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18 gennaio 2018

La risposta continua a esser 42

42

Secondo la Guida galattica per gli autostoppisti di Douglas Adams, la risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto, dopo un’elaborazione durata sette milioni e mezzo di anni a opera del supercomputer Pensiero Profondo, é il numero “42”.

“Quarantadue!”
“Questo è tutto ciò che sai dire dopo un lavoro di sette milioni e mezzo di anni?”
“Ho controllato molto approfonditamente,” disse il computer, “e questa è sicuramente la risposta.
A essere sinceri, penso che il problema sia che voi non abbiate mai saputo veramente qual è la domanda”.

La risposta alle domande ontologiche sulla vita, forse è la vita.
Come mai, alle nostre latitudini, la si impegna spesso imbrigliati all’inseguitmento di bisogni indotti perfettamente inutili?

Prendiamo a esempio la civiltà edonistica riflessa nel vestire. Alle ragazze giovani si fa credere che per essere parte del branco tu debba piacere e che per piacere tu debba esser magro (…e aggressivo).

La prima domanda che mi pongo è: se proprio vogliamo… perché “magro” e non  “atletico” o “in forma”.
Magro significa “mancante di grassi di riserva, quindi caratterizzato da un aspetto fisico più o meno gracile, scarno, deperito o sofferente”. Non é lontanamente sinonimo di “bello”.

Se a un uomo dicessi che per far parte di un branco deve piacere e che per piacere dev’esser “grasso”… mi chiederebbe “perché grasso? Semmai atletico”.

La società cosa vuol far credere alle giovani ragazze? Cosa impone? Che senso di inadeguatezza instilla in loro?
I canali televisivi da anni trasmettono spot a ripetizione su lassativi che permettono un modo per perdere peso.
Sei giovane? Se vuoi esser bella e accettata devi avere la 42.

I campionari dei negozi si basano sulla 48 per gli uomini e la 42 per le donne.
L’animale essere umano maschile, mediamente porta la 48 e perciò si chiama “M”, media.
Gli stessi negozi usano la 42 per il campionario femminile… che però è una “S”, una “small”.

Se la paggior parte delle vendite al giovane pubblico femminile è la 42, essa sarà la media: il giovane animale essere umano femminile mediamente indossa quella taglia, statistiche alla mano.
E se di colpo la 42 fosse la “M” …una media? Ci sarebbe una rivoluzione…

Non che sia diverso per i numeri di scarpa… una ragazza che indossa un 37,5 se avesse un piede più lungo di 8 millimetri netti,  avrebbe quasi un 39 (8 mm…). Eppure se prova una scarpa americana avrà un 36,5 mentre con una francese è possibile che necessiti un 38. Come può essere importante questa cosa?

Quale dolore sociale si nasconde dietro al sentimento di solitudine che trasforma un persona in un numero?

Mi è capitato di frequentare ragazze piccole di statura, cosa che trovo molto gradevole e attraente, e di non poter fare apprezzamenti al riguardo rischiando di passare per falso…
Come se lo dicessi apposta senza crederlo; non é possibile che io la pensi davvero così?

Mi è capitato di uscire con ragazze dalle curve morbide e di dover stare molto attento alla selezione delle parole, perché un complimento poteva trasformarmi in un terribile ruffiano ai loro occhi. Non è possibile che io le trovi belle? O forse penso che siano irrimediabilmente grasse?

Scorgi stanchezza nel volto della tua compagna? Chiedile preoccupato se va tutto bene e ti domanderà “perché, cosa ho? Stai pensando che sono brutta?”, dopo essersi precipitata di fronte a uno specchio.

Alle volte mi guardo intorno e vedo giovani ragazzi e ragazze di una bellezza disarmante che nemmeno si rendono conto di quante e quali caratteristiche di fascino possiedano. Non comprendono quanto le devastino riducendo se stessi a calmiere sociale, cercando di rassomigliarsi come in uno stampino coatto.

Ragazzini con la sigaretta in bocca che si atteggiano ad adulti, senza rendersi conto che quello che fanno in quel momento è esattamente ciò che li inquadra come ragazzini.

Forse è davvero questo il punto. La società non fornisce domande, affinché ognuno possa ricercare la propria identità, ma dubbi. Preconfeziona bisogni, sparge insicurezze comode ad altri.

In questa notte, senza particolari liriche, penso a voi, centinaia di ragazze che ho visto passare, bellissime e sensuali, con in testa milioni di dubbi e sensi di insicurezza inculcati da altri…

Penso a voi e mi ricordo di quanto siete belle e affascinanti, anche se forse non ci crederete mai.

Christian Roccati
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  • Chiara Costa

    Per poter credere a questa bellezza è necessario tempo o forse spazio, il che è lo stesso. L’animale essere umano femminile – ma non solo- ha bisogno di Tempo, di crescere, evolversi, per imparare a occupare il proprio Spazio, interiormente, materialmente e socialmente parlando. Solo che spesso anziché partire da se stessi, scoprirsi e POSSEDERSI ci si rivolge all’esterno in cerca di conferme ed all’esterno il soggetto è un fragile corpo di carne che si dibatte nella società del Dover Avere… Avere che cosa?! Un vestito, una forma imposta da altri. In tali casi 42 per una femmina è sinonimo di scontentezza ed accettazione non del tutto consapevole di un ruolo, che a ben riflettere non è distante da quello di “regina della casa” adottato nel passato. Possedersi prima di possedere, Essere prima di avere, unici, diversi, ecco cosa rende l’essere umano femminile Donna e non semplicemente femmina. Allora 42 può essere il risultato di una qualunque espressione o solo un segno tracciato tracciato a caso sullo sfondo bianco di un’etichetta.

    • Christian Roccati

      …Klare… come sempre unica.