foto di apertura troppo forte… Detto questo, forza al cicloescursionismo e forza a chi lo difende e lo pratica con il senno di chi va in montagna con i vari mezzi e le tecniche che l’uomo mette a disposizione di se stesso.
    Circa lo stato di abbandono dei sentieri: constato da molti anni che esso e’ in inesorabile crescita, oserei dire, e penso che molti concorderanno, che se in alcuni sentieri (specie i cosiddetti single-tracks), non passassero le MTB e magari qualche volenteroso che ad inizio primavera da’ anche una ripulita al bosco, beh, molti di essi sparirebbero letteralmente! No dunque alle regolamentazioni ‘cieche’ create a tappeto e senza un effettivo puntuale ed efficace controllo delle zone ove esistano dei reali problemi di eccessiva o impropria frequentazione da parte delle biciclette da montagna. Tali esempi di certo non mancano ad esempio nell’Altipiano di Asiago o nella collina torinese, aumentiamo la severita’ (e controlliamo che siano rispettate le regole imposte) dove esiste un reale problema.
    Ho frequentato e frequento diversi gruppi di amici o associazioni MTB in Piemonte (free-riders e downhillers a parte), e sinceramente riscontro che la sensibilita’ alla montagna dei piu’ che ho incontrato e’ decisamente alta, vuoi nel decidere nell’unanimamente decidere di non calpestare un prato con le ruote grasse, vuoi per fermarci di fronte ad un divieto o a una proprieta’ privata, etc.

    Detto questo non mi rimane che augurare –>
    Buone ciclate a tutti!

  • Gian Marco

    Mi aggancio all’accusa di Dexter nei confronti della SAT sul tema dell’utilizzo delle MTB sui sentieri.
    Indica un comportamento sconsiderato il fatto che la SAT abbia colloquiato con la Provincia di Trento per regolamentare l’impiego delle MTB sui sentieri di propria competenza. Siccome ero tra chi ha promosso questo tipo di iniziativa posso assicurare che nel confrontarci con la Provincia abbiamo sempre richiesto anche l’intervento di qualche associazione di MTB. Il risultato: non si è mai fatto vedere nessuno, con la scusa che loro non hanno tempo per venire a chiacchierare, vanno in bici.
    Se ci fosse stata più partecipazione all’inizio, ci sarebbero stati molti meno problemi poi. L’esempio delle associazione americane è molto edificante sotto questo aspetto. Soprattutto perchè partecipano attivamente alla manutenzione dei tracciati sentieristici: infatti il vero problema non è legato alla conflittualità (peraltro a mio avviso ridotta) tra ciclista ed escursionista, ma all’aumento di carico di lavoro per chi effettua la manutenzione dei sentieri. In 10 anni di presidenza della Commissione Sentieri della SAT non ho MAI visto un interento di manutenzione fatto dai biers (o loro associazioni)!

  • lamar

    Gian Marco (18): è davvero un peccato che la SAT, ovvero il CAI, debba rivolgersi all’esterno per trovare interlocutori sulla mtb.
    Allora, come va interpretata la frase all’inizio di questa pagina: “informiamo gli eventuali “disinformati” che il Cai ha recentemente istituzionalizzato l’attività di MTB nella forma del cicloescursionismo”?

  • Gian Marco

    Iamar (19):
    il problema nasceva ancora prima che nel CAI si istituzionalizzasse l’attività di MTB. All’interno del CAI questa è un’attività nuova, anche se ne abbiamo spesso parlato in tema di sentieristica, però la MTB, nelle aree trentine, è affermata da 15 (se non addirittura 20) anni, grazie alla forte dominazione tedesca in questo settore.

  • giulio

    Gian Marco nell’intervento n° 18 dice che non ha mai visto nessuno delle associazioni MTB pulire sentieri .. io non vado in MTB però giro per i monti con la moto da trial su percorsi autorizzati nella provincia di Genova e non solo.

    Io e i soci del mc della superba di Genova abbiamo recuperato da almeno 6 anni a questa parte circa 50 km di sentieri e mulattiere CHIUSE dalla “galaverna” e dalle frane.

    E alcuni dei soci girano anche in MTB ….

    E non è l’unica esperienza, sto censendo per la Federazione Motociclistica Italiana le realtà autorizzate al motoalpinismo e rilevo tale situazione in tutte le parti d’Italia.

    E le pubbliche amministrazioni, quando conoscono il trial ci chiedono di ritornare a fare le gare e le escursioni, alcune ci offrono i tracciati.

    Questo significa che non esiste un diritto di “prelazione” sui sentieri da parte del CAI, anche se è stato fondato da prima della Repubblica, esiste invece un diritto comune che è quello di poter usufruire dei percorsi da parte di tutti gli appassionati, anche in moto e in mtb.

    E non capisco perchè qualcuno del CAI ha la “presunzione ” di voler imporre delle regole al cicloescursionismo ….. fra un pò il CAI detterà anche le specifiche di costruzione delle suole per camminare sui sentieri …..

    Spero che gli iscritti riflettano su tale approccio e si faccamo sentire nei confronti della loro organizzazione per essere più coerenti con la nostra società.

    I sentieri e le mulattiere sono nati perchè le persone dovevano passare a piedi e con gli animali, oggi le stesse vie possooo essere usate a piedi e le moto da trial o le MTB possono sostituire il mulo o il cavallo, l’erosione che portano è sicuramente estremamente inferiore a quella indotta dagli stessi animali, in alcuni casi è equiparabile o inferiore a quello indotto dal transito delle persone a piedi.

    Dvremmo parlarne insieme, questo sito è utile, anche se nessuno del CAI è mai intervenuto sul forum di http://www.mototrial.it che esiste da molto tempo prima di questo …

    Ciao e grazie dell’ospitalità, Giulio

  • Valerio

    Era uso comune da parte dei nostri nonni, andare all’alpeggio e poi al ritorno a casa trainare con un animale e spesso anche di persona un tronco di albero, da tagliare e utilizzare per l’inverno, con stupore ho notato, proprio questo fine settimana, che la pratica è ancora in uso, ma se si incontra un trialista, che tra l’altro non ci si accorge neppure dove passa, gli si dà del delinquente. Prima di additare riflettiamo!!!

  • Luciano Savarino

    Sono circa 20 anni che vado in mtb in lungo e in largo, ho sempre cercato di rispettare al massimo l’ambiente su cui pratico questo sport, non uscendo mai!! dai sentieri tracciati se non per forza maggiore!! rispetto sempre!!l’escursionista tradizionale a cui do sempre la precedenza, e rispetto anche coloro che vanno con la moto da trial sui sentieri, e non vedo la difficoltà di accettare anche questa pratica sulle montagne, c’è spazio per tutti! l’importante è rispettarci a vicenda. Non è vero che i bikers non puliscono i sentieri, io personalmente lo faccio, ma non per questo mi lamento anzi lo faccio molto volentieri sapendo di trarne poi dei vantaggi ai prossimi passaggi. Mi è capitato di trovare mentre scendevo su di un sentiero abbastanza impegnativo dei trialisti che salivano con le loro moto, ebbene sono rimasto incantato a vederli salire su questo sentiero, non hanno lasciato la minima traccia!!!erano veramente bravi!e non erano nemmeno rumorosi più di tanto. Stiamo dunque tranquilli, ripeto secondo me, c’è spazio per tutti,come scrive Marco Lavezzo al n°13 i maleducati e gli irrispettosi di tutto e di tutti sono ovunque (anche tra i bikers), l’importante secondo me è insistere informando sulle regole comportamentali per tutelare l’ambiente sempre!!.

  • Sono un titolare di scuola guida che in città si muove in macchina solo per esigenze di lavoro, a piedi per tragitti di 2-3 km, altrimenti in moto o in autobus.
    Frequento la montagna a piedi, in MTB (in discesa e quando incrocio altri escursionisti viaggio a velocità moderata e magari mi fermo)o con la moto da Trial od Enduro (in questo caso motore spento ed eventuale chicchierata sono la norma).
    Perchè mi si vuole impedire di usufruire di un bene che reputo di tutti?
    Un saluto
    marco

  • Emanuele (Lele)

    Concordo con tutto quello che è stato scritto…altre parole sarebbero superflue…la montagna va rispettata da tutti indistintamente, pratichiamo i nostri sport con giudizio…
    Un grazie particolare a quelli che ci sopportano… viva il trial!

  • Tiziano Godeas

    Da sempre sono stato favorevole alle regolamentazioni e non al proibizionismo totale che crea solo discriminazioni e malcontenti. Se é bello e giusto andare in montagna a piedi, ben venga qualche deroga, prestabilita e concordata su data ed itinerario per una gita anche con veicoli e biciclette perché non tutti possono permettersi le camminate.

