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9 gennaio 2020

Alpinismo e Spedizioni · Climbing · Vertical

I grandi alpinisti e climber che ci hanno lasciati nel 2019

Daniele Nardi. Foto: ©Daniele Nardi

Gli incidenti fatali a Daniele Nardi e Tom Ballard sul Nanga Parbat e a David Lama, Hansjörg Auer e Jess Roskelley in Canada, sono stati  due degli eventi che più hanno colpito la comunità alpinistica nel 2019. Ma non sono le uniche morti celebri avvenute nell’anno che si è appena concluso…

L’anno 2019 sarà ricordato, dagli appassionati di alpinismo e arrampicata, più per le vittime che per i traguardi raggiunti. Due incidenti mortali hanno scioccato la comunità alpinistica a febbraio e aprile: Tom Ballard e Daniele Nardi hanno perso la vita durante l’invernale al Nanga Parbat, mentre David Lama, Hansjörg Auer e Jess Roskelley sono morti nelle Montagne Rocciose canadesi. Anche la stagione primaverile himalayana ha visto parecchi decessi, principalmente nel massiccio dell’ Everest.

Purtroppo durante l’anno 2019 ci hanno lasciati altri celebri personaggi del mondo alpinistico e dell’arrampicata. Non riusciamo ad indicarli tutti. Prendiamo spunto da un articolo pubblicato da Desnivel, per ricordare  alcuni di questi grandi personaggi.

Daniele Nardi (1976-2019) e Tom Ballard (1988-2019)

Invernale al Nanga Parbat 2019: Tom Ballard e Daniele Nardi a C2. Fonte: facebook D. Nardi

L’italiano e l’inglese si erano prefissati l’obiettivo di completare la prima salita invernale del temibile Sperone Mummery sul Nanga Parbat. Dopo settimane di forti nevicate sulla montagna, il tempo ha fornito loro una finestra favorevole che hanno colto per lanciare un tentativo il 22 febbraio. Due giorni dopo, in assenza di segnali dai due alpinisti,  è stata lanciata un’operazione di ricerca e salvataggio che ha mobilitato i migliori alpinisti pakistani, nonché il team di Álex Txikon, che stava tentando la prima invernale del K2. Il 9 marzo l’operazione di soccorso si è conclusa dopo aver avvistato con un telescopio i corpi dei due scalatori a circa 5.900 metri. Approfondimento

Daniele Nardi era un esperto alpinista himalayano, che aveva all’attivo cinque Ottomila e aperture sul Karakorum e sulle vette dell’Himalaya indiano. Più di ogni altra cosa, ambiva a scalare lo Sperone Mummery, un’ossessione che lo portò sul Nanga Parbat per  ben cinque tentativi invernali.

Tom Ballard ha seguito lo stesso tragico destino di sua madre, la celebre alpinista britannica Alison Hargreaves, a 30 anni. Come lei, scalò tutte le pareti settentrionali delle Alpi in solitaria (in un solo inverno) e, come lei, ha trovato la morte in un Ottomila in Pakistan (per lei il K2). Durante la sua carriera ha firmato imprese importanti nel drytooling sportivo estremo, realizzano scalate rilevanti come il primo D15/- al mondo.

David Lama (1990-2019), Hansjörg Auer (1984-2019) e Jess Roskelley (1982-2019)

Da sinistra: Jess Roskelley, Hansjoerg Auer, David Lama. Fonte: Instagram Roskelley

L’incidente è avvenuto nell’ Howse Peak (Montagne Rocciose canadesi), dove una valanga ha tolto la vita agli austriaci David Lama, Hansjörg Auer e all’americano Jess Roskelley. Dopo l’allarme scattato per l’assenza di notizie dagli scalatori, un elicottero ha confermato la scia della valanga e ha avvistato un corpo mezzo sepolto. Come si è appreso in seguito, i tre forti alpinisti avevano compiuto una notevole salita su questa vetta e sono morti durante la discesa. Approfondimento
David Lama, 28 anni, si era distinto nelle competizioni internazionali di arrampicata sportiva durante l’adolescenza. In ambito alpinistico, ha compiuto grandi imprese come  la prima salita in libera del Cerro Torre e  la prima scalata del Lunag Ri in solitaria.

