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17 luglio 2017

Ambiente e Territorio

Legambiente assegna le bandiere verdi e nere dell’arco alpino

Panorama montano. Fonte: legambiente.it

Le pratiche virtuose dell’arco Alpino premiate con le bandiere verdi di Legambiente. Assegnati 10 riconoscimenti. Il Piemonte con tre bandiere verdi si conferma la regione più virtuosa, ma continuano le aggressioni alla montagna

Pubblichiamo il dossier di Legambiente, con le bandiere verdi (pratiche innovative ed esperienze di qualità ambientale e culturale dei territori montani) e le bandiere nere (lacerazioni del tessuto alpino) assegnate dalla “Carovana delle Alpi” all’arco alpino

“Sono 10 le bandiere verdi e 9 quelle nere di Carovana delle Alpi 2017, distribuite su tutto l’arco alpino. In dettaglio: una bandiera nera alla Liguria, tre bandiere verdi e una nera al Piemonte, due le verdi a pari merito e due le nere per la Valle d’Aosta, alla Lombardia e al Veneto una bandiera verde e due nere, una verde all’Alto Adige e al Trentino, una verde e una nera al Friuli Venezia Giulia.

Su tutto l’arco alpino sono in aumento le buone pratiche, ma non per questo gli atti di pirateria si placano. Se nel passato si osservava una maggior esplosione di progetti del tutto inusitati per follia e per dimensioni (nuovi villaggi turistici, grandi alberghi, ipermegafunivie in cima alle montagne), ora a fianco di un mondo che si va sempre più affermando in termini di sostenibilità, si reitera con caparbietà, sebbene su dimensioni più ridotte e meno creative, l’idea di una montagna che sta tra il luna park e il supermercato. Un luogo dove tutto può essere acquistato e consumato con leggerezza, nel caos più totale.
Con scarso ingegno viene riproposta la solita visione tradizionale di uno sviluppo senza limiti, senza la benché minima capacità di comprendere quali sono le tendenze in atto e quali i fattori che condizioneranno lo sviluppo della montagna nei prossimi decenni, sia rispetto ai cambiamenti climatici, sia per quel che concerne l’affermarsi di nuovi stili di vita.

Negli ultimi 150 anni le Alpi hanno registrato un aumento delle temperature di quasi due gradi centigradi, più del doppio della media globale dell’intero pianeta. Il recente Rapporto 2017 dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) dedica un capitolo intero alle Alpi per avvisarci di come gli impatti del cambiamento climatico saranno particolarmente rilevanti in questa regione.
Principalmente si evidenzia:
– Una forte diminuzione di estensione e volume dei ghiacciai
– Uno spostamento verso l’alto di specie animali e vegetali
– Un alto rischio di estinzioni di specie
– Un aumento del rischio di parassiti forestali
– Un aumento del rischio di frane e valanghe
– Variazioni del potenziale idroelettrico
– Riduzione del turismo sciistico

La natura, qui particolarmente reattiva, impone la veloce costruzione di strategie di adattamento dello sviluppo edell’economia. Strategie che se adeguatamente implementate potrebbero costituire un modello di futuro climaticamente sostenibile e di riferimento per le regioni di ogni parte del mondo.
Il cambiamento climatico condizionerà pesantemente importanti attività come il turismo, sia nell’organizzazione (aspetti urbanistici), sia nella tipologia (nuove modalità di fruizione). Il turismo in montagna non è un settore collaterale, è un fondamentale elemento di sviluppo dell’economia insieme all’agricoltura e alla gestione forestale, oltre che strettamente connesso alle strutture produttive locali.

Proprio al turismo, nell’anno internazionale del Turismo Sostenibile proclamato dall’ONU, è destinata la gran parte delle bandiere 2017 di Carovana. Dal riconoscimento all’associazione Dislivelli per la capacità di portare alla luce la ricca presenza di Luoghi sostenibili e accoglienti sulle Alpi occidentali (oltre duecento) alle pratiche virtuose di Castello dell’Acqua (SO), alla scelta coraggiosa dell’Unione Montana Valle Maira (CN) che con una delibera ha espresso la propria contrarietà verso la fruizione motorizzata a scopo ludico del territorio.

