MENU

5 dicembre 2019

Ice time

La stagione del ghiaccio è alle porte. Alcuni amici che vorrebbero avvicinarsi all’arrampicata sul “ghiaccio d’acqua”, in questi giorni mi hanno chiesto dei consigli. Evito di rispondere a ciascuno in modo affrettato e cercherò di farlo qui sul mio blog in modo un po’ più esaustivo, premettendo che non ho la pretesa d’insegnare niente a nessuno, ma semmai il piacere di condividere alcune mie convinzioni.

 

 

 

 

 

 

 

  • Il primo passo è rivolgersi di preferenza a una guida alpina. Attenzione però, non a una qualsiasi: la scalata su ghiaccio è un’arte e non tutto il mondo è fatto di artisti. Scegliete con cura informandovi e avrete certamente speso bene il vostro denaro.
  • Nello stesso tempo, se ne avete la possibilità, fate un corso di tecnica di arrampicata indoor con un istruttore qualificato e preparato (anche qui sappiate scegliere). Imparerete degli schemi posturali e degli schemi motori, di base ed evoluti, che vi serviranno tantissimo per maturare abilità e migliorare il vostro bagaglio motorio, accrescendo la consapevolezza corporea. Concentratevi sulla core stability.
  • L’arrampicata su ghiaccio è la disciplina più completa nel panorama delle attività in montagna. Questo perché richiede capacità e tecnica di arrampicata, conoscenza di tutte le manovre di corda in uso in alpinismo, delle tecniche di autosoccorso, una solida affinità con l’ambiente alpino, avendo nozioni di nivologia, litologia, meteorologia, concetti di fisica del ghiaccio. Per questo motivo, è sempre stato mio parere che per la pratica dell’ice- climbing è necessaria una valida preparazione alpinistica di base, vedendo nella scalata su ghiaccio d’acqua semmai una specializzazione e non un punto da cui partire.
  • Mi è capitato di leggere su alcuni siti delle introduzioni in cui si afferma che l’attrezzatura di oggi rende accessibile a chiunque la pratica dell’ice-climbing. Si tratta di convinzioni sbagliate e fuorvianti, in cui si sostiene il primato della soluzione “tecnica” su ogni altra forma di costruzione graduale di una sensibilità. Pratico questa disciplina dal 1984, quando ancora le piccozze con lama a “banana” erano ben diverse da quelle odierne e i ramponi a punte piatte da “misto” erano ancora gli unici utilizzati. So bene, dunque, cosa abbia comportato l’evoluzione dei materiali. Tuttavia, quanto ho espresso nel punto precedente, resta per me il fondamento di un corretto approccio.
  • Diffidate anche di chi, esageratamente, sostiene che l’ice- climbing è un’attività assai pericolosa. Lo è nella misura di una qualsiasi disciplina che si svolge in ambiente alpino e “d’avventura”, ne più e ne meno. Se indagate su chi sostiene questa tesi, scoprirete che il più delle volte non sa tenere due attrezzi in mano. Tuttavia, sono notevolmente in aumento gli incidenti in fase di discesa o di avvicinamento e non tanto durante la scalata. Questo fatto deve far riflettere sulla necessità di vedere l’ice – climbing come una pratica alpinistica che richiede un preparazione completa.
  • Diffidate anche degli autoproclamati “maghi del ghiaccio”, quelli che sanno e hanno fatto tutto, e che affermano di essere stati i compagni preferiti dei “fuoriclasse”. Questi ultimi, magari, oggi non sono più tra noi a dire come stanno davvero le cose. I ghiacciatori più forti che ho conosciuto io non amavano stare sul palcoscenico ed erano di poche parole.
  • Dico sempre che è molto importante scegliere il compagno con cui s’intraprende un’ascensione, e la scelta non deve essere dettata dalla fretta di portare a casa a tutti i costi una salita dietro l’altra. In cordata, soprattutto su certi terreni, ci si affida reciprocamente la vita ed è necessaria una sintonia totale che passa da una comprovata preparazione tecnica e psicologica. Il compagno deve prendere le decisioni importanti e agire nei momenti di emergenza, quando voi magari potreste non essere in grado di farlo. Egli non può essere quindi un perfetto semi- sconosciuto.
  • In certi “ghiacciodromi” ho assistito a vere e proprie gare (anche di sedicenti “istruttori”) su chi chiodava di meno, e in altri casi ho udito criticare ferocemente chi metteva una protezione  ritenuta inutile. Comportamenti stupidi che non hanno nulla a che vedere con lo spirito della scalata e dell’alpinismo in genere. Non dovete dimostrare niente agli altri, semmai solo a voi stessi.
  • Cercate il “facile” e siate pronti a gestire il “difficile”. Dove potrete muovervi con disinvoltura e relativa sicurezza vi divertirete senz’altro di più, piuttosto che sudare freddo su candele verticali e fragili che non sapete gestire, con i crampi ai polpacci e alle mani. Facile è bello. Meglio tenersi sempre ampiamente sotto il proprio limite riconosciuto.
  • Le cascate che non potete salire in questa stagione le affronterete l’anno prossimo o nelle stagioni successive. Se la vostra valutazione è ricca di elementi negativi, tali da non rendere il rischio relativo accettabile, rinunciate, e fatelo anche se altre cordate decidono diversamente o sono già impegnate nella salita. Nel corso degli anni imparerete a sentire il vostro “intuito” e  a seguirlo. E’ una delle ultime risorse innate che l’uomo ha conservato nel rapporto archetipico con la natura. Bisogna solo riscoprirlo e affinarlo. Se rinunciate alla salita, avrete comunque fatto due passi in mezzo alla natura che di per sé è già un bel regalo.
  • Non inseguite mai le mode del momento ma i vostri sogni e le vostre avventure.