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20 gennaio 2019

Filip Babicz: fantasia, libertà, deontologia, rispetto

Cari amici, eccomi tornato con una nuova intervista, un altro momento per vivere insieme sogni d’avventura a contatto con un altro grande uomo. Quando incontro un personaggio, che prima di tutto è un’entusiastica e frizzante persona, non posso che volerne sapere di più.
Più giro il mondo, conosco persone e vedo i loro occhi fiammeggianti di voglia di fare e più mi rendo conto di quanti appassionati e straordinari atleti esistano in ogni disciplina oltre l’ultima frontiera dell’immaginazione.

Siamo abituati a sentire i media su vasta scala che parlano sempre degli stessi nomi, per merito ma non solo, anche per moda. Ma quanto di incredibile si svolge dappertutto?

Questo è il caso del giovane ed eccellente atleta Filip Babicz. Nato a Wodzisław Śląski in Polonia il 28 settembre ’82, oggi residente a Courmayeur nella magica Valle d’Aosta, ha siglato una serie di performance di altissimo livello stupendo i climber, soprattutto quelli in grado di capire la deontologia delle sue scelte stilistiche. Amante della libertà di espressione, per primo parla di scelte e non di dogmi, di rispetto e confronto.

Come e quando hai iniziato ad andare in montagna? Come e quando hai iniziato a scalare?
Zakopane, la mia città d’origine, si trova nella parte meridionale della Polonia, ai piedi di Monti Tatra; mio padre è una guida… In montagna andavo da sempre. Quando avevo 10 anni ho iniziato ad andare con lui su percorsi più impegnativi, le pareti di 200, 300 metri sulle vie fino al II° grado. Queste salite le facevamo slegati; ero portato per andare in questi posti.
Poi a 15 anni ho cominciato a praticare l’arrampicata sportiva con regolarità, come atleta, facendo delle gare. Per allenarmi usavo un muretto alto 2 metri che si trova ancora oggi a Zakopane, nella sede del Club Alpino Polacco.

Quali discipline pratichi?
Tante!  Attualmente le tre principali sono dry-tooling, alpinismo di velocità e highballing.
Pratico anche l’arrampicata sportiva, l’arrampicata trad, corsa, trail…

Cos’è lo stile DTS e perché è considerato puro?
DTS è il nome di uno stile di dry-tooling (Il nome è ingannevole considerando che una salita non in stile DTS è sempre una salita di dry-tooling.). Consiste sopratutto nel divieto di usare delle tecniche di Yaniro aka 4/9.
L’acronimo proviene da “Dry Tooling Style”, il nome del contest francese “DTS Tour” organizzato annualmente dal 2009. La culla dello stile è l’Usine, una falesia vicino a Voreppe in Francia.

Per descriverlo non userei aggettivo “più puro”. Più interessante si, più esigente, più fisico, più bello, ma non “più puro”. Credo che il bello degli sport di montagna, è che ognuno può praticarli come vuole.

In montagna secondo me dovrebbe regnare la libertà, ma libertà responsabile. Non deve diventare tirannia o mancanza di rispetto. Parlo di rispetto sia per la natura, sia per le altre persone. Se poi  parliamo delle performance sportive, è importante dichiarare con precisione e tutta trasparenza, le regole di gioco adoperate, in modo che altri si possano confrontare in medesime condizioni.

Per quanto riguarda il dry-tooling e la questione dello stile, Yaniro o DTS, una cosa è certa: questi due stili necessitano due gradazioni differenti. Usare 4/9 o no fa una grande differenza, sopratutto se uno impara bene questa tecnica. Come esempio prendiamo una paio di vie a l’Usine: Bichette D14 e Next Level D13. La difficoltà, usando le yaniros, scende di due gradi, è rispettivamente D12 e D11! Il doppio sistema di gradazione è stato proposto per la prima volta nel 2014 dal pioniere di arrampicata su ghiaccio, il canadese Will Gadd.

Cos’è Bafomet?
E’ una via di dry-tooling a Zakopane, in Pologna. Una vera pietra miliare per il dry in questa parte d’Europa. E’ stata salita per la prima volta il 7 febbraio 2013 da Michał Król e subito dopo, nello stesso giorno, da Marcin Gąsienica Kotelnicki. Le loro salite sono state eseguite in DTS e con il grado proposto D14, è stata la prima via di questa difficoltà in Polonia.
Successivamente, utilizzando la tecnica Yaniro, la via è stata ripetuta da due atleti di Repubblica Ceca: Pavol Rajčan (14.02.2013) e Lucie Hrozová (08.02.2014). Da entrambi è stata valutata come simile a Ironman, una via di fama mondiale a Eptingen in Svizzera, salita per la prima volta con yaniros (D14) da Robert Jasper nel 2012 e in DTS (D15+) da Gaëtan Raymond nel 2016.
Bafomet è stato il mio primo “tiro duro” di dry-tooling. L’avevo ripetuto il 29 dicembre 2017 ovviamente in DTS. Lunga una trentina di metri, conta 35 prese (62 movimenti). Il grado attualmente adottato D14+ (DTS).

