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21 febbraio 2020

Alpinismo e Spedizioni · Vertical · Resto del Mondo

Denis Urubko: addio agli 8000. Wielicki: “Non è tipo da riposare sugli allori”

Denis Urubko durante il tentativo invernale in solitaria al Broad Peak (16-17 febbraio 2020). Foto: Denis Urubko/facebook

Urubko conferma: “voglio abbandonare l’alpinismo rischioso…”

Denis Urubko, 46 anni, dice addio alle spedizioni alpinistiche sugli 8000 dopo due decenni. “Ho intenzione di abbandonare l’alpinismo rischioso, su qualsiasi montagna”, ha confermato Denis a Desnivel.com. “Voglio camminare su colline e fare arrampicata su roccia.”

In realtà il celebre alpinista lo aveva già anticipato, prima di partire per il Broad Peak, anche se pochi lo hanno preso sul serio.

Il russo, con passaporto polacco, è stato in cima agli ottomila 22 volte, l’ultima nell’estate 2019, quando in solitaria ha aperto una nuova via sul Gasherbrum II.

Ispirato da Messner

La passione di Urubko per le montagne è iniziata da bambino, quando suo padre lo portava a caccia, ma è “scattata” realmente la prima volta che ha aperto una rivista di alpinismo, in cui si segnalava la salita in solitaria del Nanga Parbat firmata da Reinhold Messner e quella di due kazaki che avevano aperto una nuova via sul Dhaulagiri. “Da quel momento in poi, l’alpinismo è diventato  il mio “dio” da seguire “, ha raccontato Denis al blogger Stefan Nestler, durante un incontro all’International Mountain Summit 2010 a Bressanone, in Alto Adige.

invernale al Broad Peak. Fonte: Denis Urubko/facebook

Due prime salite invernali su ottomila

Urubko è cresciuto sull’isola russa di Sakhalin, per essere vicino alle montagne. Si trasferì in Kazakistan all’età di 19 anni. Sebbene all’epoca fosse ancora un cittadino russo, si arruolò nell’esercito kazako. Il motivo? Lì c’era un gruppo alpinistico sportivo. Denis scalò spesso sulle montagne del Tian Shan – anche in inverno – mentre si allenava per le spedizioni in Himalaya e Karakoram, che già sognava in quel momento. Nel 2000, Urubko scalò il Monte Everest e, nei nove anni successivi,  anche i restanti 13 Ottomila – tutti senza l’ausilio di ossigeno supplementare, a volte attraverso nuove vie o, come sul Lhotse, in solitaria. Denis ha compiuto le prime salite invernali di Makalu (con Simone Moro, 2009) e Gasherbrum II.

“Piolet d’Or” per la nuova via sul Cho Oyu

Nel 2010, Urubko e Boris Dedeshko ricevettero il Piolet d’Or, l’Oscar dell’alpinismo. L’anno prima avevano scalato la parete Sud del Cho Oyu in Nepal, attraverso una via difficile. “È stato il viaggio più pericoloso della mia vita: valanghe, maltempo e le nostre pessime condizioni”, ha riferito Urubko a Nestler. “A volte, ancora oggi, mi sveglio di notte ricordando quei momenti e, con difficoltà, riesco  a riaddormentarmi di nuovo. “

L’arrampicata come una forma d’arte

Per Urubko l’arrampicata non è solo uno sport. Lo scalatore ha raccontato a Nestler:  “Molti anni fa, ho provato a recitare. Per me l’arte gioca ancora un ruolo importante: avere paura del palcoscenico, esprimermi, rischiare. Rilascia adrenalina come scalare su vie pericolose e lottare per la sopravvivenza”.

Denis, principalmente alla ricerca di avventura, in montagna si sente libero. “In montagna posso cambiare le situazioni con le mie mani e la mia sola forza di volontà.”
Ora, per lui, è tempo di nuove avventure.

Il parere di Wielicki: “Urubko non è tipo da riposare sugli allori…”

Invernale al K2. Urubko e Wielicki. Fonte: Ostatni Szczyt Dla Polakòw

Il grande alpinista polacco Krzysztof Wielicki, Piolet d’Or alla Carriera, ha dichiarato in un’intervista rilasciata a Onet.pl.:

“Sono sorpreso dalla notizia sulla fine della carriera di Denis. So che vorrebbe leggere il giornale in un bar di Bergamo (dove Urubko vive) in età avanzata, ma ora ha solo 46 anni, e dov’è la sua vecchiaia? La dichiarazione di Urubko ha suscitato in me sentimenti contrastanti. Non significa che voglia davvero mettere fine alla sua carriera.

“Forse la sua affermazione è frutto dello stato d’animo attuale legato all’insuccesso della spedizione invernale al Broad Peak: credo sia una possibilità. Sicuramente continuerà a scalare, questo è certo, lo conosco. Non è il tipo  che riposerà sugli allori. Forse non rischierà così tanto, perché si è reso conto di essere già entrato nella storia dell’himalaismo. Al K2, è caduto in un crepaccio, anche al Broad Peak ha vissuto una situazione di pericolo. Probabilmente ha capito che la fortuna non dovrebbe essere sfidata”.

Wielicki e Urubko sono amici da molti anni, ma durante l’ultima spedizione al K2 il il loro rapporto è stato messa a dura prova. Urubko decise di partire da solo per tentare  la vetta senza informare la squadra guidata da Wielicki. – È stato il momento più difficile della nostra relazione – racconta Wielicki nell’intervista di Dariusz Faron –  Non mi ha ferito tanto il fatto che abbia attaccato la vetta, ma che non volesse prendere la radio e parlare con me. Dichiarò di non aver bisogno di noi e che poteva gestirsi da solo, e non era così. Denis, oggi, sembra credere di aver commesso un errore. Tuttavia, la questione è chiarita, da allora ci siamo visti molte volte – conclude Wielicki.