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11 settembre 2019

Alpinismo e Spedizioni · Vertical · Resto del Mondo

Alex Txikon non tenterà il K2 quest’inverno

Alex Txikon. Fonte: facebook

L’alpinista spagnolo  lo ha annunciato sui suoi canali social, senza precisare un eventuale altro obiettivo. Spiega Txikon: «vista la grande aspettativa generata da molti che vogliono tentare quest’anno, abbiamo deciso, con mio rammarico, di non tornare al K2 quest’anno»

Dal post pubblicato ieri da Alex Txikon, sui suoi canali social:

«Ciao cordate !!!
Dopo il nostro ritorno dal K2 (8.611 m), abbiamo avuto l’opportunità di viaggiare e scalare in molti posti – abbastanza, ma mai abbastanza.
Siamo già alle porte dell’autunno e l’inverno sta arrivando. Durante questi ultimi mesi abbiamo guardato al K2, pieni di forza, energia e motivati per un nuovo tentativo, ancora di più dopo la nostra prima spedizione. E’ stato un anno positivo, innovativo, in cui abbiamo appreso molti cose fondamentali per il raggiungimento del nostro obiettivo in futuro. Tutto questo, e la lunga esperienza accumulata in così tante spedizioni, molte delle quali invernali, ci rende consapevoli che abbiamo davvero molto da offrire.»

“Dopo otto stagioni di spedizioni invernali, riteniamo che questo non sia il nostro momento”

K2, inverno 2018-2019. Foto: Alex Txikon

«Nelle spedizioni invernali devi stringere i denti da quando lasci il campo base. In inverno, la velocità prevale sul vecchio stile sovietico di resistenza nei campi di alta quota. Devi essere in grado di far fronte a temperature di 40 gradi sotto zero e venti estremamente violenti, non i 12 gradi sotto zero del giorno della vetta del K2 dell’anno scorso. In inverno, l’esposizione e l’impegno sono molto alti e penso che solo pochi alpinisti abbiano sufficienti capacità per scalare – ora – il K2 invernale.
Un altro dettaglio importante, nella primavera del 2004, ad esempio, al Makalu (8.463 m) eravamo poco meno di 20 persone, oggi possono arrivare ad essercene 400. E non è tanto una questione di quanti eravamo allora o quanti siamo ora, ma di come si fanno le cose.
Ora le tendenze negli ottomila sono  lontane dalle spedizioni di un tempo. Un dato di fatto: se analizziamo le attività svolte al di sotto degli ottomila metri, tralasciando montagne come Muztag-Ata, Lenin, Aconcagua, ecc. dove molti si concentrano in determinati periodi dell’anno, la maggior parte sono spedizione innovative, in stile alpino e con un approccio alpinistico alla montagna molto elevato.
A differenza di quanto accade nei “Big 14”, in cui la foto di vetta prevale su tutto ciò che è veramente importante e ciò che è veramente rilevante, diventa irrilevante.
Oggi, chiunque voglia salire – non scalare – montagne di ottomila metri, è facilitato, in rete ci sono tutte le informazioni. Con una buona preparazione puoi raggiungere risultati come quello che sta per completare il nepalese Nirmal Purja (a proposito, quanto sono contento che sia un nepalese!). Quindi, chiunque voglia le vette puo lanciarci alla loro conquista.
Da parte nostra, credo che dalla nostra prima spedizione invernale abbiamo cercato di mostrare la realtà con obiettività. Abbiamo cercato di essere fedeli ai nostri principi, ai nostri valori, evitando di cadere negli standard e nei parametri attuali.

Durante la prima invernale sul Nanga Parbat, 2016. Da destra: Ali Sadpara, Simone Moro, Tamara Lunger, Alex Txikon


Vorrei ricordare che non molto tempo fa, nel 2016, eravamo al Nanga Parbat. Frutto di un duro e arduo lavoro di Ali Sadpara e del resto della squadra, siamo riusciti ad equipaggiare il versante del Diamir sulla via Khinsofer. Quando ci mancava solo l’attacco alla vetta, abbiamo invitato due persone ad aggiungersi al nostro gruppo.
Ed ho avuto qui la dimostrazione di come la collaborazione tra due spedizioni possa dare risultati molto differenti, a seconda della serietà e del grado di coinvolgimento.

Nel 1895 si tentava per la prima volta una montagna di 8000 metri, il Nanga Parbat e questo capitolo iniziato più di 100 anni fa, si completò con la prima scalata invernale del Nanga il 26 febbraio 2016.

Senza dubbio siamo stati capaci di scrivere questo capitolo della storia perché abbiamo realizzato un lavoro magnifico unendo le forze, senza competizione.
Per tutti questi motivi e vedendo la grande aspettativa generata dai molti che vogliono tentarlo, abbiamo deciso, con grande rammarico, di non tornare al K2 quest’anno, nonostante la gran parte della nostra squadra sia in Pakistan, in quello stesso campo base.
Dopo 8 stagioni di spedizioni invernali, sentiamo che questo non è il nostro momento, quindi prendiamo il biglietto e passiamo all’ultimo posto della fila.
E auguriamo a tutti quelli che lo tenteranno quest’anno, tutta la fortuna del mondo, e che il K2 dia loro l’opportunità che non ha dato a noi.»
Saluti.” (Alex Txikon)