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15 luglio 2019

Alpinismo e Spedizioni · Vertical · Resto del Mondo

Kim Hong-bin su 13 Ottomila senza dita

Kim Hong-Bin. Fonte: facebook

L’atleta sudcoreano, scala senza le dita delle mani dal 1991

Il sudcoreano Kim Hong-bin domenica 7 luglio ha raggiunto, con i suoi connazionali Cho Cheol-hee e Cheong Ha-young, il nepalese Pechhumbe Sherpa e il pakistano Muhammad Hussain, la vetta del Gasherbrum I (8.080 metri), in Karakorum.

E’ il tredicesimo Ottomila per Kim. Per completare la collezione, il 54enne deve ancora scalare il Broad Peak. In caso di successo, Kim diverrebbe il primo alpinista disabile a completare tutti i 14 Ottomila.

Dal 1991 scala senza dieci dita.

Il sudcoreano ha superato l’handicap arrampicando

E’ successo nel 1991 sul Denali (6.190 metri) in Alaska, la montagna più alta del Nord America. Hong-bin subì un grave congelamento che gli causò l’amputazione delle dita delle mani. Durante la scalata si  addormentò per la stanchezza e fu salvato 16 ore dopo.

“Sono tornato in Corea dopo tre mesi di recupero in un ospedale in Alaska, ma era impossibile vivere la  vita di tutti i giorni senza l’aiuto degli altri. Non potevo nemmeno mangiare da solo”, ha riferito Kim in un’ intervista.

Tuttavia, con l’incoraggiamento dei suoi colleghi, Kim si è rimesso in piedi e ha iniziato ad allenarsi più rigorosamente che mai.

L’handicap non ha rallentato la sua sete di avventura, al contrario. “Se non fosse accaduto l’incidente sul Denali, sarei rimasto uno scalatore normale”, ha riferito una volta Hong-bin. “Le difficoltà mi hanno portato a sfidare ciò che apparentemente era impossibile. Ho superato l’handicap scalando le montagne “.

L'”uomo senza dita”, anche in cima alle Seven Summits

Kim ha raggiunto  i suoi primi successi sugli ottomila nel 2006, quando vinse Gasherbrum II e Shisha Pangma. Nel 2007, è arrivato sul “tetto del mondo”, in vetta all’Everest, e nel 2008 sulla cima del Makalu. Meno di un anno dopo, all’inizio del 2009, completò le “Seven Summits”, le montagne più alte di tutti i continenti, con la conquista del Monte Vinson in Antartide.

Ha continuato a scalare ottomila: il Dhaulagiri (nel 2009), il Cho Oyu (nel 2011), il K2 (nel 2012), Kangchenjunga (nel 2013), Manaslu (nel 2014), Lhotse e Nanga Parbat (entrambi nel 2017), Annapurna (nel 2018)  e ora il Gasherbrum I.

Il sudcoreano, atleta paralimpico, è un campione dello sci alpino

Il sudcoreano alto 1,76 metri, che vive nella città di Gwanju, nel sud del paese, non è solo uno scalatore d’alta quota ma anche un atleta paralimpico. Nel 2002, ha gareggiato per la Corea del Sud alle Paralimpiadi di Salt Lake City e ha concluso al nono posto sia in Slalom che in Super G. Lo scorso febbraio, ha vinto l’oro ai campionati di sci alpino coreano per atleti disabili. Kim ha anche gareggiato con successo come ciclista, pattinatore e velocista in atletica leggera.

Ma il 54enne vive i suoi sogni principalmente sulle montagne. “Ho passato tutta la mia vita in montagna”, ha detto recentemente Kim Hong-bin in un’intervista: “I sogni valgono più della vita. La vita può essere indigente, ma i sogni non possono mai essere abbandonati. “