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26 settembre 2017

BioPhoto Festival 2017

La wilderness è (anche) fotografia
del quotidiano

Si è concluso a Budoia (PN) il Bio Photo Festival, che MountainBlog ha seguito in qualità di media partner. Un’occasione unica in Italia per avvicinarsi all’affascinante mondo della fotografia naturalistica internazionale: in questo articolo le impressioni della nostra inviata Camilla Endrici, che insieme al video maker Andrea Monticelli ha realizzato per MountainBlog le interviste agli ospiti del Festival (in pubblicazione nei prossimi giorni).

Title: Eurasian jay (Garrulus glandarius). Description: Eurasian jay, Garrulus glandarius, flying in Scots pine forest against cloudy sky. Muddus National Park, Sweden. Credits: Bio Photo Festival

Sudan ha 44 anni ed è l’ultimo esemplare di rinoceronte bianco sulla terra. È vecchio e stanco, protetto giorno e notte da guardie armate che vegliano sulla sua sopravvivenza, minacciata dall’uomo come quella di tanti altri rinoceronti.

Nella foto che lo ritrae, mostrata dal fotografo australiano Keith Wilson, ha lo sguardo triste di chi porta su di sé la solitudine di una specie in via di estinzione. Ma non ci sono solo lui e gli elefanti africani, uccisi nella misura di uno ogni 15 minuti per trarre avorio e che tra 20 anni saranno scomparsi; tra gli animali a rischio di scomparire definitivamente ci sono anche microscopici insetti o le rane di una sperduta valle andina raccontate dal fotografo naturalista Emanuele Biggi nei suoi straordinari scatti. D’altra parte, negli ultimi 40 anni si sono estinte la metà delle specie selvatiche presenti sulla terra.
Siamo a Budoia, in provincia di Pordenone, al Bio Photo Festival. Qui dal 21 al 24 settembre si è tenuto un piccolo ma grande festival, unico nel suo genere in Italia, dedicato alla fotografia naturalistica. Giunta alla sua quarta edizione, la manifestazione ideata dall’editore Daniele Marson e dalla compagna Diana Crestan è un’occasione per entrare nella natura selvaggia da un punto di vista inusuale: quello di chi la guarda attraverso l’obiettivo.

All’interno del festival, che offre ai suoi visitatori conferenze e incontri ma anche uno spazio espositivo per le strumentazioni dedicato agli addetti del settore, vive Bio Photo Contest: un premio di foto naturalistica molto particolare perché, come spiega bene la Presidente Diana Crestan, è dedicato ogni anno a un bioma diverso. Un modo nuovo di proporre un concorso di fotografia naturalistica, ma soprattutto un invito ai fotografi a cimentarsi con l’ambiente e a conoscerlo prima di viverlo e raccontarlo attraverso le immagini.

Ecco perché tra foreste di conifere, aurore boreali su boschi innevati, renne e civette, si crea uno spazio molto ampio ben rappresentato dalle oltre duecento foto esposte.


Mariagrazia Santoro, presidente Fondazione Dolomiti Unesco. Credits: BioPhoto Festival


Per i profani come me il festival è soprattutto un’occasione preziosa per incontrare queste curiose e incredibili persone che sono i fotografi naturalisti. Perché se è vero che dietro uno scatto di geometrie di libellule ci possono essere 2 anni di lavoro e di attesa, è vero anche che per fotografare una foca appena nata o un’orsa polare che allatta i suoi cuccioli ci possono volere ore passate a -30 gradi.

Ecco allora che andare a Budoia diventa un momento di ascolto delle storie che stanno dietro e intorno a ogni immagine. Storie di coppie, come Orsolya e Erlend Haarberg o Bruno e Dorota Sénéchal, che viaggiano il mondo insieme per raccontarlo, o di persone che per dedicarsi alla loro grande passione hanno lasciato la vita precedente: gli stessi coniugi Senechal, rispettivamente un giudice e una dirigente sanitaria, o Theo Bosboom che nella “precedente vita” era un avvocato.

È proprio da Bosbomm che portiamo a casa uno dei più grandi insegnamenti di questi tre giorni friulani: dopo oltre 30 viaggi nella wilderness estrema dell’Islanda, il fotografo olandese si è cimentato in una sfida ancora più grande: raccontare la natura selvaggia nell’industrializzata Olanda. Ne sono usciti scatti affascinanti, viaggi di foglie autunnali nell’acqua, geometrie di ghiaccio, dettagli della natura che sotto lo sguardo del fotografo diventano quasi pitture astratte.

L’invito è chiaro: provare a cercare la wilderness dove siamo, coltivarla nel quotidiano. E poi certo, quando non basta partire per il prossimo viaggio.

 

Camilla Endrici