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28 marzo 2020

Fratelli d’Italia? Una goccia tricolore

Cari amici e compagni d’avventura,
sono rientrato in Italia.

Cosa mi è successo? Ero in Portogallo per lavoro, come guida, portando un gruppo di clienti-amici attraverso una combinazione completa della Rota Vicentina. Prima attraverso i boschi di quercia da sughero dell’Historical Way e poi lungo il Fishermen’s Trail.

A metà viaggio sono iniziate le restrizioni e dopo è stata dichiarata la pandemia. In Italia le 6 zone rosse si sono estese alla Lombardia e altri luoghi, poi tutta la nazione è diventata zona arancione e infine hanno cancellato i nostri voli. Eravamo soli in un paese dell’Europa… e nonostante noi siamo europei, di colpo abbiamo capito di essere stranieri nella nostra stessa terra.

In 24 ore anche in Portogallo sono cambiate le cose… Mi sono messo in contatto con ambasciate e consolati e costantemente con il mio ufficio. Ho fatto vivere una sorta di vacanza ai miei clienti, in tutta tranquillità, ho dato loro un piccolo sogno, mentre mi occupavo del rimpatrio. Per tre lunghissimi giorni sono stato presente mentre contemporaneamente lavoravo per loro con i miei contatti, monitorando la situazione e mentalmente sostenendo il gruppo che si sentiva in una magica avventura e non al confino.

Da italiani eravamo “untori pericolosi” per i portoghesi… Ci avrebbero dato ospitalità? Cibo? Ci avrebbero trattato in che modo? Sono uno storico e ricordo bene il passato, nemmeno troppo remoto, e cosa possa succedere…
Ho fatto vivere loro un bel ricordo e mi sono occupato di ogni sicurezza. Ho trovato una soluzione al rimpatrio passando per Nizza e gli amici mediante contatti mi hanno offerto due possibilità diverse in due momenti diversi. Ho fatto vagliare entrambe, spostare i voli secondo loro richieste, ma si sono rivelate inutili: una cancellata il giorno della partenza e una fittizia e solo virtuale, quindi siamo ritornati alla mia soluzione iniziale. Abbiamo impiegato ore e ore per il risultato, tra operatori del mio ufficio e collaboratori, ma ci siamo riusciti.

L’ultimo volo che mi avevano richiesto i clienti è stato cancellato lo stesso giorno della partenza, così ho risistemato le cose all’istante, come da mio programma iniziale e sono andato in aeroporto per verificare che fosse nuovamente tutto come avevo predisposto subito e farlo applicare. Tutto pronto …e in 12 ore con partenza notturna, i clienti-amici sono stati rimpatriati. Volo su Nizza per permettergli di prendere taxi e treno dato, che non potevano affittare una macchina.

A quel punto sono rimasto con la mia compagna a Lisbona… dovevo occuparmi di noi.
Vista la situazione era ovvio che:
– non avrei avuto più viaggi per mesi quindi sostanzialmente sarei stato senza lavoro per chissà quanto e dovevo considerarlo nei costi
– sono in salute essendo stato super isolato e senza possibilità di contagio (avrei potuto prendere il virus solo in aereo, ma erano passati più giorni di una quarantena ergo “salute”).

In esplorazione e in alpinismo ho sempre usato la teoria del pericolo prevalente: funziona sempre.
Limitare i rischi, creare un margine dal pericolo prevalente rispetto alla situazione.
Devo restare sano, mi serve un letto, del cibo, un sistema per tornare, in questa sequenza.
Sono rimasto bloccato in vari luoghi: bivacchi, tende, in Italia e in paesi stranieri. Rimasi confinato persino in un’isola della Groenlandia …e fu bellissimo, sembrava natale, ci divertimmo!

Quando fai alta quota rimani confinato in una tenda 2 x 1 metri per settimane e spesso senza sapere se tornerai a valle; restare in una casa con la doccia, il cibo, internet… non è un grande problema. L’obiettivo è rimanere sano.

