MENU

30 novembre 2017

Alpinismo e Spedizioni · Vertical · Resto del Mondo

Denis Urubko: “L’inverno in Himalaya inizia il 1° dicembre”

Per uno dei migliori specialisti degli Ottomila invernali, che quest’inverno andrà al K2, il vero inverno tra le grandi montagne va dal 1 ° dicembre al 28 febbraio

La spedizione invernale più attesa di quest’anno  sarà quella polacca guidata da Krzysztof Wielicki al K2, l’unica vetta ancora  inviolata  in inverno. Tra i nomi di spicco della spedizione, come i polacchi Adam Bielecki, Janusz Golab, Artur Malek o Dariusz Zaluski, ci sarà anche il russo Denis Urubko, che torna in himalaya in inverno.

L’alpinista di origine kazaka è in Spagna da alcuni giorni e la redazione di Desnivel ha discusso con  lui di un argomento dibattuto, che non tutti valutano allo stesso modo: il periodo considerato valido per ritenere un’ascensione “invernale” in Himalaya.

Per Denis Urubko, ciò che conta è “che si verifichi nel periodo invernale, cioè dal 1 ° dicembre al 28 febbraio”.  Nell’intervista realizzata dalla testata spagnola, Urubko dice: “Per me il periodo invernale è quello. Marzo è primavera.” – l’alpinista russo si basa, dunque, sull’“inverno meteorologico”.

Partendo dalle considerazioni di Urubko, altri due Ottomila non sono stati scalati durante l'”inverno meteorologico”: “Il Broad Peak e l’Hidden Peak (Gasherbrum I), sono stati scalati a marzo”, ricorda. Per contro, “c’è il caso di Jean-Christophe Lafaille, che ha raggiunto la vetta dello Shisha Pangma il 13 dicembre, che per me è inverno”, continua l’alpinista e, in base alla sua valutazione, sarebbe la prima invernale della montagna invece di quella di Simone Moro e Piotr Morawski.

“Ogni volta che si raggiunge la cima in inverno, per me è una salita invernale”, ribadisce Urubko.

Alla domanda: “Pensi che la spedizione dovrebbe iniziare in inverno per essere considerata invernale? Nel caso dell’Everest senza ossigeno, Ang Rita raggiunse la vetta il 22 dicembre 1987, il primo giorno di quell’inverno, ma la salita iniziò prima
8Urubko risponde come segue: “Ogni volta che la vetta viene raggiunta in inverno, per me è una salita invernale. Nessuno può cambiare questo: era sulla cima in inverno e senza ossigeno. Cosa succede se qualcuno va al Makalu in autunno e il primo giorno di inverno va sull’Everest e lo sale senza ossigeno? Che differenza fa se vi siete acclimati al Makalu o all’Everest o se siete andati a piedi o in elicottero? Non cambia nulla. Era in cima il primo giorno d’inverno.
È chiaro che per me è meglio iniziare la spedizione in inverno, fare la salita in inverno e scendere in inverno. Molte altre persone hanno opinioni diverse. Anche se è vero che in ogni caso, se un alpinista ha raggiunto la cima in inverno, questa è una salita invernale.
È la mia opinione. E se qualcuno ritorna all’Everest per la seconda volta in inverno senza ossigeno, sarebbe anche un grande risultato. Solo una persona al mondo ce l’ha fatta. Ci sono state più persone che sono andate sulla luna, di quelle che hanno fatto l’Everest in inverno senza ossigeno.”

Altri criteri: inverno amministrativo, astronomico o puro

L’opinione di Denis Urubko è tutt’altro che unanime nel mondo dell’alpinismo. In realtà, ci sono molti altri criteri per considerare una spedizione invernale o no.

Il criterio amministrativo è quello che si riferisce ai permessi rilasciati dalle autorità competenti e che qualificano una spedizione come invernale. In questo senso, in generale, il governo nepalese rilascia permessi invernali che vanno dal 15 novembre al 15 febbraio. Pochi scalatori contemplano questo criterio, sebbene sia stato più ampiamente ammesso in passato, e specialmente dalle spedizioni giapponesi degli anni ottanta e novanta.

Il criterio astronomico si basa sul calendario e dice che l’inverno inizia tra il 20 e il 23 dicembre e termina il 20 o il 21 marzo. Qualsiasi spedizione completata in quelle date sarà considerata invernale. Questo è il criterio che è sempre stato usato da un’altra delle grandi figure dell’himalayismo invernale, il polacco Krzysztof Wielicki,  perché poco discutibile e ritenuto una base oggettiva per il mondo intero.

Infine, il criterio purista si basa sull’astronomia ma non ammette che le spedizioni inizino prima dell’inizio dell’inverno astronomico. Simone Moro è stato colui che ha sviluppato questo criterio e il suo più grande difensore.

Fonte