  • Luca Iancer

    Il proibizionismo e la causa scatenante della pratica abusiva….una sana regolamentazione per far felici tutti!!come di tutti è il territorio in cui ci muoviamo….togliere i sentieri alla mountain bike vuol dire precludere la possibilità agli appassionati di questo bellismo sport di godere di certe sensazione e paesaggi….Bisogna regolamentare!!!…ed evitare certe leggi assurde tipo il trentino ove le bici possono circolare solo su sentieri più larghi dell’interasse della bici stessa….ma che vuol dire???come si applica??nel punto più stretto del sentiero o bisogna far una media della larghezza calcolando di tanto in tanto l’intero sentiero con il metro…legge inutile…

  • Arjuna Scagnetto

    Ma si, io sono a favore della proibizione totale ! cosi’ finalmente tutti i rispettosi delle leggi non andranno piu’ in montagna e gli sbruffoni arroganti menefreghisti come me avranno campo libero!!! Finalmente noi furbi potremo dire che il mondo e’ dei furbi e sentirci furbi per averlo detto!

    Sono sicuro che la proibizione e’ la soluzione per tutto.

    Se l’italia rispetto ad altri paesi quali ad esempio slovenia e austria dimostra una popolazione decisamente meno rispettosa della natura montana, sono sicuro che sara’ certamente un cartello di divieto a fermarli.

    Io sono nato e vivo in Friuli, un paese dalle caratteristiche fortemente montane e dalle tradizioni alpinistiche non indifferenti, mi basti ricordare Kugi, Ardito Desio, Comici, ho praticato arrampicata sportiva e alpinismo, ogni volta che posso vado a camminare sulle Giulie. Per me la montagna e’ sacra, ma non ci vedo nulla di male nello scendere o nel salire con una bici piuttosto che con le gambe. Non e’ il mezzo di locomozione che fa’ la differenza, ma colui che lo guida. Sia esso un pedone , un ciclista, un trialista, un fuoristradista, un cavallerizzo, uno sci-alpinista, il problema e’ nella testa di chi va in montagna, non con cosa va in montagna. Se le alte sfere del Cai non capiscono questo i loro divieti sono perfettamente inutili, se non addirittura dannosi per gli oramai i veri amanti e rispettosi delle montagne.

  • fabio

    Io sono un fuoristradista di Brescia ed appartengo ad un club storico,dico solo che noi con la nostra attivita (che gli ambientalisti denigrano dandoci dei devastatori ecc.ecc.)diamo anche un contributo all’ambiente ripristinando vecchie mulattiere franate e inagibili, tant’è che quando scoppia un incendio e i mezzi di soccorso devono recarsi sul posto ci arrivano senza difficoltà, ma se quel sentiero è franato e noi nn abbiamo potuto passare in precedenza per tutta una serie di divieti ,come ci arrivano i soccorsi? E poi mi chiedo come mai le istituzioni di volontariato o protezione civile, vengono ha chiedere il nostro aiuto/intervento quando fanno esercitazioni di pronto intervento in caso di calamità in montagna? Io nn sono molto bravo ha scrivere ma spero di aver reso il concetto. La montagna è di TUTTI, di chi va a piedi ,in bici , con le moto ,con i fuoristrada, l’importante è il rispetto reciproco.

  • Daniele

    Io vivo in campagna, o bassa montagna, ne conosco le esigenze ed i bisogni di chi ci vive e d’altro canto quale appassionato di escursionismo, mtb e alpinismo, conosco le esigenze e le aspettative di chi frequenta la montagna per evasione e passione, alimentando un turismo responsabile ed educato che non ha bisogno di svendere il territorio. Perciò mi schiero decisamente contro il cosidetto escursionismo motorizzato e altre assurdità. Quindi dico SI incondizionato all’ uso dei mezzi a motore per far vivere la montagna tramite chi di montagna vive (allevamenti, alpeggi, agricoltura) e ovviamente per il soccorso e NO al fuoristrada ludico (che relegherei tutt’al più su percorsi dedicati). Non credo all’ argomento del controllo del territorio, è una scusa che conosco bene (per questo esistono enti e corpi statali preposti), come non credo all’amore per la natura dei fuoristradisti e questo lo dico da ex motociclista per cui ben ricordo cos’era ad emozionarmi, ben più il tiro del motore che non altro! E poi, ormai si va ovunque in auto, moto o altro: vogliamo lasciare un pò di spazio dove un uomo possa andare Libero dal subirne rumori, puzze ed altre amenità?! P.s.: sono più giovane di quanti possano pensare…

  • Daniele

    Forse il mio commento e quello di Fabio (29) dovrebbero stare nella discussione sui mezzi fuoristrada… Infatti da parte mia mi sono sbagliato a pubblicarlo qui.

  • Antonio Rugi

    “SI incondizionato all’ uso dei mezzi a motore per far vivere la montagna tramite chi di montagna vive (allevamenti, alpeggi, agricoltura) e ovviamente per il soccorso e NO al fuoristrada ludico (che relegherei tutt’al più su percorsi dedicati”

    Mi ricorda tanto gli indiani d’America.
    Sarai mica Custer te?
    Guarda che fece una brutta fine a Litlle Big Horn.

  • massimo grandi

    Visto che molti pare siano daccordo sul rispetto reciproco,io lancerei una proposta : stabilire un calendario di settimane alternate per poter percorrere
    alcuni itinerari tipo Assietta o Via del sale in modo
    che mtb e mezzi a motore non si incrocino.
    Credo sarebbe un vantaggio e una sicurezza in piu per tutti.
    Mi rendo conto che la cosa non è semplice,ma avrei piacere di sentire altri pareri.

  • massimo grandi

    Visto che molti pare siano daccordo sul rispetto reciproco,io lancerei una proposta : stabilire un calendario di settimane alternate per poter percorrere
    alcuni itinerari tipo Assietta o Via del sale in modo
    che mtb e mezzi a motore non si incrocino.
    Credo sarebbe un vantaggio e una sicurezza in piu per tutti.
    Mi rendo conto che la cosa non è semplice,ma avrei piacere di sentire altri pareri.

  • massimo grandi

    Visto che molti pare siano daccordo sul rispetto reciproco,io lancerei una proposta : stabilire un calendario di settimane alternate per poter percorrere
    alcuni itinerari tipo Assietta o Via del sale in modo
    che mtb e mezzi a motore non si incrocino.
    Credo sarebbe un vantaggio e una sicurezza in piu per tutti.
    Mi rendo conto che la cosa non è semplice,ma avrei piacere di sentire altri pareri.

  • massimo grandi

    Visto che molti pare siano daccordo sul rispetto reciproco,io lancerei una proposta : stabilire un calendario di settimane alternate per poter percorrere
    alcuni itinerari tipo Assietta o Via del sale in modo
    che mtb e mezzi a motore non si incrocino.
    Credo sarebbe un vantaggio e una sicurezza in piu per tutti.
    Mi rendo conto che la cosa non è semplice,ma avrei piacere di sentire altri pareri.

  • Antonio Rugi

    Non sono daccordo, se fosse applicata questa regola sull’appennino sarebbe un vero disastro.
    Non capisco poi il voler particolareggiare per questo o quel percorso, perchè chi sta in piemonte ha il fiocchino rosso e chi sta in emilia no?
    Ma il diritto alla libera circolazione non è un diritto sancito dalla costituzione?
    Ma i motociclisti non vi sembra siano già abbastanza vessati per dover porre ulteriori limitazioni?

  • Divieti, sentieri e giorni dedicati (mi ricorda tristemente le targhe alterne)… forse basterebbe un po’ di buonsenso.
    Come in ogni cosa d’altra parte.
    Chiaro che poi ci dovrebbero essere degli organi preposti ai controlli del caso, ma proibendo (o peggio, mettendo del filo spinato teso ad altezza d’uomo in mezzo ai sentieri) non credo si arriverebbe ad una soluzione definitiva.

  • TAGLIAFERRI GIORGIO

    AGLI ORGANI PREPOSTI AL CONTROLLO DELLE ZONE NEL PARCO DELLE OROBIE BERGAMASCHE E VALTELLINESI.

    LA PRESENTE PER DENUNCIARE UNA SITUAZIONE ORMAI INSOSTENIBILE CHE DA ALCUNI ANNI SI STA VERIFICANDO NELLE AREE PROTETTE (O PRESUNTE TALI) DELLE OROBIE BERGAMASCHE E VALTELLINESI NELLA APPARENTE INDIFERENZA DEI COMUNI ED ORGANI INTERESSATI (PUR COMPRENDENDO LA CARENZA DI PERSONALE E DI MEZZI A DISPOSIZIONE).

    SI TRATTA DEL CONTINUO IMPERVERSARE (PURTROPPO DI ANNO IN ANNO IN CONTINUO PEGGIORAMENTO) DI MEZZI MOTORIZZATI (TRIAL E MOTOCROSS….., TOLLERATE LE MOUNTAIN-BIKE) CHE NEL PIU’ COMPLETO DISPREZZO DELL’AMBIENTE (FLORA, FAUNA E SENTIERISTICA) IGNORANO QUALSIASI SEGNALETICA, DIVIETI ED ORDINANZE SICURI DELL’ASSENZA DI CONTROLLI ED ASSOLUTA IMPUNIBILITA’.

    SQUADRE ANCHE DI 20 MOTO CHE SCORAZZANDO LIBERAMENTE E RUMOROSAMENTE (SOLITAMENTE NEI GIORNI PREFESTIVI E FESTIVI DALLA TARDA MATTINATA FINO A SERA ) IN QUASI TUTTI I SENTIERI DI MONTAGNA (NORMALMENTE FINO A QUOTE INFERIORI AI 2000 mt) INQUINANDO E DANNEGGIANDO GRAVEMENTE ED IRRECUPERABILMENTE SENTIERI, FLORA E FAUNA, RENDENDO IMPRATICABILI O QUANTOMENO PROBLEMATICI I CAMMINAMENTI E CONTRIBUENDO ALL’ ALLONTANAMENTO SE NON SCOMPARSA DELLA FAUNA SELVATICA LOCALE.