Hansjörg Auer (35 anni) era saltato sulle prime pagine dei media specializzati con incredibili salite integrali in solitaria, come la Via Attraverso il Pesce, sulla parete Sud della Marmolada. Aveva anche liberato difficili grandi vie, prima di concentrarsi sull’alpinismo. In questo ambito aveva firmato le importanti prime salite di Kunyang Chhish East, Nilgiri South,  Gimmigela East o del Lupghar Sar West.

Jess Roskelley (36 anni), per qualche tempo fu conosciuto solo come il figlio del leggendario John Roskelley ma i suoi successi alpinistici lo hanno riscattato. Le montagne selvagge dell’Alaska e del Canada erano i suoi principali campi di gioco, dove aveva fatto numerose prime salite come la prima integrale della cresta meridionale del Monte Huntington. Oltre che nel Nord America, ha realizzato la prima assoluta di due Seimila del Karakórum: Chhota Bhai e Changi Tower 2.

Miguel Riera (1963-2019)

Miguel Riera a Maiorca. Foto: Dario Rodriguez/Desnivel

La morte dello spagnolo Miguel Riera, vittima di un cancro a 56 anni, ha colpito la comunità dell’arrampicata sportiva a  livello internazionale, Ispiratore e “padre” dello psicobloc – ha inventato questa disciplina negli anni ottanta.

Iniziò ad arrampicare sull’acqua in un modo assolutamente naturale: nella sua isola, a Maiorca, molta roccia dava sul mare. A lui sembrò normale, ma in realtà fu – senza saperlo – l’ispiratore dello “Psicobloc”, non solo perché fu uno dei primi scalatori a praticarlo, ma perché lo viveva con tanta passione da essere il miglior ambasciatore di questo tipo di arrampicata. Al punto che Chris Sharma, quando sbarcò a Maiorca, iniziò a frequentarlo e a condividere ore e giorni con il suo grande amico Miguel.
Riera è stato anche autore di  guide di arrampicata sportiva e Psicobloc a Maiorca.

Andy Pollitt (1963-2019)

Any Pollitt. Foto: Glenn Robbins. Fonte: thebmc.co.uk

Andy Pollitt è morto improvvisamente agli inizi di novembre, all’età di 56 anni per un aneurisma cerebrale. E’ stato uno dei pionieri dell’arrampicata sportiva degli anni ’80 e ’90. Nato in Galles, si distinse principalmente nel Regno Unito, insieme a Ben Moon o Jerry Moffatt. Ha lasciato il segno salendo vie come Boot boys (8a+), Chimes of Freedom (8a+) o The Whore of Babylon (8a) a Raven Tor, Arch Enemies (7c+) a Dovedale o Knockin’s on Heaven’s Door (E9 6c) a Curbar Edge.

Nel 1993, Andy Pollitt si allontanò dalla scena europea dell’arrampicata sportiva e si stabilì  a Melbourne (Australia). Lì si concentrò sulla zona del Mt. Arapiles, che aiutò a sviluppare. Era ossessionato da Punk in the gym. La via, salita per la prima volta nel 1985 da Wolfgang Güllich, è considerata il primo 8b+ della storia. Andy Pollitt trascorse anni cercando di ripeterla. Quando finalmente ci riuscì, si ritirò dalle scalate e lo stesso giorno vendette tutto il suo materiale. Anni dopo, nel 2016, pubblicò la sua biografia dal titolo “Punk in the gym”.

Davo Karnicar (1962-2019)

Davo Karnicar. Foto arch. D.Karnicar

A settembre è morto Davo Karnicar, schiacciato da un albero in un incidente sul lavoro. E’ stato uno dei più grandi rappresentanti dell’alpinismo sloveno. Il suo maggiore successo fu registrato nel 2000, quando divenne la prima persona in grado di completare la discesa integrale dell’Everest con gli sci, dopo essere salito sul tetto del mondo utilizzando ossigeno supplementare. In precedenza, aveva scalato Nanga Parbat e K2, così come l’Annapurna nel 1995 con Carlos Carsolio, compiendo la prima discesa integrale dalla cima al campo base, accompagnato da suo fratello Andrej.

Il successo all’Everest portò Davo Karnicar a realizzare un altro grande obiettivo: le discese integrali sugli sci delle Seven Summits. Fu anche il primo a realizzarle. Lo sloveno ha completato anche le discese con gli sci delle tre vette più emblematiche delle Alpi: l’Eiger dalla sua parete Nord-Est, il Cervino dalla parete Est e il Monte Bianco.

