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14 marzo 2019

Ambiente e Territorio · Cultura · Alpi Orientali · Aree Montane · Italia · Trentino Alto Adige

Fotografare in montagna: Camminare con lentezza, l’esperienza di Best of Dolomites

Conosco praticamente ogni angolo delle Dolomiti, il mio lavoro mi porta spesso a visitare luoghi poco conosciuti delle nostre Alpi, talvolta però torno su montagne più famose che ho frequentato fin da giovane.

L’incontro con Alberto Bregani, esperience blogger come me di MountainBlog, come ogni collaborazione ha permesso di realizzare qualcosa di unico che va oltre la fotografia. Il progetto Best of Dolomites è stata l’occasione per riportare la fotografia ad un livello più poetico e approfondito. La fotografia permette di vivere gli ambienti che si attraversano con occhi attenti, così si scoprono i grandi spazi, la cultura e la storia delle Alpi.

L’immagine delle Pale di San Martino che ha ispirato questo post

 

Il continuo consumo di fotografie che avviene oggi, su internet, a mio parere, distoglie l’appassionato fotografo dal ragionamento e dallo studio e soprattutto dall’avere pazienza in fase di realizzazione. Potere accorgervi, con un minimo di analisi, che nei forum, nei gruppi e nelle bacheche, si “vomitano” centinaia di fotografie, belle, brutte, ne trovate di ogni qualità e stile. Credo che questa affannosa voglia di condividere subito un’immagine di un luogo visitato, nel caso specifico dei fotografi, abbia normalizzato il pensiero creativo, portandolo da una situazione di scambio di visioni, analisi e critiche costruttive ad una di scelta stilistica e concettuale più semplice seguendo più ciò che può piacere al pubblico piuttosto che rischiare cercando di pubblicare fotografie scattate secondo il nostro pensiero.

Suggestioni: Altipiano delle Pale di San Martino.

Quando due anni fa si decise di intraprendere il progetto Best of Dolomites non sapevamo che successo avrebbe potuto ottenere. In effetti in un mondo che corre a 1000 all’ora, sarà ancora possibile organizzare dell’esperienze culturali in montagna e non dei semplici tour fotografici? Le persone, i fotografi avrebbero gradito un programma di attività legate all’approfondimento, alla scoperta e al mettersi nuovamente in gioco?

Dopo due anni, nonostante le difficoltà iniziali, posso iniziare a dare una risposta. Si, nonostante i social e il web, esiste ancora un nutrito manipolo di appassionati di fotografia che ama fare esperienze, curiosare, sperimentare e soprattutto non ha fretta di “portare a casa” lo scatto per poi pubblicarlo da qualche parte.

Le luci prima di un temporale sulla Marmolada

 

L’anno scorso il Catinaccio, la Marmolada, le Dolomiti di Sesto e quest’anno lo splendido scenario delle Pale di San Martino sono state l’occasione e la conferma di quanto ho appena scritto. Si può tornare a fotografare le nostre Alpi con lo spirito di chi, prima di scattare una fotografia, costruiva un progetto, un’idea, la previsualizzava e poi passava all’azione.

 

 

Questo atteggiamento, di attesa, studio e scoperta, si sposa perfettamente con un altro aspetto, quello del cammino lento. Il 2019 è l’anno dei cammini, delle escursioni di più giorni, volte a scoprire i territori, le culture. La fotografia è una delle scuse, come la scrittura e il disegno, per soffermarsi a osservare, fermarsi del tempo in un luogo evitando così di superarlo in modo superficiale. La fotografia intesa come studio della grafia e della luce è l’occasione per lasciarsi dietro il Mondo che corre per abbracciare con rilassatezza la bellezza delle nostre montagne scoprendo come la luce plasmi le pareti col passare del giorno. Fotografare permette, di stare più tempo nello stesso posto, quindi di incontrare con più facilità, chi la montagna la vive tutto l’anno, come i pastori, i rifugisti, occasioni fantastiche per dedicarsi al reportage.

Mi aspetta un anno ricco di appuntamenti e spero di arricchire il mio bagaglio culturale insieme a chi verrà con me e Alberto a spasso per le nostre montagne, che hanno ancora molto da svelare. Se volete conoscere il progetto ecco il link