Cos’è Blair Witch Project?
Dal primo giorno della mia visita a Zakopane a fine 2017, sapevo dell’esistenza di un enigmatico progetto di nome Blair Witch Project, di default più difficile di Bafomet. Il tracciato non era ancora ben definito, doveva contenere le sequenze più difficili di tutte le vie esistenti nella grotta più qualche spettacolare salto da una via all’altra.

Dopo aver salito Bafomet a fine anno, all’inizio del 2018, insieme a Marcin Gąsienica Kotelnicki e Michał Król, autori di Bafomet, abbiamo immaginato precisamente la linea, ho messo 2 spit mancanti e ho cominciato a provarla.

Blair Witch inizia e finisce insieme a Bafomet, ma è una linea quasi completamente autonoma. Le due vie sono lunghe uguali, ciò che cambia è la difficoltà dei singoli movimenti e la loro continuità. 3 movimenti su Blair Witch rappresentano una nuova qualità di dry-tooling in questa grotta.
Ho liberato Blair Witch Project il 10 gennaio in un’atmosfera quasi mistica, con profondo, silenzioso tifo di Marcin, il Curatore del tempio di Bafomet. Eravamo lì solo in due. Eravamo un solo corpo, era una nostra battaglia e una nostra comune vittoria. Il D15 è stato portato nella grotta (e in Polonia)! Ovviamente DTS!

Parlaci di Oświecenie
Dopo aver liberato “Blair Witch Project” e aver completato quasi tutte le vie e le combinazioni della grotta avevo l’idea di creare la linea non plus ultra – la più lunga e la più difficile possibile, che avrebbe superato l’intero tetto, dal punto più profondo fino a uscirne fuori. Durante le visite, nella testa mettevo insieme dei puzzle di ciò che oggi conosciamo come “Oświecenie”. Sapevo che le difficoltà sarebbero state molto alte, che potevano addirittura raggiungere il D16: infatti il nuovo progetto oltre a inglobare totalmente “Blair Witch” è anche due volte più lungo! 3 giorni dopo iniziai i lavori sul progetto. “Oświecenie” è in gran parte una linea nuova, quasi interamente naturale. Su 100 prese solo 15 sono scavate, tutte sulle vie già esistenti precedentemente. Per via della mia etica, il mio approccio all’arrampicata e la motivazione che mi spinge ad aprire nuove vie non scavo gli appigli.

Lavoravo sulla via moltissimo, spesso da solo provando varie parti in autoassicurazione. Finalmente il 19 gennaio tutto era pronto, ma dalla mole di lavoro fatto ero totalmente esausto. Avevo bisogno di riprendere le energie, sapevo di dover giocare il tutto per tutto. Mi rendevo conto che prossimamente non avrei più potuto tornarci e non da sottovalutare era il fatto che in un mese e mezzo di permanenza nel tempio di Bafomet, avevo metabolizzato il suo stile di scalata. Il mio corpo aveva imparato a risparmiare le energie: una cosa fondamentale per affrontare una salita di tale sviluppo.

Il 23 gennaio sono ritornato nella grotta insieme a mio padre e Grzegorz Bargiel. Il numero di movimenti da fare su questo mostro di 62 metri era circa 150, la via di roccia più lunga che io abbia mai affrontato. Mi sono concentrato sui primi metri e sono partito. Ho superato “Blair Witch” senza grosse difficoltà, anche se su uno dei lanci chiave mi sono salvato disperatamente. Dopo ho fatto l’ultimo blocco di “Bafomet”, sono arrivato nella parte completamente nuova e… non ne avevo più! Stavo per cadere. Miracolosamente, con ghisa alle stelle sono uscito dal tetto e ho resistito fino alla placca all’inizio di “Nirvana”, da quel punto mancavano gli ultimi 20 metri di via. La battaglia continuava per guadagnare ogni metro, ogni presa. Con qualche imprevisto, rompendo anche una presa, sono arrivato alla nicchia a qualche metro dall’uscita nel bosco.

…è l’unico no hand rest sulla via, ci ho passato 11 minuti. Sopra rimangono da fare 8 movimenti su prese piccole, sfuggenti, sui verticali “da credere”, ma uscendo dal riposo ero convinto che sarebbe andata bene! In una totale concentrazione, dopo 1 ora e 8 minuti di combattimento sono crollato sulla neve fuori. Ce l’avevo fatta! Dal completamente buio, più profondo punto della grotta fino alla Luce. Oświecenie (pol. Illuminazione) è diventata una realtà!

 

Cari amici …mi pare evidente la realtà odierna e le grandissime potenzialità per il futuro di Filip Babicz. Le scelte, la curiosità del fare, la voglia di evolversi, sono davvero scintillanti in lui. Non cessa di stupire, di cercare.

…E giusto per concludere, ecco un’altra chicca …il video appena pubblicato della First Ascent di Ade!

Buon’Avventura amici miei!

CREDITS fotografici (Ordine di apparizione)
Fot. Krzysztof Babicz
Fot. Xavier Guidetti
Fot. Xavier Guidetti
Fot. Krzysztof Babicz
Archivio Filip Babicz
Archivio Filip Babicz

Christian Roccati
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