Zsolt Torok (1973-2019)

Zsolt Torok. Fonte: facebook

Considerato il miglior alpinista in Romania, Zsolt Torok è morto ad agosto, colpito da un masso sul Negoiu (2.535 m), la seconda vetta più alta del suo paese, situata sui Monti Fagaras (Carpazi meridionali).

Il suo vasto curriculum includeva innumerevoli aperture nelle pareti del suo paese, oltre a numerose prime nelle catene montuose di mezzo mondo. Tra gli Ottomila, annovera le salite del Cho Oyu e in particolare del Nanga Parbat. Le sue salite più significative, che ottennero prestigio internazionale, furono la prima assoluta  del Saldim Ri (6.374 m), in Nepal, insieme a Vlad Capusan; e la nuova via sulla parete Sud-Est del Pumori (7.161 m), Les voyades du Petit Prince (1.100 m, ED, M6, AI4, R), con Romeo Popa e Teofil Vlad.

Robert Paragot (1927-2019)

Robert Paragot. Fonte: alp.org.ua

Robert Paragot (92 anni) uno dei pionieri dell’arrampicata moderna e figura di spicco dell’alpinismo internazionale, è morto a ottobre,  vittima di un cancro. E’ stato presidente dell’High Mountain Group (GHM) dal 1965 al 1975, presidente del comitato himalayano fino al 1999 e presidente della Federazione francese di alpinismo e arrampicata su roccia (FFME) dal 1997 al 1999. A Fontainebleau aprì diverse vie celebri, tra cui  La Joker,  tra i primi 7a bloulder.

Piolet d’Or alla Carriera nel 2012, tra le sue imprese, la conquista della gigantesca parete Sud dell’Aconcagua (6962 m), il punto più alto delle Americhe, con Lucien Berardini, Adrien Dagory, Guy Poulet, Edmund Denis,  nel febbraio del 1954. La parete fu vinta in stile alpino. L’impresa è da annoverare come una delle più straordinarie realizzazioni dell’intera storia dell’alpinismo, sia per le difficoltà superate in quota, sia per lo stile con cui venne condotta.
Nel luglio 1955, Robert Paragot realizzò la prima salita della severa parete Nord del Grand Capucin nel Massiccio del Monte Bianco, con Lucien Bérnardini. Fu anche artefice della prima salita del terribile Jannu (7710 m) in Nepal, nel 1962, con Desmaison e Terray e nel 1971 della prima salita del Pilastro Ovest del Makalu (8470 m), con  Yannick Seigneur e Bernard Mellet.

Brad Gobright (1988-2019)

Brad Gobright a Indian Creek, Utah. Foto dal video di Samuel Crossley

Brad Gobright ha perso la vita a novembre in un incidente mentre scalava  lo Shining Path (7c, 500 m) a Potrero Chico (Messico). A 31 anni, era uno scalatore noto soprattutto per la sua arrampicata in free solo. Infatti, poche ore dopo essere arrivato a Potrero Chico, scalò Yankee Clipper senza corda, una via di 15 tiri e difficoltà fino a 7a+.

In questo stile, il suo percorso più difficile fu Hairstyles and Attitudes (7b /+), nell’Eldorado Canyon del Colorado (USA), sebbene sia stata la salita record di The Nose con Jim Reynolds (2h19′), a  portarlo all’attenzione dei media specializzati. Un anno prima, sempre a Yosemite, aveva dimostrato tutta la sua capacità di arrampicarsi in velocità unendo The Zodiac, The Nose e Lurking (più di 2.000 metri verticali) in un solo giorno, con Scott Bennett.
Oltre agli assoli e alla velocità, si è distinto anche nell’arrampicata con la corda. Già nel 2012 liberò Hallucinogen wall (8a) nel Black Canyon con Madaleine Sorkin e successivamente, nel 2015, si è unito a Mason Earle per scalare l’Heart Route (8b) su El Cap. Negli ultimi anni ha compiuto le salite in libera di Salathé Wall (8a), Pineapple Express (8a), una variante di El Niño, questa volta con Alex Honnold e di notte, e Muir Wall (8a/+).

Ricordiamo anche …

Felipe Valverde “Tronko” durante la parte finale della salita del Chikima Go. Foto: David Suela

Oltre a loro, molti altri alpinisti e climber, sono deceduti nel 2019. Ricordiamo gli spagnoli Carlos TudelaFelipe Valverde “Tronko”, Josep Maria Sala Albareda, il polacco Bogdan Jankowski, gli scozzesi Andy Nisbet  e Steve Perry.

  • Ivo Tuscany

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