    SI E’ DOVUTO PERSINO ASSISTERE IN PU’ LOCALITA’ MONTANE ALLA RICERCA DI FUNGHI CON TALI MEZZI (vedi S.LUCIO A CLUSONE, ALPE SCOGGIONE A COLICO etc……….) CHE SCORAZZAVANO DIRETTAMENTE NEI BOSCHI AL DI FUORI DI SENTIERI CON EVIDENTI DANNI ALL’AMBIENTE E ALTRETTANTO SCONCERTO DELLE PERSONE CHE, COME LO SCRIVENTE, SI RECANO IN MONTAGNA ASPETTANDOSI SEMPLICEMENTE DI VIVERE UNA GIORNATA AL DI FUORI DI TUTTE LE COSE CHE CI CIRCONDANO DURANTE LA SETTIMANA IN CITTA’.

    LA COSA PREOCCUPANTE E’ L’ASSENZA DI CONTROLLI (CERTAMENTE NON FACILI ) E L’INDIFFERENZA DELLE AUTORITA’ ED ISTITUZIONI COMUNALI LOCALI PREPOSTE ANCH’ ESSE A TALI CONTROLLI CHE SPESSO NON RISPONDONO NEMMENO ALLE INTERPELLANZE E SEGNALAZIONI LORO INDIRIZZATE.
    A TAL PROPOSITO MI PERMETTO DI SUGGERIRE CHE I RARI (NELLA MAGGIOR PARTE DEI CASI INESISTENTI) DIVIETI DI ACCESSO A TALI MEZZI PRESENTI ALL’INIZIO DI ALCUNI STERRATI DOVREBBERO ESSERE PIU’ EFFICACEMENTE SOSTITUITI DA UN UNICO GRANDE DIVIETO AFFISSO ALL’ ENTRATA DI OGNI PAESE DI MONTAGNA CON LA DICITURA “ESTESO A TUTTO IL TERRITORIO COMUNALE” (vedi comune di RONCOBELLO in valle brembana ed altri comuni) ESCLUDENDO GLI EVENTUALI TRACCIATI APPOSITAMENTE LORO ASSEGNATI.
    FACCIO INOLTRE PRESENTE CHE IL DIVIETO SENZA ALCUN CONTROLLO SUL TERRITORIO NE SANZIONI RISULTA PURTROPPO INEFFICACE,

    NELL’INTERESSE DI TUTTI, DEL GIA’ MARTORIATO TERRITORIO E SOPRATUTTO NEL TANTO DECANTATO RISPETTO DELLA NATURA INVITO CORTESEMENTE LE PERSONE, GLI ENTI, I COMUNI INTERESSATI E LE ORGANIZZAZIONI PREPOSTE ALLA TUTELA DEL TERRITORIO AD UN COSTANTE E MAGGIORE IMPEGNO

    SONO ALPINISTA E SCIALPINISTA PER PASSIONE ED OSSERVATORE DELLA NATURA IN TUTTI I SUOI ASPETTI; IN ESTATE FREQUENTO QUOTE SUPERIORI AI 3000 MT. ANCHE IN SVIZZERA E FRANCIA DOVE IL SUDDETTO PROBLEMA NON ESISTE,
    MA ALL’ESTERO NON ESISTE NEMMENO A QUOTE INFERIORI!
    NON SONO SOLO UNA VOCE MA PORTO LA TESTIMONIANZA E L’INDIGNAZIONE DI AMICI DI TUTTE LE ETA’ E DI TUTTI COLORO CHE AMANO E FREQUENTANO LA MONTAGNA..

    CORDIALMENTE.
    TAGLIAFERRI GIORGIO.

  • Michela Ivancich

    Mi associo pienamente al commento del signor Tagliaferri, che mi ha preceduto -ma ne sono ben lieta- nel sollevare l’argomento.

    Io mi sto informando anche a livello legislativo: quello che so è che si tratta di normative regionali, ma non sono riuscita a reperire quella della lombardia.
    Chiedo a qualche esperto, se legge queste righe, di darmi delucidazioni in merito. Sono poi tenuta a spostarmi dal sentiero se incrocio un “trialista”?

    Tra l’altro una situazione uguale a quella descritta riguarda anche la Valsassina lecchese: ironia della sorte, salendo il Val Biandino mi è addirittura capitato che, nonostante ci sia una strada larga e comoda che vi sale, i guidatori-per altro anche un po’ incapaci- di trial fossero sullo stretto sentiero.
    Un’altra volta verso i Piani di Bobbio sono saliti anche questa volta lungo un sentiero e poi direttamente per il prato.

    E’ ora di finirla! Non restiamo in silenzio!

    Sono Operatore Naturalistico del CAI …. e mi vien tanta voglia di poter comminare anche delle multe!

    Cordialmente Michela Ivancich

  • Antonio Rugi

    Invito i signori 36 e 37 a discuterne con i diretti interessati.
    Posso indicare molti forum di moto da fuoristrada, vi segnalo uno dei più frequentati:
    http://www.soloenduro.it/Ita/indexforum.htm
    Attendo, in qualità di persone aperte e pronte al dialogo quali voi siete, un vostro contributo .

  • Gianpaolo Banelli

    Vorrei chiedere ai Sig. Tagliaferri e alla Sig.ra Ivancich se fanno piu’ danni 10 moto che scorrazzano per le colline una volta a settimana o qualche migliaio di pic-nic…ers che si danno alla pazza gioia nelle stesse zone in occasione della pasquetta, così come avviene dalle mie parti (e non solo immagino)! A piedi o cavallo si può e si ha diritto a fare di tutto e di piu’, invece se vai in bici o in moto sei sempre e comunque un deliquente?
    Se la mettiamo così non se ne uscirà mai fuori, non ve ne rendete conto? Credo fermamente che le nostre montagne e colline abbiano la possibilità e lo spazio per ospitare tutti i diversi sport, se praticati con le dovute normative e nel rispetto reciproco.

  • cristian

    invece io sono uno che và sia in moto che in bici e sentendo certe cavolate mi viene da pensare che non abbiate niente di meglio da fare nel tempo libero,dieci anni fà cera il doppio del territorio dove girare fuoristrada,adesso invece quasi tutti i sentieri o sono stati spianati e allargati x comodità di chi ha la baita o addirittura asfaltati e voi mi parlate di inquinamento in moto?ma guardate cosa scaricano nei fiumi le fabbriche o quelli che pescano con candeggina invece di scrivere che le bike sono TOLLERATE,non sopporto proprio quelli che xchè vanno a piedi si sentono i padroni della montagna……ha dimenticavo,chi và in moto non lascia in giro i sacchetti di spazzatura con la pattumiera dietro hai cespugli,certo voi non siete,voi amate la natura,noi invece non vediamo l’ora di distruggerla,è si oltre che non capire niente vogliamo anche autodistruggerci.Brembati cristian -bergamasco-

  • Marco Badiali

    Giorgio, Michela non vi pare di essere un po’ severi con chi, come voi, ama la montagna ma preferisce salirvi in moto anzichè a piedi? forse un po’ più di tolleranza non sarebbe male, vero?

  • romeo

    Giorgio e Michela, é troppo facile vietare tutto ed è anche antidemocratico.
    Dalle mie parti (Toscana) il cai dipinge i segnetti bianchi e rossi, ma sono i motociciclisti ed i cacciatori che manutengono tutti i sentieri, spesso attingendo dalle proprie tasche………
    Mettiamo tutto sui piatti della bilancia, perchè con la demagogia abbiamo costruito l’ Italia con i risultati sotto i nostri occhi

  • Stefano Contato

    Volevo rispondere ai signori del pos 36 & 37, visto che è citata la zona della Bergamasca e visto che le moto che girano sono una minoranza rispetto a tutto il resto (principamente di persone che sono residenti) voglio spiegarvi perchè non ho più la casa nelle valli Berganasche:

    1) la quantità di turisti che in auto saturano i paesi e le valli, fa si che impiegavo 2 ore o più per coprire i 62Km da casa mia (provincia di Milano). Queste persone che nell’estate in gruppi numerosi ingolfavano i rifigi alpini, a me devano più fastidio del passaggio (rapido) di una moto.

    2) le baite che si trovavano negli alpeggi, sono diventate ville e di conseguenza le sterrate sono state asfaltate. Mi sembra che un comune tempo fa abbia fatto un rilievo fotografico aereo dove emergeva che alcune costruzioni registrate come baite avevano piscina e garage…

    3) funghi … la quantità di barbari che vanno in giro per i boschi, a piedi, e che distruggono tutto ciò che non conoscono è di gran lunga superiore a quei quattro dementi che passano nel bosco in moto. Quindi per favore non date la colpa ad altri dei danni che fate voi. Mi sembra uno scarico di responsabilità ingiusto.

