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17 maggio 2019

Alpinismo e Spedizioni · Vertical · Resto del Mondo

Everest. Esteban “Topo” Mena e Cory Richards: “E’ arrivato il momento …”

Uno scalatore sulla Nord dell’Everest. Foto: Cory Richards

Previsto per la prossima settimana il tentativo di Cory Richards ed Esteban “Topo” Mena. I due intendono  aprire una nuova via, molto tecnica e molto difficile, sul versante Nord-Est dell’Everest

“È ora di premere il grilletto! – scriveva ieri Esteban “Topo” Mena sul  suo Instagram – Oggi abbiamo avuto una previsione di vento  favorevole (dopo il 20), non buono come vorremmo, ma queste sono le montagne, giusto? Devi giocare con le carte che ti vengono date! Quindi domani torneremo al Campo Base e andremo avanti per raggiungere la posizione e tentare quella bella linea la prossima settimana! Nella foto  Cory Richards che scende dal Colle Nord (7.100m) durante la nostra ultima rotazione di acclimatamento … “

Everest 2019. Foto Cory Richards scendendo dal Colle Nord (7100 m) durante l’ultima salita di acclimatazione

Cory Richards ed Esteban “Topo” Mena si sono trovati sotto la parete Nord-Est dell’Everest sei volte, separatamente. In tutte quelle spedizioni, un Couloir ha attirato la loro attenzione.

Entrambi hanno scalato  l’Everest senza utilizzare ossigeno supplementare: Mena nel 2013, Richards nel 2016,  e i loro curriculum in alta quota sono pieni di successi. Tuttavia questa primavera hanno deciso di ritornare sull’ottomila per tentare di salire quel Colour e aprire una nuova via, molto tecnica e molto difficile, sul versante Nord-Est. In caso di successo, la loro sarà la prima nuova via aperta sull’Everest dal 2009.

La parete Nord-Orientale dell’Everest sorge a circa 6.500 metri dal ghiacciaio sottostante. Il canalone che Mena e Richards sperano di scalare spacca la parete dal basso verso l’alto, prima di incrociarsi con la cresta Nord-Orientale.

Sopra le nuvole sul versante Nord dell’Everest. Foto: Cory Richards.

I primi 1.700 metri sono costituiti principalmente da neve. Successivamente, a circa 8.100 metri di quota, arriva quello che probabilmente sarà il punto cruciale della via: gli ultimi 300 metri del canalone,  composto da rampe di neve, gradinate di ghiaccio e terreno misto moderato fino a difficoltà M4 e M5,  gradi che diventano molto più duri da affrontare a 8.200 o 8.300 metri di quota.

Se  in cima al canalone (a 8400 metri circa) si sentiranno ancora bene fisicamente, inizieranno a muoversi  sotto una serie di sporgenze altissime conosciute come i Pinnacoli. Da lì proseguiranno la traversata fino a raggiungere la parete Nord propriamente detta, leggermente sopra il Campo 3, utilizzando un sistema di sporgenze nevose fino ad incrociare la Via Normale sulla sezione chiamata Exit Cracks.

Sempre se in condizioni, non rimarranno sulla Via Normale. La loro idea è dirigersi verso il Couloir Norton, salito da Reinhold Messner nel 1980, per una via diretta

“Il nostro piano è cercare di evitare la via normale, sperare di fare una salita completamente indipendente –  ha spiegato Richards in un’intervista rilasciata a Rock&Ice in aprile – ma ciò dipenderà davvero dalle nostre condizioni fisiche quando saliremo, nessuno dei due ha scalato quel tipo di terreno ad altitudine e condizioni meteorologiche tali… Sarà un modo per esplorare le nostre capacità. Non lo sapremo finché non saremo lassù se seguire la piena linea indipendente o no. “.

Richards, 37 anni, è un fotografo di National Geographic ed è noto per aver realizzato la prima invernale del Gasherbrum II (8.035 metri) nel 2011 con Simone Moro e Denis Urubko. Durante la discesa, i tre sfuggirono ad una valanga.
Mena, 31 anni, è originario dell’Ecuador e ha scalato la parete Sud dell’Aconcagua a soli 19 anni. Ha scalato anche il Manaslu (8.163 metri) e il Cho Oyu.