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17 marzo 2020

Alpinismo e Spedizioni · Vertical · Resto del Mondo

Invernale al K2 2020/2021. Piotr Tomala: “non escludo la presenza di Simone Moro”

Piotr Tomala. Fonte: Sport.tvp.

Tomala: “Per il momento stiamo facendo di tutto per realizzare una spedizione polacca. Ma non escludo la possibilità che Simone o qualcun’altro, fra i gloriosi alpinisti himalayani, si unisca a noi.”

A maggio, il programma PHZ – Polski Himalaizm Zimowy (himalaismo polacco invernale) compirà 10 anni. In questi 10 anni sono state organizzate una dozzina di spedizioni e coinvolti molti scalatori. Tra gli obiettivi del programma,  anche quello di completare le salite agli ottomila non ancora conquistati in inverno che,  quando il progetto prese il via, nel 2010, erano cinque. Ora rimane solo il K2…

Piotr Tomala, direttore del programma polacco, appena rientrato dall’invernale al Batura Sar, è stato intervistato da Damina Pechman di Sport.tvp.

Di seguito, le parti salienti dell’intervista:

Tomala ha confermato la  spedizione al K2 prevista per l’inverno 2020/2021. I polacchi si stanno preparando da più di due anni: “Le persone senza le quali non riesco a immaginare la realizzazione di questo progetto sono Krzysztof Wielicki, il leader dell’ultima spedizione invernale polacca al K2, e Janusz Mayer, il cui supporto è indispensabile per me”.

Tuttavia, Krzysztof Wielicki ha più volte ribadito che sono i giovani polacchi a dover raccogliere il testimone in Himalaya: “Per quanto riguarda la composizione della spedizione e la scelta del leader, è troppo presto per prendere tali decisioni – spiega Tomala –  Per quanto riguarda Krzysztof … È una persona che posso chiamare e consultare  in qualsiasi momento,  mi aiuta a risolvere i problemi. Krzysztof era, è e sarà una figura importante in questo progetto.

Si parlava del suo ritorno al K2 come leader?
A conclusione della precedente spedizione, ha dichiarato: “Forse tornerò”. Vedremo come si svilupperà la situazione … Oggi andiamo da lui (venerdì 13 marzo) per parlare dell’esperienza fatta nell’ultima spedizione. Chissà, forse ci sarà occasione per parlare del K2.

Il primo passo verso la spedizione invernale è stato fatto quest’anno, sul Batura Sar, dove si sono sviluppate condizioni ancora più difficili.
Certo. Siamo andati incontro ad un po’ di sorprese. In Karakorum, in inverno, il clima generalmente è secco, senza nevicate, ventoso e molto freddo – la temperatura scende sotto i -30 gradi. In questa occasione, era tutto diverso. Abbiamo affrontato le maggiori nevicate degli ultimi 26 anni, in questa parte del Pakistan! Raggiunto il campo base, abbiamo trovato  neve alta due metri. Durante la spedizione abbiamo affrontato due fasi di maltempo e ulteriori due metri di neve fresca. Da un lato avevamo a che fare con la neve e la necessità di aprire la via, dall’altro, con le valanghe.

Quest’estate dove vedremo i polacchi in Himalaya?
Stiamo prendendo in considerazione due opzioni: K2 o Broad Peak. La decisione verrà presa nelle prossime settimane.

Invernale al K2, febbraio 2018, CB. Foto: Janusz Golab

I membri  della spedizione invernale al K2  saranno invece annunciati a settembre.“Penso che ad ottobre il team della spedizione invernale al K2 sarà completato”, precisa Tomala.

Rientri anche tu tra le  persone che credono che i polacchi più di altri meritino di conquistare il K2 in inverno?
Tenendo conto dei nostri successi, sarebbe l’ideale se i polacchi chiudessero così  40 anni di storia di invernali sugli Ottomila. Tutto è iniziato sull’ Everest e si concluderebbe sul K2 …

Devi aver seguito con apprensione le ultime notizie dal K2. Alcuni temerari volevano anticiparti
Non ho sentito questo pericolo.

Il K2 è particolare – spiega Tomala nell’intervista –  Lì hai bisogno di una grande squadra che deve fare molto lavoro. Devi fissare chilometri di corde in condizioni estremamente difficili. Di solito in inverno c’è da affrontare ghiaccio e roccia, non c’è neve. Tenete conto che noi polacchi non utilizziamo portatori d’alta quota. Noi stessi dobbiamo portare, sulle nostre spalle,  l’attrezzatura ai campi superiori. Quattro persone non possono aprire correttamente la via. Potrebbe farlo un team di 2 persone, ma il rischio sarebbe enorme. Noi dobbiamo pensare prima di tutto alla sicurezza.