Casi come questi rendono evidente l’esistenza di un turismo di massa (in crisi) e un turismo dolce (in crescita). Sono le aree più turisticamente “dimenticate”, ma con un ambiente più integro, a mostrare i maggiori potenziali di sviluppo sull’arco alpino: dalle Alpi piemontesi alla Carnia, dalla Valtellina “profonda” al Cadore.
Sempre tra le bandiere verdi si osservano buone pratiche di conservazione delle risorse naturali, dall’acqua alle culture locali, fino alla salute degli abitanti, all’agricoltura sociale e all’agricoltura al femminile.

Di tenore opposto sono le bandiere nere, a testimoniare appunto pratiche obsolete e poco lungimiranti che ancora una volta offendono il territorio senza offrire nuove e razionali prospettive di sviluppo (dal consumo di suolo, all’idroelettrico insostenibile, all’uso di mezzi motorizzati in aree sensibili, fino alle inutili e distruttive strutture sciistiche).
I Protocolli della Convenzione delle Alpi, in particolare il Protocollo turismo (ratificato non solo dall’Unione Europea, ma da tutti gli Stati alpini, Italia compresa) vengono per lo più ignorati dai titolari delle bandiere nere e non solo da questi. La Convenzione stessa è vissuta da quasi tutte le istituzioni come un costrutto astratto e lontano dalla realtà. Si dimentica che essa rappresenta un impegno per gli Stati e un appello agli abitanti dell’arco alpino ad agire congiuntamente per garantire un futuro degno di essere vissuto.
Un buon motivo quest’ultimo affinché gli organi preposti (Governo e Parlamento) s’impegnino concretamente e in tempi brevi con normative adeguate (una per tutte quella sui voli a motore a fini ludici in montagna) per rendere più cogenti gli indirizzi, al fine di ottenere ovunque nelle Alpi una corretta applicazione della Convenzione stessa.”

Bandiere verdi

Come nella scorsa edizione la regione che ha ottenuto più bandiere verdi è il Piemonte: oltre ai già citati (Associazione Dislivelli e Unione Montana Valle Maria), il riconoscimento di Carovana delle Alpi è andato al Comizio Agrario di Mondovì (CN), che sostiene i piccoli agricoltori, la promozione della figura femminile nell’agricoltura e crede nello sviluppo di un’agricoltura di qualità tesa alla salvaguardia della biodiversità rurale, ambientale e del suolo. Da citare, tra le sue realizzazioni, il frutteto sperimentale presso il monastero di San Biagio. Tra l’altro questo Comizio vanta un primato: fondato dalla seconda metà dell’800 è ancora attivo e vanta 150 anni di attività. Sono 2 invece le bandiere verdi, a pari merito, che svettano in Valle d’Aosta: una è andata all’Associazione di Promozione Sociale “Forrestgump” e la seconda alla Fondazione Sistema Ollignan Onlus, per l’impegno e la capacità nel coniugare la necessità di occupazione delle persone disabili alla pratica dell’agricoltura in montagna, priva di pesticidi, il tutto in un’ottica di agricoltura sociale. In Lombardia la bandiera verde è stata assegnata al già citato comune di Castello dell’Acqua, per l’impegno nell’incentivare un turismo sostenibile in Valtellina con il mantenimento della rete sentieristica. In Veneto il riconoscimento è andato alle Aziende zootecniche della Lessinia che, per far fronte al calo dei prezzi nell’industria del latte destinato alla grande distribuzione, hanno intrapreso una strada diversa puntando sulla qualità dei prodotti. Premiato con la bandiera verde anche il comune di Malles in Val Venosta (Alto Adige) per aver deciso di vietare l’uso dei pesticidi, fertilizzanti e prodotti chimici, su tutto il territorio comunale. Carovana della Alpi ha premiato, inoltre, il Trentino e in particolare i comuni delle Giudicarie, i consorzi Bim Sarca e Bim Chiese, il parco dell’Adamello Brenta e la comunità delle Giudicarie per la loro battaglia porta e per opporsi alla ricalibrazione delle portate d’acqua Deflussi Minimi Vitali rilasciate da alcune derivazioni idroelettriche sui fiumi Sarca, Chiese e Palvico a seguito dell’accordo approvato tra PAT e HDE con DGP 1798 del 14/10/2016. Infine in Friuli Venezia Giulia la bandiera verde è andata all’Azienda agricola Zore di Alessia Berra per aver incentivato e sviluppato un’economia sostenibile in un’area marginale della montagna friulana caratterizzata da un forte spopolamento.