    4) Al Magnolini mi risulta che almeno fino a qualche tempo fa, era gestito o ci lavorava un ex campione di regolarità ( che non è il cross come dite voi), che è persona attenta all’ambiente e che sicuramente, come normalmente avviene tra i professionisti di uno sport, (calcio a parte) ha un etica di comportamento verso persone ed ambiente. Cosa che non hanno la maggior parte dei frequentatori di massa della montagna.

    5) i vari agriturismo (fatti semplicemente per spillare soldi per la ristrutturazione della casa alla regione) con equitazione, portano sui sentieri animali e persone in una quantità maggiore di quanto i sentieri potrebbero accettare, con danni ai sentieri stessi. Va dase che queste attività portano in montagna macchine turismo e caos.

    Ora non dico, come in pratica fate voi, che le montagne devono essere solo ad uso degli alpinisti (ovviamente tesserati CAI), dico che ognuno dovrebbe avere un proprio spazio regolamentato, cavalli, MTB, Trial ed enduro. Il divieto assoluto mi sembra un estremismo che ben raffigura la mentalità ristretta e repressa dei vostri soci.

    Saluti

    Stefano

    PS: Signora Michela, se nel sentiero, che non è strada carrozzabile incontra un trialista, benchè esso sia in contravvenzione, incrociandolo in funzione della situazione in cui vi trovate entrambi non vi dovete ostacolare l’un l’altro in modo di evitare una situazione di possibile pericolo. Ora se lei blocca la strada ad uno con il trial mentre questo è su un sasso e il tizio cade procurandosi dei danni fisici, lui risponderà per la contravenzione (codice stradale) del passagio sul sentiero vietato, lei risponderà per i danni fisici che ha provocato al trialista (codice penale). Oltretutto mi ha fatto sorridere quando dice “nonostante ci sia una strada larga e comoda che vi sale, i guidatori-per altro anche un po’ incapaci- di trial fossero sullo stretto sentiero” mi scusi ma il Trial è una specialità sportiva che si pratica proprio su percorsi tipo quello dove lei si trovava, non su bianche autostrade sterrate.

  • Stefano Contato

    Il sondaggio che ora ha 333 voti, diversamente da quanto detto in testata ha:

    Sui sentieri con i fuoristrada?
    Sì, sempre!
    43%
    Solo per emergenza
    37%
    No, mai!
    17%
    Solo per usi economici
    3%

  • Pierluigi Berta

    Sono un endurista, ho 47 anni. Sono un ambientalista, faccio parte del WWF e ho partecipato su Greenpeace alla lotta nel mar Baltico, contro la baleniere. In groenlandi ho avuto sedici punti di sutura per una bastonata da un bifolco che ammazzava cuccioli di foca. Credo di essere tollerante e rispettoso dell’ambiente e della fauna che lo popola. Mi occupo professionalmente di benessere animale. Detto ciò: frequento con la mia moto da enduro (fuoristrada) sentieri di montagna in zone irraggiungibili sia a piedi, sia con altri mezzi motorizzati. Ho una moto in regola col CDS, uno scarico silenzioso il più possibile, sono molto attento agli eventuali frequentatori della montagna. Ho avuto occasione di salvare più volte, animali selvatici o feriti da cacciatori, o avvelenati da cercatori di funghi, o presi in lacci. Io giro in moto in gruppi di non più di quattro. Ho il massimo rispetto per le Vostre argomentazioni, ma non vorrei si sfociasse in un talebanesimo di pseudo-ambientalismo populista. Vedo spesso che, sui sentieri DA NOI tracciati, arrivato escursionisti, con zaino a tracolla, che parcheggiano il loro SUV a bordo strada (con le ruote rigorosamnete sull’erba, per praticare solo i primi 1000 metri del sentiero, mangiare, lasciare rifiuti di ogni tipo (compresi chiodi con cime sulle rocce, chiodi negli alberi a mo di attaccapanni, deiezioni umane, rifiuti alimentari).
    So che Voi vi discostate da tali frequentatori, ma tant’è. Io vorrei solo un po’ di tolleranza verso TUTTI quelli che fanno un uso della montagna non distruttivo. Ce l’avete con le moto; ma avete visto i solchi che lasciano i cingolati e i trattori dei boscaioli? Che, peraltro, tagliano alberi. E sapete quanto inquina una motosega? E un trattore? Una moto non consuma più di 4-5 litri di benzina, e Voi ve la prendete per questo? Per arrivare in montagna a passeggiare i Vostri SUV, quanto consumano? Senza polemica, solo scambio di opinioni, da parti diverse. Sapete dove va a finire il piombo dei pallini da caccia? Nel terreno, nell’acqua di scolo, nell’ambiente, agli animali (pochi) del bosco. Credete davvero che una ruota di moto possa creare danni così consistenti all’ambiente? Ma andate, come noi, nei boschi a fine inverno a aprire i sentieri distrutti dalla nebve e dal vento? Noi sì. Sentieri che non esisterebbero se non ci fosse qualcuno a mantenerli in vita, perchè Voi, amici della montagna, passeggiate, ma non fate molto se vedte i rovi invadere il sentiero. Confronto civile, spero, sia questo. Poi, SIA CHIARO: anche nella mia categoria, come nella Vostra, come in tutte, ci sono gli imbecilli che danneggiano, gli ignoranti che insultano, i senza cervello che non danno precedenza. Noi, quando incontriamo CHIUNQUE: cavalli, bici, persone o animali: ci fermiamo, spegniamo la moto e salutiamo. A volte aiutiamo. Non facciamo la guerra fra chi utilizza un ambiente in modo civile, anche se quello che fa non ci piace. Tolleriamo: i problemi della montagna sono altri.
    Grazie per l’attenzione.

    Pierluigi Berta

  • giulio

    Già i sentieri e l’impatto con la natura …. sembra che i trialisti siano il simbolo peggiore di quanto più negativo la nostra civiltà possa portare all’ambiente.

    E evidentemente anche le MTB ormai fanno parte di questo simbolo negativo ….

    Certo, si a presto negli interventi n°36 e 37 a trovare un obiettivo “cattivo” su cui sparare a zero quello che si prova contro l’attacco all’ambiente, contro l’inquinamento, l’abbandono dei rifiuti, le polveri sottili del centro città causate dal traffico e dalle industrie.

    Ma ciò è prodotto anche dal riscaldamento di casa nostra e del mezzo che si usa per avvicinarsi ai sentieri dal percorrere poi a “piedi” però … forse ci sono anche i sentieri che magari stanno aperti perchè i tralisti li tengono puliti per girare ….. io ne testimonio circa 70 km risanati dal mio MC, poi so anche di altre realtà si prodigano pure nel contesto di qualche Ente Parco.

    E’ difficle da digerire per chi si fa l’escursione magari con le racchette di allumio o altri accessori dello stesso materiale estratti dall’ambiente con impatti esagerati nei confronti degli ecosistemi o hanno le suole degli scarponi da trekking prodotte da lavorazioni che buttano nell’ambiente di tutto e di più.

    Il mondo è un sistema complesso e le variaili che fanno del male e del bene all’ambiente si incrociano all’infinito, non è tutto nero o bianco, e come tutti i sistemi complessi occorre avere l’umiltà di provare a capire che ci posano essere modi di viverlo compatibili per tutti basta fare lo sforzo di “accettarsi” a vicenda e non cercare chi deve dare la “precedenza” su un sentiero se passa un trial o una bici.

    Ci vuole educazione, serve solo quella.

    Per le leggi, basta cercare la sentenza della corte di Cassazione 2479/2002, che spiega che i sentieri sono strade a tutti gli effetti e quindi occorre seganalare i divieti di circolazione con un cartello apposito e non con un cartello all’ingresso del comune.

    Cordiali saluti a tutti, Giulio

  • Andrea

    Mi preme una sola considerazione.
    Se si ama veramente la natura (come è giusto che sia), la si ama sempre. 24 ore al giorno, sette giorni alla settimana, e così via.
    Amare la natura (ed ergersi a paladini della stessa) la domenica mattina mi sembra un po’ pretenzioso…facciamo anche ipocrita. Soprattutto se al di là dell’estemporaneo contatto con le montagne, nel tempo restante si continua a fare la vita media del cosiddetto uomo civilizzato, ad esempio viaggiando in automobile (che inquina molto di più di qualsiasi motocicletta).
    Non so se tutti i partecipanti a questa discussione abitino in montagna e riescano a raggiungere direttamente i sentieri da casa, a piedi. In caso contrario, se l’itinere ‘casa – sentiero – pista da sci’ dovesse essere percorso in automobile, credo che il danno all’ambiente sia maggiore dei benefici realmente apportati allo stesso. Ricordiamoci che la natura esiste sempre e da sempre, non solo quando scendiamo dall’auto, o quando ci fa comodo in generale.
    Saluti.

  • lorenzini

    quindi…se sono un endurista non posso andare sui sentieri che pratico da anni e che rispetto come se fossero miei..in sella ad una moto da 100kg… ma allora perche un cacciatore col sul 4×4 da 2 tonnellate puo andare ovunque???
    e poi si e mai visto un endurista andare a funghi in moto?!? ma per piacere..se siete frustrati dalla vostra esistenza non prendetevela con il prossimo….