Quindi mi sono occupato di continuare a stare in contatto con tutte le ambasciate, trovare un alloggio che garantisse salute, fornirmi dei DPI necessari, vagliare la zona per futuri approvigionamenti, perché Lisbona non è il mio territorio e devo ipotizzare. Abbiamo cambiato due posti e al terzo ho identificato una luogo che davvero andasse bene secondo tutti i punti di vista per me possibili e mi fosse sostenibile come costo anche nella previsione peggiore. Ho vagliato tutte le curve di analisi matematica affidabili, ipotizzando un tempo di due mesi bloccato a Lisbona in una stanza 4 x 4 metri.

Ho ricominciato a lavorare al marketing per il mio lavoro, ai messaggi per fornire entusiasmo ai miei compatrioti, e all’organizzazione per riuscire giorno dopo giorno ad avvicinarmi al ritorno. Non sto a tediare con le centinaia di cose fatte e soluzioni adottate. Il rientro era come un corridoio che si stringeva pian piano… I primi momenti trovavo decine di soluzioni passando le notti al pc e con il passare del tempo diventavano sempre meno.

Alla fine, dopo undici giorni nella stanza, abbiamo trovato un volo Air France e successivamente uno Alitalia che ci ha portato a Roma. Lottando non poco, tra tempistiche, prenotazioni e prezzi, rimanendo sempre nella massima sicurezza possibile anticontagio, abbiamo preso una macchina e viaggiando di notte siamo riusciti ad arrivare nelle nostre rispettive case. Purtroppo per via dei decreti ho dovuto salutare la mia compagna: non possiamo vivere insieme e ognuno deve restare a casa sua.

Sono successe innumerevoli cose in questo periodo: le abbiamo affrontate e risolte tutte, una dopo l’altra, e ora scrivo sano dal mio computer. Per due settimane non potrò uscire di casa, cosa molto sensata che avrei applicato comunque, anche senza decreto. Sono passato per un aeroporto, potrei essere semplicemente asintomatico… devo garantire la sicurezza degli altri miei compatrioti isolandomi.

Com’è stato?

Bello! Come doveva essere? Bello! Sono sano e questa è solo un’altra avventura. Gente è stata male, persone hanno perso la vita, o come me il lavoro, concittadini lottano in ospedale per il bene degli altri: come dovrei descrivere per loro rispetto la mia situazione? Io sono sano quindi sto benissimo ed è tutto bello! Quindi cerco di occupare il mio tempo per fare qualcosa che serva, per ciò che posso. Non contagio gli altri, faccio articoli e interviste per alzare il morale delle persone dando entusiasmo, mi preparo per andare a donare il sangue fra 13 giorni.

In mesi e mesi, anno dopo anno, ho lavorato tutti i giorni 18 ore, da lunedì a domenica comprese, spesso non pagato, e ora starò un po’ a casa. La mia abitazione misura meno di 20 metri quadrati… ma la mia mente può volare ovunque. Quindi scriverò il prossimo libro, dipingerò dei quadri, mi allenerò, farò interviste per mandare messaggi di speranza ed entusiasmo. Il lavoro assolutamente mi serve, ma al momento la prima problematica è il contagio.

Non ho dormito per 42 ore, ma ho accompagnato a casa la mia compagna in sicurezza e con possibilità di alimenti, sono arrivato nella mia abitazione, ho pulito tutto, e ho trovato il modo di ricevere del cibo dopo altre 24 ore, dato che avevo scorte minime e razionate. Ora ho un tetto sulla testa, fra 48 ore avrò nuovi alimenti, sono in salute ma monitorerò i miei parametri: è tutto perfetto. Cercherò di aiutare chi ha un vero problema, con ciò che posso fare. Fosse anche solo una goccia…

Sono morte migliaia di persone, quindi ci sono milioni di persone vive. Ciò che faccio, nella mia micro goccia nel mare, deve servire a loro. Nei prossimi giorni darò il mio contributo per ciò che so fare o posso.

Sento moltissime persone che parlano molto e citano l’essere italiani. Questo è ciò che io penso significhi essere italiano: fare il massimo di ciò che puoi, con ciò che hai, non importa se è poco o tanto, basta fare il massimo, in buona fede.

Sono convinto che ci siano molti Fratelli d’Italia che questo provano a farlo, ognuno per ciò che può e sa fare.

Christian Roccati
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