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22 febbraio 2019

Alpinismo e Spedizioni · Vertical · Resto del Mondo

Adam Bielecki: “Rimarrei deluso se la prima invernale del K2 avvenisse con l’uso di ossigeno supplementare”

Adam Bielecki. Fonte: facebook

Invernale al K2. L’opinione dell’alpinista Adam Bielecki

L’alpinista polacco Adam Bielecki, classe 1983,   ha al suo attivo due prime invernali, il Gasherbrum I  nel 2012 e il Broad Peak nel 2013,  senza ossigeno supplementare, e un  tentativo invernale sul K2, a gennaio 2018. In quest’ultima occasione, il polacco è stato protagonista con Denis Urubko dell’audace salvataggio  di Elisabeth Revol sul Nanga Parbat,.

Quest’inverno Adam si è preso una pausa.

Intervistato da Michal Gurgul di Wspinanie, Bielecki si è espresso sulle spedizioni invernali attualmente in corso sul K2.

Come valuti i progressi di entrambe le spedizioni sul K2?

La strada verso la vetta per entrambe le squadre è ancora lontana e molto può succedere. Osservo il corso degli eventi con grande calma. Forse più dei sostenitori, probabilmente perché sono consapevole di quanto sia difficile scalare  il K2 in inverno.

Ci sono possibilità che uno dei team raggiunga la cima?

Molto poche. E non perché non siano bravi alpinisti, ma perché chiunque vada lì, compresi noi, ha solo poche possibilità di arrivare in cima. Tutti pensiamo che sarebbe bello se il K2 fosse conquistato dai polacchi. Ma è ovvio che la montagna non è nostra. Se le condizioni lo permetteranno e qualcuno sarà abbastanza  onesto e conquisterà la vetta del K2 senza ossigeno supplementare, allora avrà tutta la mia stima.
Ho tanti altri obiettivi alpinistici, la mia vita andrà avanti… Se non lo conquisteranno, non sarà un problema. Dopo il digiuno tornerò e tenterò la prima invernale sul K2. In un modo o nell’altro, mi servirò sicuramente dei risultati di questi team.

Onestamente, cioè senza ossigeno.  Perché la pensi così?

Quando Peter Habeler e Reinhold Messner nel 1978 conquistarono l’Everest senza ossigeno supplementare, dimostrando che era possibile, diedero il via all’era della conquista sportiva dell’Himalaya senza “aiutini”, cioè senza ossigeno supplementare.
Se parliamo di sport agonistico, dovremmo pensare all’alpinismo senza ossigeno supplementare aggiuntivo. Ad esempio, conquistare l’Everest con l’ossigeno è un grande successo, ma solo a livello personale. Nella dimensione sportiva, sarà un successo se conquistato senza ossigeno. Proprio come con una maratona – 4 ore sono un successo personale, 2:15 è anche un successo personale ma è un’impresa sportiva. Lo stesso vale in alta montagna.

K2, inverno 2019. Foto Vassily Pivtsov. Fonte: facebook


Rimarresti deluso se il K2 fosse conquistato per la prima volta in inverno con l’ossigeno supplementare?

Mi sentirei profondamente deluso. Sentirei che questa è la profanazione di una bella sfida sportiva.

Le montagne sono una zona di libertà. È bello che ognuno di noi definisca i limiti dello stile in cui muoversi e che rimanga tale. Tutto va bene fintanto che sia detto onestamente come abbiamo conquistato la montagna.

Se qualcuno ha l’idea di usare la borsa di Gamowa, e  i russi lo hanno detto apertamente,  penso che vada bene. La userei da solo? Non lo so, non ci ho mai pensato. Tuttavia, non ho mai usato l’ossigeno supplementare e non lo userò.

“Con ossigeno” o “senza ossigeno”: questa è una chiara differenza. Ma ci sono altri aiuti artificiali minori, tra cui medicine e stufe – so che ne hai parlato con Denis.

Denis crede che suppporti per il riscaldarsi siano un aiuto artificiale. Gli ho chiesto perché ha usato le scarpe. Dovremmo forse andare nudi? Dopotutto, ogni articolo dell’equipaggiamento può essere considerato un supporto artificiale – un aiuto tecnologico.

I confini dello stile saranno sempre dettati in modo arbitrario e non ne usciremo. Ognuno determina questi limiti a proprio uso. Secondo me, la chiave principale è scalare in armonia con se stessi e secondo regole autoimposte, e in secondo luogo, è importante essere onesti nel corso della spedizione e nella comunicazione dello stile.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Arrampicata su ghiaccio a Kandersteg. Quindi  sulle pareti settentrionali, dipenderà dal tempo che si tratti di Grindelwald, Zermatt o Chamonix. Mi piacerebbe scalare nella zona alpina, sulle grandi pareti settentrionali. Mi sto allenando per il prossimo progetto, che prenderà il via ad aprile di quest’anno. L’obiettivo è di tornare all’inviolata parete Nord-Occidentale dell’Annapurna, dove vorrei aprire una nuova via in stile alpino. È la mia ossessione da alcuni anni.

Adam Bielecki sulla parete occidentale del Gasherbrum II nel 2018. Foto: arch. A. Bielecki