  • Antonio Rugi

    Avevo invitato i sig Tagliaferri ed Ivancich ad aprire un dialogo.
    Peccato, l’ennesima occasione persa per far convivere due mondi diversi.

  • Alessandro

    l’integralismo in ogni sua forma nuoce a qualsiasi causa,alcuni interventi da parte di motociclisti sono educati e degni di considerazione.Ogni categoria ha i propri……..per cui o si chiudono TOTALMENTE le montagne e si lascia che la natura e gli animali vivano in assoluto dominio,oppure è opportuno un confronto costruttivo.Gli immondezzai dei campi base ed i kg di ferro che feriscono le nostre pareti montane non sono opera dei motociclisti.Ciao e camminate di più,avrete meno tempo per sparare……

  • Edoardo

    In relazione a quanto scritto dal Direttore Olivetti, concordo con quanto scritto in merito all’uso di mezzi motorizzati fuoristrada
    “non può e non deve significare promuovere modalità che rischino di alienare in modo permanente il patrimonio comune – la montagna – applicando l’una o l’altra modalità di fruizione.”

    con la speranza che venga tenuta in considerazione la voce di quanti, tra noi escursionisti con mezzi motorizzati fuoristrada, non vuole alienare in modo permaanente il patrimonio comune, ma anzi, lo valorizza e rispetta.

    pertanto spero che per evitare il rischio di alienazione appunto di questo partrimonio, non si cerchi la via del divieto ma piuttosto di una giusta regolamentazione

    Con l’augurio che il futurio ci veda tutti più vicini

    Edoardo

  • Loris

    Credo che il pensiero comune dei vari escursionisti sia di vedere noi enduristi come una razza barbara votata solo a distruggere quello che la natura ha creato a suon di solchi nel terreno e “mitragliate” di sassi addosso ai passanti. Non siamo tutti cosi’, gli incivili esistono anche tra chi transita a piedi lungo i sentieri, raccogliendo fiori vietati o sporcando con cartacce e rifiuti vari, ma non è questo che voglio analizzare.
    Durante le escursioni assieme ad amici (max 3-4 persone, non plotoni di 20 come dice qualcuno) cerchiamo di perlustrare zone abbandonate o comunque abbastanza lontane dalle sterrate raggiungibili in auto.
    Quello che troviamo è abbastanza scandaloso inquanto appena lasciate le suddette sterrate è impossibile proseguire a causa del totale stato di decadenza delle mulattiere ad opera di grossi alberi caduti o addirittura frane che impediscono di proseguire, pur transitando da anni mai nessuno degli enti si è mai preoccupato di ripulire quei luoghi e transitandovi anche a distanza di mesi ritroviamo gli stessi ostacoli, certo è piu’ facile asfaltare una sterrata per fare in modo che i vari “pseudo” amanti della natura passino piu’ facilmente con l’X5 oppure abbattere CENTINAIA di alberi per costruire lucrosi impianti di risalita che spuntano su ogni costone per per le montagne del Trentino, purtroppo la montagna attira piu’ spesso gli amanti del soldo facile (tra cui le varie province e regioni) piuttosto che chi come me si alza presto la domenica mattina e vuole passare qualche ora in mezzo alla natura selvaggia.

    saluti

    Loris

  • Michela Ivancich

    Al sig. Rugi chiedo pazienza.
    Ho visto che ha lasciato il suo invito, che coglierò volentieri, il giorno 27 e subito il 28 ha commentato che il suddetto non è stato raccolto….

    Tempo al tempo: personalmente non leggo il blog tutti i giorni!
    Cordialmente
    michela

  • Antonio Rugi

    Ok, la ringrazio per la risposta, oggi siamo al 1° di febbraio, molti le hanno contestato la frase “Sono poi tenuta a spostarmi dal sentiero se incrocio un “trialista”? ” oppure “mi è addirittura capitato che, nonostante ci sia una strada larga e comoda che vi sale, i guidatori-per altro anche un po’ incapaci- di trial fossero sullo stretto sentiero.
    “, sono state fatte affermazioni anche pesanti che non condivido.
    Lei che risponde?
    E’ convinta che non può essere l’unica beneficiaria dei sentieri che percorre?
    Lo sa che i sentieri, tratturi ecc. per il Codice della strada sono comunque strada? art.3 punto 47 o 46.
    Se lei sotto casa si mette a camminare sulla linea di mezzeria lo sa che fine può fare?
    Attendo una sua risposta pazientemente.

  • manuele rivolta

    buongiorno,
    volevo contribuire partecipando al sondaggio ma non riesco,che strano devo essere impedito,dovrebbe essere così semplice ma non riesco proprio……..
    o c’è un’altro motivo??? vuoi vedere che i risultati
    non sono graditi??? no,no non è possibile. o si???

    cordiali saluti
    manuele rivolta

  • Stefano Contato

    Sig.a Michela,

    Visto che lei si occupa per diletto penso, di animali e natura, e cita degli esempi di inciviltà riguardo i motociclisti, voglio raccontarle almeno un paio di aneddoti.

    Qualche tempo fa mi sono visto recapitare una raccomandata dove mi si richiedeva di partecipare in qualità di teste ad un processo (audizione preliminare in realtà) di un fatto avvenuto nei pressi del lago di Garda (sponda Veronese).
    I fatti.
    Mentre ero nei pressi di una malga, raggiungibile da una comoda sterrata aperta alla circolazione, vedo sopraggiungere una moto che procede a velocità ridotta (quelle moto che in gergo si chiamano on-off ovvero l’equivalente del suv a quattro ruote ). Dal prato alla dx della strada si precipita di corsa un cane di piccola taglia che sorpassa il motociclo e nel tentativo di spaventare il conducente finisce sotto la ruota anteriore del motociclo. Il tizio con la moto cade e si frattura una spalla. Chiamo i soccorsi. Un’ ambulanza preleva il malcapitato a cui do i miei riferimenti. Altre persone presenti intanto inveiscono contro il motociclista che veramente non aveva nessun torto. Questo per farvi capire qual’è l’immagine che è stata creata sui motociclisti. Alla malga nessuno sa di chi è il cane cha comunque ha una targetta al collo, lo portiamo dal veterinario del paese vicino, ma ha una probaile frattura alla colonna vertebrale.
    Penso siano passati un paio d’anni tra l’accaduto e l’udienza. Benchè io sia di Milano mi prendo un giorno di ferie e vado a Verona, il pmi mi fa alcune domande, in particolare relativamente alla velocità del mezzo, se avevo sentito qualcosa di particolare, perchè ho notato l’accaduto e da che parte è sopraggiunto il cane. Do la mia versione dei fatti.
    Presente anche il proprietario del cane che viene ascoltato come tutti i testi in privato a porte chiuse in una stanzetta che da su un corridoio. Il tizio comunque parla a voce alta, non perchè è particolarmente agitato ma perchè è carente d’udito. Da fuori sentiamo cosa dice. In pratica sostiene (è il malgaro…) che mentre era in cima alla montagna (a 3km in linea d’aria) ha sentito arrivare una moto che faceva fracasso e che ha spaventato le bestie. Il cane spaventato è corso a valle per radunare le bestie ma è stato investito dalla moto che secondo la sua descrizione proveniva dalla pare opposta rispetto a quanto effettivamente accaduto. Il signore dice a gran voce che non gli frega nulla di quanto è successo sa solo che “man copà il can” e che vuole essere risarcito per questo.
    Il fratello del tizio che si è fatto male, è un agente della stradale e con lui andiamo a visitare il luogo dei fatti, per pura curiosità. Dall’alpeggio in cima non si vede la strada e soprattutto anche una persona con buon udito non sente se arriva un mezzo. Non so come finirà ma è evidente che l’opinione pubblica ha qualche remora nei confronti di chi va in moto, cosa che non mi sembra molto corretta.

    Caso numero due, parliamo del piacere di poter portare il proprio cane a spasso nel bosco. Siamo in Trentino con amici che hanno un figlio di 6 anni che tiene al guinzaglio il proprio cagnolino (un volpino) Passeggiamo in una stradina nel bosco ed incrociamo altri signori con un Husky libero. I cani si azzuffano ed il volpino muore sotto gli occhi del bambino. Ora non mi sembra che l’incontro sia un gran esempio di civiltà, certi animali sono pericolosi e lasciarli liberi mi sembra più pericoloso dell’incontro con una moto da trial su un sentiero.

    Ultima cosa giusto per segnalare un caso di educazione civica che purtroppo tutti i giorni ci tocca vedere anche per strada.
    Dover fare lo slaloom tra le cacche dei cani sui marcipiedi per chi vive a Milano è la normalità, doverlo fare nel parco giochi in montagna (provincia di Trento) non mi sembra sia normale, non potersi sdraiare nel prato perchè rischi di riempirti… neppure. Cosa dovrei dire dovrei scrivere sul forum che vorrei abolire tutti i cani per questi motivi? Non lo faccio perchè penso che anche loro hanno bisogno del loro spazio.
    Visto che lei si occupa anche di animali, perchè oltre ad un’utile guida su come proteggere i nostri piccoli amici dalle insidie del bosco non scrive una guida di comportamento per i padroni dei cani.
    Perchè invece di parlare di vietare la circolazione delle moto non scriviamo una guida di comportamento dei motociclisti, non so se sia possibile un incontro tra CAI e FMI ma non ritenete che possa essere una strada di dialogo?