Bandiere Nere

Discorso opposto per le bandiere nere, volte a testimoniare le cattive pratiche di gestione del territorio- La Carovana delle Alpi ha assegnato il vessillo nero al comune di Rocchetta Nervina (IM) in Liguria, che ha in progetto la costruzione di un parcheggio di 1.055 mq su un’area agricola nel paese, zona tra l’altro destinata a “verde pubblico”. Altro comune a prendere la bandiera nera è quello di Rassa (VC) in Piemonte, che porta avanti una istanza di concessione di derivazione ad uso idroelettrico. A farne le spese è il torrente Sorba, uno dei pochi dell’area alpina in condizioni di alta naturalità. Due le bandiere nere in Valle d’Aosta: la prima è assegnata a Monterosa S.p.A. per il progetto di realizzazione di una pista da sci di discesa nel Vallone di Indren, luogo appezzato per la sua naturalità; seconda bandiera nera all’amministrazione comunale di La Thuile che ha in progetto l’abbattimento dell’intero villaggio di minatori detto anche villaggio Padre Kolbe, in località Pera Carà, unica testimonianza di campo di prigionia fascista in Valle d’Aosta e punto di interesse per un percorso di turismo minerario. Anche in Lombardia sventolano due vessilli neri: una va al comune di Livigno che, andando contro tutti i pareri degli enti di tutela, ha approvato la costruzione di un impianto sciistico su di un sito Natura 2000, costituito da pascoli, antichi nuclei abitati, ed habitat di tanti animali alpini. Bandiera nera alla provincia di Sondrio per aver consentito, con l’approvazione della proposta di aggiornamento del Piano Cave il 27/9/2016, l’ampliamento degli ambiti e l’estrazione di quantitativi abnormi dalle cave in Comune di Novate Mezzola, in Valchiavenna. Bandiera nera anche al consigliere regionale Stefano Valdegamberi in Veneto, per la sua ostinazione nel sostenere la necessità di ridurre del 60% i confini del parco regionale della Lessinia per contrastare l’alta presenza di cinghiali nella zona. Quest’anno Carovana delle Alpi assegna, per la prima volta, anche una bandiera nera che coinvolge due regioni (Veneto e Trentino): oltre alla provincia di Trento, ci sono i comuni di Falcade, Cencenighe, Canale d’Agordo, San Tommaso Agordino, Vallada Agordina e Moena. Gli enti elencati hanno autorizzato lo svolgimento di una manifestazione con 55 quad nelle aree di competenza. Le aree in oggetto sono ad alta fragilità ambientale, con un’alta esposizione ai rischi idrici, geologici ed idrogeologici, oltre a rappresentare habitat strategici per le popolazione avifaunistiche. Infine bandiera nera per il comune di Osoppo in Friuli Venezia Giulia per aver approvato una variante che consente l’asfaltatura dell’aviosuperficie con notevole impatto sull’unica colonia di grifoni dell’arco alpino nella riserva naturale regionale di Cornino.