Cosa pensi in merito al fatto che Denis Urubko voglia chiudere  la sua carriera alpinistica sulle grandi montagne?
Onestamente? Dubito un po’ delle sue parole. Penso che sia una questione di tempo prima di un nuovo progetto.

Visto  come si è conclusa la sua partecipazione all’ultima spedizione polacca al K2, Denis ci sarà?
Non escludo nessuno  per la spedizione invernale. Se rispettasse le regole, non vedrei alcun motivo per escluderlo. Se ha davvero chiuso la sua carriera himalayana, in realtà, è lui stesso a rifiutare questa possibilità. Tra pochi mesi vedremo se vorrà parlarci e se vorrà pensare alla spedizione.

Dovrà essere lui a fare il primo passo, o sarà il leader del programma polacco PHZ a fare la prima chiamata?
Questa è una decisione che spetta a tutti i partecipanti. Il team della spedizione si definirà presto. Andremo in spedizione per tre mesi, forse anche di più. Non posso imporre persone che non rispettino le regole…  ogni giorno ci sarebbero problemi con loro al campo base e sulla montagna. La definizione del team non sarà esclusivamente una mia decisione, ma sarà effettuata previa consultazione dei colleghi che hanno più esperienza.

Sarà una spedizione polacca o internazionale?
Da due anni ci prepariamo affinché sia ​​una spedizione polacca. Per fare questo, abbiamo organizzato spedizioni similari, come l’ultima al Batura Sar, in modo di poter avere a disposizione abbastanza alpinisti in grado di prendere parte all’attacco alla vetta del K2 in inverno.

Nell’intervista, si parla anche di Simone Moro. In passato, il bergamasco ha promesso alla moglie che non avrebbe mai tentato il K2 in inverno. Tuttavia, il forte alpinista italiano sembrerebbe  pronto ad infrangere la sua promessa e a prendere parte alla spedizione polacca.

“Krzysztof Wielicki ha affermato che sarebbe bello se l’ultimo ottomila fosse conquistato in inverno da un gruppo internazionale – afferma Tomala – Per il momento stiamo facendo di tutto per realizzare una spedizione polacca. Ma non escludo la possibilità che Simone o qualcun’altro, fra i gloriosi alpinisti himalayani, si unisca a noi.”

Per quanto riguarda l’invernale al K2,  la visione di Piotr Tomala è la seguene:
Non escludo la divisione della spedizione in due parti. Il primo gruppo opererebbe sotto il K2 dal primo giorno dell’inverno – creerebbe un campo, aprirebbe la via … Contemporaneamente, la seconda parte della squadra, diciamo due o quattro persone, potrebbe acclimatarsi  a quote di 7000 metri in Sud America. Se sul K2 fossimo in grado di creare due, forse anche tre campi, potrebbero raggiungerci  apportando al team nuove forze. Teoricamente, ci sarebbe la possibilità di un attacco alla vetta già alla seconda uscita.”

Adam Bielecki ha sperimentato l’acclimatazione in Sud America prima della spedizione invernale al Nanga Parbat.
Per questo, stiamo considerando uno scenario del genere. Certo, è abbastanza difficile dal punto di vista logistico ed economico, ma verrà valutato.

Quando è inverno in Himalaya e Karakoram? Non mancano i pareri di chi dice che termina a febbraio.
Quando eravamo in Pakistan, l’abbiamo chiesto. Ci è stato detto che si chiude il 21 marzo. Se andiamo in un paese che crede che l’inverno continui fino a questo periodo, lo accettiamo. Naturalmente, i cambiamenti climatici causano anomalie, che abbiamo riscontrato anche nell’ultima spedizione: forti nevicate e temperature, che alla base ha superato … più di 20 gradi….

Simone Moro e Denis Urubko durante l’invernale al Makalu. Foto: Denis Urubko

Sul K2, in inverno, nessuno è mai salito oltre i 7650 metri di quota. Oltre gli 8.000 mila metri, non si lotta solo contro venti fortissimi e con la fatica, ma anche con difficoltà tecniche.
Sì, questo è l’Ottomila più difficile. Sia d’estate che d’inverno. E’ l’unico ottomila ancora inviolato in inverno. Nessuno è stato in vetta al K2 nella stagione più fredda. Spero che saremo i primi. Una recente spedizione di Andrzej Bargel ha dimostrato che è possibile usare i droni. Non escludo che  prima di entrare nella zona  di ottomila metri, faremo una ricognizione con l’aiuto di un drone. I video e le foto possono esserci molto utili.

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