    Distinti Saluti

    Stefano

  • Andrea Bianchi

    In risposta al n. 55: come chiaramente indicato in barra laterale al momento non ci sono sondaggi in corso, cioè sondaggi attivi a cui si possa partecipare votando. Se si riferisce al sondaggio sull’uso dei fuoristrada, questo è stato chiuso dopo un mese dal suo lancio, non perchè non siano graditi i risultati, che sono leggibili per tutti nell’archivio sondaggi, ma perchè tutti i sondaggi lanciati hanno un periodo di 1 mese dopo il quale vengono chiusi: dopo quel sondaggio ne sono stati proposti altri due ed altri ne arriveranno in futuro.
    Se vuole dare il Suo contributo al dibattito in corso può farlo atraverso i commenti, tenendo presente che sono accettate tutte le opinioni se espresse con linguaggio rispettoso delle opinioni altrui.

    Andrea Bianchi
    Resp. progetto Mountain Blog

  • manuele rivolta

    in risposta al n.57:la ringrazio per la precisazione ma non ho trovato informazioni circa la durata dei sondaggi se non quella che in questo momento non ci sono sondaggi in corso,ed essendo un nuovo ospite di questo sito è sorto un ragionevole dubbio (peccato però che il sondaggio sia chiuso).Detto questo….
    appassionato di montagna sin da ragazzo ho percorso a piedi sentieri rocce e ghiacci per molti anni sino ad approdare al volo libero(deltaplano),con il quale ho continuato a frequentare le “nostre montagne” da un altro punto di vista.Ora con la stessa passione di sempre percorro sentieri e mulattiere con una moto enduro.Il mio rispetto per la natura è immutato e il mio atteggiamento nei confronti del prossimo tollerante.
    Le polemiche proibizioniste che sempre più spesso ascolto mi fanno sorridere,la montagna è di tutti,
    e la passione per la montagna a piedi o su due ruote,non si soffoca facilmente.La civile convivenza,l’educazione,il buon senso e il rispetto,sono gli unici mezzi perseguibili.I divieti,le leggine e le guardie sortiranno solo l’effetto della clandestinità a tutti i costi.

    cordiali saluti manuele rivolta

  • Antonio Rugi

    La realtà purtroppo è questa, non c’è dialogo.
    Fra l’altro mi sento personalmente preso in giro, va bene che ognuno ha il suo tempo ma così neanche alle poste.
    Signora internet non è il telegrafo, forse non se ne rende conto.
    Fra l’altro lei ha scritto: “E’ ora di finirla! Non restiamo in silenzio!”
    Forza allora la aspettiamo.

  • Pierluigi Berta

    Agli amici del CAI amanti della montagna: sono stato ieri, con la mia moto da enduro, in cima ad una montagna molto bella. Ho seguito i sentieri segnati e alcune mulattiere scavate nella roccia dall’acqua. Non ho incontrato anima viva. Arrivato in cima si gode la vista di una sella morenica priva di vegetazione, con enormi pratoni a cui d’estate TUTTI GLI ANNI viene dato fuoco. I motivi più comunemente addotti (non da me, ma da giornali, autorità, conoscitori e abitanti della montagna), sono: i bivacchi selvaggi con fuochi ovunque (di cui si vedono tracce dappertutto), qualcuno che ha interessi nello spegnimento degli incendi montani, chi pascola animali. Toh… strano! Non vedo gli enduristi… Vabbè, arrivo in cima e, nel piccolo piazzalino dove mi fermo per ammirare il paesaggio raccolgo (e porto a valle) un sacco pieno di piatti e bicchieri di plastica, certo non portati lì dagli enduristi.
    Tutto lì. Una banale esperienza di ieri, sulla montagna dove da 30 anni vado, senza strappare un filo d’erba, sul sentiero sterrato; senza lasciare nemmeno il fazzoletto di carta ecologica con cui mi sono soffiato il naso; senza strappare con la terra le primule, come ho visto fare da escursionisti agghindati di tutto punto, con scarponcini all’ultima moda, zaino pieno (di piatti di plastica…??), calzettoni verdi e regolare Toyota parcheggiato sull’erba a inizio sentiero. Ah… non mancava l’onnipresente pallone e pargoli che si apprestavano a giocare, naturalmente su un prato con due alberi come porta… Passando di fianco al Toyota, sapete cosa c’era sul finestrino?? Lo stemma blu con l’aquila del CAI… Vabbè… magari l’auto era di seconda mano e l’adesivo già c’era…
    Saluti, amici. Apriamo gli occhi; per bene, però… Cerchiamo solo di non vedere la pagliuzza nell’occhio del motociclista e non vedere la trave nel vostro.
    Con rispetto.

    Pierluigi Berta

  • Stefano Contato

    Volevo rispondere al Sig. Antonio Rugi relativamente al dialogo con la Sig.a Michela. Ho l’impressione che non riceveremo mai una risposta. Cosa pensa che ci possa ripondere? In un blog dove il tema dovrebbe essere il dialogo con altri frequentatori della montagna un paio di personaggi scrivono “TRANNE CHI VA A PIEDI TUTTI GLI ALTRI FACCIAMOLI FUORI…”. Più di una volta ho scritto a qualche giornale che aveva scritto delle, diciamo “inesattezze”, riguardo questioni di impatto con l’ambiente. Pensa che mi abbiano mai dato risposta. No perchè l’articolo era costruito per dare “supporto” a qualche attività che nascondeva in quel caso, qualche interesse.
    Se è così questo non è più un blog ma una bacheca dove si dovevano incontrare persone che hanno la stessa dottrina. Essendo in questo momento il blog di discussione frequentato anche da persone che la pensano diversamente ho l’impressione che gli “abitanti locali” del blog si siano trasferiti altrove…

    Stefano

  • Antonio Rugi

    “Tempo al tempo: personalmente non leggo il blog tutti i giorni!”
    Manco tutte le settimane.
    Anche sulla e mail personale non risponde, mah sarà in montagna.
    Sono indeciso se pensare ad “arroganza”, oppure “paura” oppure “coda di paglia” oppure “beata ignoranza”.
    Chissà, io intanto aspetto e aspetto e aspett….

  • Oneshot

    A me sembra che:

    – chi vorrebbe andare in moto in montagna è costretto ad essere fuori legge perchè non ci sono percorsi dedicati. Non c’è regolamentazione salvo i divieti…

    – non solo non esistono percorsi dedicati ma non esiste una regolamentazione ufficiale di comportamento, salvo il buon senso di ognuno che purtroppo non è di tutti.

    – peraltro nessuno cita i problemi veri dell’alterazione dell’ambiente sulle nostre (vostre) montagne, esempio: estensione dei centri abitati (vedi quei comuni che in estate quadruplicano gli abitanti), traffico, inquinamento dovuto alla coltivazione intensiva di alberi da frutto, vitigni ed agricoltura in genere.

    – così come dicono i sig. 36 3 e 37 sembra che l’ambiente è una bella scusa per appropriarsi di una risorsa che non è ad uso esclusivo dei soci del CAI

    – ricordo, per chi non lo sapesse che Trial ed Enduro sono degli sport che hanno campionati regionali, italiani europei e mondiali al pari dello sci del tennis e del calcio. Purtroppo smuovono piccoli interessi perchè siamo in pochi a praticarli… di conseguenza nella finta democrazia in cui viviamo possiamo essere calpestati impunemente.

  • Carlo Serreli

    Salve a tutti! Sono un agente di polizia municipale del Nucleo di Vigilanza Ambientale di un Comune in Sardegna.Vado al lavoro in bicicletta. Mi piace la montagna, che frequento a bordo della mia moto da enduro. Purtroppo solo una o due volte al mese, causa famiglia. Frequento la montagna per lavoro, non ho mai visto una moto arruginita e abbandonata come invece mi capita con le auto….Le nostre spiagge sono frequentate da utenti che al termine della giornata abbandonano i rifiuti dietro i cespugli, tra questi non mi è mai capitato di multare motociclisti.
    Non voglio generalizzare, mi sembra solo che i pseudo amanti della montagna lo siano solo dopo che scendono dall’auto…Che dire poi dell’enorme quantità di cartucce sparate e poi abbandonate in terra dai cacciatori? Facciamo tutti un esame di coscienza e cerchiamo UNITI di salvaguardare la natura in tutti i suoi meravigliosi aspetti.
    Carlo

  • Stefano Contato

    Penso sia utile che leggiate questo, giusto per capire meglio le esigenze degli altri.

    http://www.consiglio.regione.lombardia.it/Nuovo/scrivial/leggionline/testi/PDL00029-00.doc

  • Antonio Rugi

    20 giorni.

