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30 gennaio 2019

Alpinismo e Spedizioni · Vertical · Resto del Mondo

Invernali sugli 8000. Aggiornamenti da Nanga Parbat e K2

Nanga Parbat, inverno 2019. Spedizione Nardi/Ballard – Sperone Mummery. Fonte: Le Iene

Si riducono a tre le spedizioni impegnate sugli 8000 quest’inverno

Tante le defezioni sugli 8000, negli ultimi giorni. Dopo l’evacuazione di Simone Moro e del nepalese Pemba Gelje Sherpa dal Manaslu per l’alto rischio valanghe, il ritiro dal Nanga Parbat dei pakistani Rahmat Ullah Baig e Kareem Hayat a seguito delle proibitive condizioni meteo, membri della spedizione di Daniele Nardi, l’abbandono da parte dei polacchi Waldelmar Kowalewski (colpito da una pietra) e di Marek Klonowski  (per un problema cardiaco), entrambi aggregati alla spedizione del basco Txikon sul K2, oltre a qualche problema di salute per Michael Danichkin, Dmitry Muraviov e Konstantin Shepelin, del team russo-kazako-kirghiso impegnato sempre sul K2, ecco gli ultimi aggiornamenti dalle tre spedizioni ancora in azione.

Nanga Parbat (8.126 m)

K2, Sperone Mummery. Fonte: Daniele Nardi/facebook

L’italiano Daniele Nardi e l’inglese Tom Ballard, attualmente sono al CB del Nanga Parbat per recuperare le forze, dopo aver raggiunto, per la seconda volta, C3, a circa 5700 metri di quota. I  due alpinisti hanno trovato il campo completamente sommerso dalla neve. Impossibile recuperare tende e attrezzature (C3 era stato allestito prima dell’ondata di maltempo).

Il morale di Nardi, che quest’inverno insegue il suo sogno di raggiungere la vetta del Nanga, superando l’inviolato Sperone Mummery, mille metri di ghiaccio, sembra ancora alto, malgrado da oggi siano previste nuove nevicate sull’ottomila.

Come il K2, anche il Nanga Parbat è considerata una montagna molto pericolosa, soprannominata “killer mountain” per il numero di decessi avvenuti sulle sue pendici. È infatti il secondo ottomila (dopo l’Annapurna) per indice di mortalità. Solo l’anno scorso, il polacco Tomek Mackiewicz ha perso la vita sulla montagna mentre scendeva dalla vetta. Con lui,  Elisabeth Revol, sopravvissuta grazie al memorabile salvataggio compiuto da Denis Urubko e Adam Bielecki.

Aggiornamento del 31 gennaio. Tom Ballard, con Nardi al CB, poche ore fa ha pubblicato un post, che confermerebbe la volontà dei due alpinisti di non mollare:
“Guardo indietro l’ultima luce sul Nanga Parbat mentre torniamo al Campo Base, dopo quattro giorni di duro lavoro e freddo, scavando inutilmente per cercare le tende. Abbiamo perso un sacco di attrezzature involontariamente e due buoni amici volontariamente. Comunque siamo più determinati che mai. Continuiamo…”

K2 (8.609 m)

Invernale sul K2 2019. Team russo-kazako-kirghiso al CB. Fonte: facebook

La spedizioni russo-kazako-kirghisa che sta tentando la prima invernale del K2 dallo Sperone degli Abruzzi, da questa mattina è al CB (4.951 m) per riposare. Ieri il team, guidato da  Vassily Pivtsov, ha allestito  C2 a 6800 metri di quota.

Hanno trascorso la notte a C2 Vassily Pivtsov con Artem Braun, Roman Abildaev e Tursunali Aubakirov. Mikhail Daniczkin (Kirghizistan, 1981),  è rientrato al campo base prima, a causa della tosse.  Daniczkin  non voleva rischiare: una notte a 6800 metri poteva peggiorare le sue condizioni. Giunto al CB,  l’alpinista è stato raggiunto telefonicamente dalla stampa polacca,  a cui ha riferito che le condizioni della via sono buone e che il rischio valanghe è basso.

Il leader del team russo-kirghiso-kazako, Vassily Pivtsov. Fonte:f acebook

Secondo quanto comunicato da Mikhail Daniczkin a Wspinanie, il tratto che attraversa il Camino è sicuro; il team lo avrebbe attraversato senza grossi problemi.

“I campi 1 e 2 sono pronti – ha confermato il kirghiso – Al momento abbiamo  5 tende nella Red Fox Cave. Abbiamo trasportato abbastanza corde per  l’intera via, ancore da neve, viti da ghiaccio, ganci. Cibo e gas sono  sufficienti inoltre abbiamo un piccolo deposito per le situazioni di emergenza. Portiamo tutti i rifiuti giù alla base.”

In merito alla strategia, Daniczkin ha parlato di una squadra che lavora in attacco, attrezzando ed ed esplorando la via. Il secondo gruppo trasporta i materiali dai campi inferiori a quelli più alti. La composizione delle squadre cambia leggermente in base alle condizioni fisiche e di salute dei vari componenti della spedizione. “Cerchiamo di agire insieme, rimanendo più vicini possibile”, spiega.

In merito alla cooperazione con il team di Alex Txikon, di cui si era parlato in precedenza, Daniczkin dice: “Facciamo il nostro lavoro, e loro fanno il loro. I progetti  comuni sono rimasti immutati”.

Aggiornamento del 31 gennaio: Al CB il team si sta preparando per la prossima uscita, sistemando l’attrezzatura e cercando di curare la tosse

Invernale al K2 2019. Foto: Alex Txikon/facebook

La spedizione spagnolo-polacca del basco Alex Txikon, ha deciso di muoversi sulla stessa via, che ha già attrezzato fino al Campo 2, a 6700 metri, in soli due giorni. Stanno lavorando in parallelo alla squadra russo-kazako-kirghisa.

Dei tre polacchi aggregati alla spedizione di Txikon, rimane sul campo solo Pawel Dunaj. Gli altri due polacchi, come indicato sopra, hanno lasciato il CB.

Aggiornamento del 31 gennaio: Secondo quanto reso noto da Elena Laletina, il polacco Pawel Dunaj ieri è salito da solo a C1 con un carico di corde e ora starebbe rientrando al CB. Felix Criado e Ignacio Zulaga, dopo la notte al CBA sono rientrati al  CB.