  • Stefano Contato

    Leggendo qua e là … ho visto che ci sono parecchie zone montane e collinari, dove le montagne diventano cave per cemento od altri scopi, faccio alcuni esempi per rendere giusto l’idea:
    – Toscana zona di Pietrasanta,
    – Marche, S.Vicino nel Parco delle Gola della Rossa,
    – Trentino Val di Non cave di Tassullo,
    – Orobie e Prealpi Bergamasche, dalla Val Cava fino ad Iseo è uno scempio,
    – Parma, Val Taro,
    – Piacenza, Val di Nure, Val di Ceno
    – Padova, Colli Euganei
    – …..
    Dalle foto satellitari non ho visto segni di passaggi di moto o jeep, ho visto delle cave e degli impianti di sci con montagne disboscate per fare le piste..
    Potremmo andare avanti. Ora non è che dove ci sono interesi economici tutti stanno zitti (cai, legambiente, verdi e co.) mentre deviano l’attenzione su altri “problemi”?
    Il calcio insegna … tra due o tre settimane, dopo il poco che è stato fatto sarà tutto come prima, appunto bisogna salvaguardare gli interessi economici…

    Stefano

  • Antonio Rugi

    Is There Anybody Out There?
    24 giorni tra poco 25

  • Paolo Viglietti

    andando in montagna (a piedi), ho visto dei dissesti causati dai cosiddetti tagli, disastrosi, fatti da gente che non segue il viottolo segnato.
    Le conclusioni che traggo sono, che le persone di buon senso e rispettose della natura e dell’altrui sensibilità, difficilmente fanno danni.
    A chi pensa di poter proibire totalmente a qualcuno qualche cosa, prego di pretendere anche l’uso delle galosce nelle escursioni, in quanto gli scarponi con quei carri armati possenti, fanno veramente danno al territorio.
    un saluto a tutti, Paolo Viglietti.

  • Antonio Rugi

    1 mese, signora Michela la posta dei Flintstone era più veloce.
    Ma poi questa figura davanti ai suoi colleghi…
    Per due fili d’erba, signora non ne valeva veramente la pena.
    Ossequi

  • Franco Marrimano

    Io abito in valbrembana, ci vivo , ci lavoro, e pago le tasse al mio comune.
    Ritengo del tutto inopportuno ed arrogante l’intervento del sig Tagliaferri Giorgio, e di chi lo asseconda. Costui non solo viene qui ad inquinare la nostra aria con la sua automobile, a rubarci funghi, mele, castagne, e via dicendo, ma si prende anche la libertà di lamentarsi di quello che non gli piace!
    A me da fasttidio che persone che lavorano e vivono in latre città, vengono qui pretendendo di imporre regole per fare in modo che loro abbiano più piacevole la loro gita!
    Io non mi sogno di chiedere che a milano si blocchino le macchine, perchè lo smog mi da fastidio se vado in piazza duomo o a fare compere, eppure loro vengono qui a dire cosa gli da fastidio.
    Noi siamo gente di montagna, tagliata col falcetto, ci piace la natura, la rispettiamo, viviamo con i boschi, ed i loro frutti, ed il territorio che ci circonda lo dimostra, ma amiamo anche le moto lo sci ( visto che il sig andra a sciare non si preoccupa dei boschi tirati giù per fare le piste), le biciclette, l’alpinismo, ecc ecc.
    Anche se lasciamo qualche chiodo su una parete,o un solco su qualche strada, siamo molto più ecologisti di chi si permette di criticare quello che non gli piace.
    Se al signore in questione non gli piace quello che fanno gli abitanti del posto se ne stia a casa sua, a lamentarsi del proprio vicino che ha la macchina più grossa della sua e occupa più parcheggio!

  • giulio

    Sig. Franco, post.n° 71, condivido pienamente ciò che dice, ha reso perfettamente l’idea di come è posta la situazione pervietare la circolazione di moto e mtb sui sentieri, ci sono molti che pretendono di regolamentare le cose in casa di altri perchè a loro piace sfruttarla in altro modo …. tanto poi ci sono gli abitanti che la rendono fruibile e visitabile per tutti, boschi, sentieri e mulattiere compresi!

    Cordialità, Giulio

  • Marco Lavezzo

    Sono alquanto deluso dalla piega assunta da questo blog: ma non è la discussione dedicata alla mtb? perché allora si continua a parlare di moto e fuoristrada? mi permetto di ricordare che è ancora attiva la discussione sull’apposita pagina, che sarebbe opportuno utilizzare allo scopo.

    Da un lato, mi spiace vi sia questa confusione, che associa i mezzi motorizzati alle biciclette. Purtroppo i luoghi comuni sono duri a morire, come dimostra (è già stato detto) la foto di apertura, che confonde il downhill con il cicloescursionismo: è come confondere lo scialpinismo con il salto dal trampolino… Spero sia chiara a tutti, ai Soci CAI principalmente, la differenza che passa tra le diverse discipline.

    Tuttavia l’altro lato della medaglia mi rincuora: evidentemente chi è appassionato di cicloescursionismo non ama impelagarsi in sterili diatribe e preferisce andare montagna e condividere la propria sana passione, magari organizzando uscite sociali in mtb: sono centinaia, in tutta Italia.

    Meglio così. Dare il buon esempio vale più di mille parole o di tante grida. Anche se non fa rumore…

    Buone pedalate a tutti, nel rispetto del nostro codice di autoregolamentazione (www.mtbcai.it).

    Marco

  • Antonio Rugi

    Vede sig Lavezzo il suo atteggiamento sarà quello che farà vietare tutto il comparto fuoristrada.
    Le ricordo che anche lei usufruisce di un mezzo meccanico, che anche le biciclette sono soggette al codice della strada.
    I codici di comportamento ci sono anche per le altre categorie, si legga:
    http://www.enduroterni.com/index.php?option=com_content&task=view&id=173&Itemid=2
    C’è un piccolo passaggio che la interessa.

    PS
    Non l’ho scritto io.

  • Antonio Rugi

    Il clima di intolleranza crea questo:
    Dal tg5 8/4
    Motociclista muore sgozzato da un filo spinato
    È stato sgozzato da un filo spinato teso tra due paletti di ferro, che delimitava i terreni di due proprietà. Una morte atroce per Marco Badiali, un ingegnere modenese di 48 anni appassionato di motocross. Ieri, dopo aver corso per le strade sterrate del comune di Pavullo, sulla montagna modenese, assieme ad alcuni amici, l’ingegnere ha deciso di affrontare un tratturo che avrebbe permesso di scavallare una collina. Un percorso poco frequentato ma conosciuto da tempo. Davanti a un dosso Marco Badiali ha accelerato per oltrepassarlo di slancio, ma s’è trovato di fronte un filo spinato tirato ad altezza d’uomo. L’ingegnere modenese, sbalzato di sella, è caduto a terra parecchi metri più avanti, senza vita. Inutile il soccorso degli amici che hanno tentato di tamponargli la ferita, invano: l’uomo è morto dissanguato. Marco Badiali era legato al Club Brancolupi di Modena, che da anni organizza escursioni motociclistiche, per luoghi impervi e suggestivi per unire l’avventura a un turismo particolare. Secondo una prima ricostruzione il filo spinato sarebbe stato steso da poco tempo. Ora si indaga se la responsabilità possa cadere su un proprietario della zona.

  • Antonio Rugi

    Fra l’altro il povero Marco ha postato anche in questo forum N° 41 !!!!

  • Antonio

    L’uso delle carreggiate (e non dei sentieri) credo che sia da riconoscere come sostanzialmente libero per tutti (pedoni, cavalli, bici, mezzi motorizzati). I sentieri invece devono essere di solo uso pedonale.
    Il vero problema la mancanza di rispetto nel prossimo. Pensate per esempio cosa puo fare il cacciatore!! puo andare in tutti i fondi privati a sparare a selvaggina nel limite della legge in materia !! questa libertà a mio parere troppo ampia non puo che fare riflettere sulle libertà che si dovrebbero lasciare ad altri.

  • Fabio

    Premetto non ho nulla contro i bike park.
    Leggo il numero di maggio dello Scarpone, alla pag. 16 c’è la notizia che Bardonecchia comunica l’apertura per il secondo anno del bike park.
    Non riporto il testo ma penso che questa notizia così come esposta, poteva essere pubblicata da qualsiasi altra rivista ma non dallo Scarpone, è come se Greenpeace invitasse a trascorrere una vacanza su una baleniera.
    La stampa sociale dovrebbe valutare meglio le notizie da pubblicare, dare notizia dell’entrata in funzione di un bike park (400 km di sentieri e tre impianti!!!) non è sbagliato ma bisogna farlo in modo diverso con una analisi e una critica costruttiva se necessaria.
    Fabio

  • Fabio

    Agosto 2007, mese storico per l’Assietta e la sua strada. Finalmente è stata chiusa ai veicoli motorizzati, ma solo per i giorni festivi e solo per il mese di agosto. Un primo passo, speriamo, per una regolamentazione delle strade in quota. Ho approfittato di questa occasione per fare un giro, non sembrava vero: niente auto, niente moto, solo bikers ed escursionisti, ma sopratutto silenzio.

    Vedere escursionisti mi ha fatto molto piacere poiché nei giorni rumorosi e polverosi, da quelle parti sono merce rara.
    Ho incontrato una moto, ma era il pastore della Margheria dell’Assietta che rientrava accompagnato dai suoi tre cani, che incrociandomi si è fermato e salutandomi molto cordialmente è ripartito.
    Ho visto un fuoristrada, ma era del Parco del Gran Bosco che è rimasta ferma per oltre cinque ore, forse per rispettare il divieto di circolazione?
    Come d’abitudine su queste strade pedalo sempre attento al rumore di motori, quasi mai lenti ed educati, riuscirò nei prossimi anni ad abituarmi al silenzio dell’Assietta?
    Fabio

  • alberto

    beh…io spesso pedalo sul monte maddalena a brescia, devo dire che è ben tenuto la dove è frequentato….ma purtroppo ci sono dei punti, sul versante di caionvico, dove devi stare attento, per esempio, ad una catena, messa a sbarramento di una strada ma mal segnalata. un mio amico ha fatto un volo e per caso non si è spaccato l’osso del collo

  • Stefano

    Per Fabio

    Sarà contento, tra poco avrà ancora più silenzio visto che l’Assietta verrà asfaltata, dovrà cambiare bice e stare attento ai pulmman che porteranno turisti.

    Vedo che in questo post c’è in risposta a Michela, un messaggio di Marco Badiali, che per colpa di un amante della natura e del silenzio è morto a causa di un filo spinato teso di proposito. Veramente siete bella gente.

    Saluti

  • Buongiorno, porto anch’io il mio piccolo contributo rendendo noto a tutti che, dopo il primo viaggio in mtb dedicato alle Alpi (2005), ho concluso anche i sopralluoghi sull’Appennino, trovando un percorso “quasi” ideale per pedalare da trieste a reggio calabria.
    Sul mio sito (www.bike8000.it) tra pochi giorni sarà disponibile il libro elettronico dedicato a questa nuova avventura.
    Sta così per nascere il CICLOSENTIERO ITALIA , un percorso fatto SU MISURA per i cicloescursionisti che amano andar lenti.
    Saluti a tutti
    Claudio

  • Giorgio

    Prendo spunto di questa interessante ed utile discussione per commentare la lettera del socio di Trieste sull’ultimo numero dello Scarpone. Ovviamente ognuno è libero di avere una propria opinione, ma quello che mi stupisce nella critica verso i percorritori in MTB dei sentieri alpini è l’accusa di “cupo sferragliare” che farebbero i ciclisti, rompendo così il religioso silenzio delle montagne e vallate.
    E’ vero che ogni mezzo meccanico – pur privo di motore – genera rumori e le bici sui sentieri di montagna, ovviamente in discesa, provocano qualche decibel in più rispetto al rumore di scarponi, ciaspole, sci, ecc. ecc. (tanto per citare i vari mezzi meccanici non motorizzati che si usano in montagna), ma credo che questi “decibel” in più siano ragionevolmente di molto inferiori a quello che si può definire mediamente un rumore molesto. Molto probabilemente un gruppi di 10 o 20 escursionisti che parlano, cantano ed avanzono con relativi bastoncini emettono più decibel di un paio di ciclisti che scendono da un sentiero…..
    Mi sembra francamente una guerra fra “poveri” …. vorrei tanto far riflettere il socio di Trieste che il “rumore” è proporzianato più al numero di esseri umani ed al loro eventuale comportamento che non ai mezzi non morotizzati che potrebbero avere …

    Cordiali saluti, Giorgio

  • Marco Lavezzo

    Certo il citato socio triestino nella propria lettera dimostra di non aver capito il senso dell’intervento dell’amico Corrado, al quale contrappone un “cupo sferragliare” (ma che? paragonare una bici ad un treno?).

    Il messaggio che molto faticosamente i cicloescursionisti CAI stanno cercando di diffondere è questo: non confondiamo attività diverse comprendendole genericamente sotto un’unica etichetta.

    Se dico “sci” ho detto tutto e niente: sci da discesa o sci da fondo? oppure da scialpinismo o da slalom gigante? telemark o fondo escursionismo? da salto dal trampolino o da free-ride? Lo stesso vale per la cosiddetta “mountain bike”. non si può assolutamente paragonare il downhill o il cross-country agonistico al cicloescursionismo! (queste cose le ho già scritte, vedi n. 73)

    Eppure non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire. Non c’è maggior ignorante di chi presume di sapere senza conoscere l’argomento.

    Noi cicloescursionisti del CAI caparbiamente cerchiamo di far capire la differenza. Malgrado gli ostacoli che i mezzi di informazione ci pongono (chiaro: economicamente non siamo appetibili, è meglio far vedere che si deve inchiodare la ruota, così si vendono più copertoni; è meglio andare a rotta di collo, così la bici si usura più in fretta e si vendono più pezzi di ricambio).

    Il 18-19 ottobre ci sarà il primo raduno nazionale CAI di cicloescursionismo: se siamo ospiti dell’Ente Parco dell’Aveto forse vuol dire che non siamo proprio dei devastatori di sentieri irrispettosi della natura.

    Il convegno di sabato prossimo servirà a mettere ancora una volta i puntini sulle i e speriamo che finalmente qualcuno capisca la nostra lingua e la smetta di paragonarci a chi non c’entra nulla con noi.

  • Lamar

    Ho appena ricevuto lo Scarpone e leggo l’ennesima lettera contraria alla mtb. Tutto questo stride con quanto riportato nell’introduzione di questo blog: ” il CAI ha istituzionalizzato l’attività di MTB nella forma del cicloescursionismo”.
    Il fatto è che questo caro e rispettabile Socio, dall’alto dei suoi 65 bollini pagati alla SAT , non ha capito un bel niente di quello che c’era scritto nell’inserzione da lui citata. Se andasse a rileggersi con attenzione l’annuncio del convegno “in punta di pedali” troverebbe piena risposta alla sua domanda.
    Noi, che paghiamo i bollini da meno anni, vorremmo ancora poter far parte del CAI non solo per andare in bici, ma per condividere un certo modo di andare in montagna.
    Già in passato il CAI ha sbattuto la porta in faccia alle nuove forme di frequentazione (FASI docet): vogliamo che si ripeta la storia anche con la mtb? Perché mai il CAI dovrebbe rinunciare alle proprie prerogative in campo escursionistico, a prescindere dall’attrezzo?
    Se lo Scarpone continua a dare spazio a interventi di questo tipo, mi domando a cosa sia servito il congresso di Predazzo…

  • Marco Lavezzo

    Il lungo cammino dei Soci CAI appassionati di mtb ha raggiunto un importante traguardo: ora il Cicloescursionismo è stato riconosciuto quale attività istituzionale del CAI (vedasi news su http://www.cai.it).
    Non è certo il punto di arrivo: si tratta di una tappa importante che sancisce un certo modo di andare in montagna e rilancia lo spirito della frequentazione consapevole anche in sella ad una bicicletta.
    Il prossimo passo sarà quello di divulgare il più possibile lo spirito che ci anima, per far sì che in ogni parte d’Italia l’impiego sostenibile e rispettoso della mtb possa affermarsi e diventi pratica comune.

  • Roberto

    Frequento il parco delle colline bresciane (la Maddalena).
    Se non parliamo di cicloescursionismo ma di discese con biciclette speciali, con percorsi costruiti sui sentieri, salti e quant’altro, quali sono le norme che regolamentano tale pratica? legislativamente e’ consentita?
    Grazie e un saluto a tutti.
    Roberto

  • Marco Lavezzo

    @Roberto
    Anzitutto apprezzo la Sua premessa: è infatti doveroso distinguere il cicloescursionismo da altri impieghi della bicicletta, distinzione che Lei stesso ha colto anche nella particolarità dei mezzi.

    Difficile rispondere alla Sua domanda: dipende dalla legislazione locale. In assenza di regolamentazione, la circolazione delle biciclette anche sui sentieri è normata dal Codice della Strada, che impone velocità commisurata alle condizioni del percorso, precedenze ecc.ecc.
    Se il sentiero è stato costruito ex novo ovvero accomodato ad arte per consentire una particolare pratica ludico-sportiva (con riporti di terra, pedane di legno o quant’altro), si pongono due casi: o l’intervento è abusivo oppure è stato autorizzato dagli enti preposti (comune, forestale, enti parco, ecc.) su progetto specifico. Di solito questo tipo di intervento è abusivo (non si rispetta neppure la proprietà privata), creato da chi ritiene che un bosco o un sentiero sia proprietà di nessuno e che sia lecito farvi qualunque cosa. Nel qual caso, sarebbe opportuno procedere ad un esposto al fine di verificare che non vi siano situazioni di pericolo per la pubblica incolumità o altre inadempienze. Se invece l’intervento è stato autorizzato, il percorso “dovrebbe” essere segnalato da idonea cartellonistica.

    La Commissione LPV di cicloescursionismo da sempre combatte l’impiego di sentieri a fini ludico-sportivi e ne raccomanda la percorrenza solo con spirito escursionistico, che presuppone tecniche di guida rispettose dell’ambiente e finalizzate alla sicurezza propria ed altrui, mettendo in atto comportamenti di rispetto recicproco verso gli altri fruitori dell’ambiente. Le cosiddette discipline gravity devono essere praticate solo su percorsi appositamente adibiti (i cosiddetti bike-park), che non devono coincidere con la rete escursionistica.

    Cordialmente
    Marco Lavezzo

  • Commento n° 6

    Va bene, ma oggi è il 15 Aprile 2009 e la foto è sempre quella…………. A qualmcuno potrebbe sorgere il dubbio che affliggeva l’Autore del commento n° 3………