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8 settembre 2016

Altri · Fly

MAURIZIO DI PALMA A MOUNTAINBLOG: “Il base jumper sa che è sempre tutto nelle sue mani”

Avevamo già incontrato qui su MountainBlog Maurizio “Maury” Di Palma in due occasioni. La prima perché si lanciò con il paracadute dal Duomo di Milano (qui il link) e la seconda volta trascorrendo un’intera giornata con lui presso la sua Brento Base School in Trentino. Per questo , ci è sembrato naturale fare una chiacchierata con lui sul base jumping in relazione ai tragici fatti di cronaca avvenuti nel mese di agosto, ma anche e soprattutto per avere un’idea più chiara sul percorso, sulle caratteristiche e sui rischi di un base jumper.

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Maurizio, ci sono stati tre incidenti mortali a distanza di breve tempo che hanno avuto risalto nelle cronache. Chi pratica il base jumping lo fa in un ottica estrema o esiste più di un modo di intendere questa disciplina?

Innazitutto è vero che sono stati tre gli incidenti mortali ad essere stati al centro delle cronache ma, in realtà, solo in agosto si sono verificati 16 incidenti mortali e ben 32 dall’inizio dell’anno. Numeri, questi, che sembrano impressionanti sia per chi è del settore che per chi lo guarda da fuori. Dobbiamo però fare una precisazione: i protagonisti dei tre casi indicati erano praticanti di una variante estrema del base jumping.

Cosa si intende per variante estrema?

E’ un po’ come nello sci. Esistono migliaia di sciatori che praticano questo sport ma alcuni di questi si dedicano a pendenze o terreni estremi in alta montagna dove il tasso di pericolosità è altissimo. Già il base jumping può essere considerato uno sport di per sé estremo, in questa accezione lo è ancor di più.

Chi si dedica a questa variante? Atleti che vogliono spingersi oltre il limite?

Quando parliamo di variante estrema ci riferiamo al cosiddetto “proximity flight” che consiste nel volare con la tuta alare in prossimità, o per meglio dire a profilo, di pendii, piante e altri ostacoli, a velocità che possono raggiungere i 180 o addirittura 200 km/h. Il fatto che poi ognuno voglia alzare la propria asticella continuamente è un fattore soggettivo e potremmo stare qui una giornata a parlare di questo argomento. Certo è che vivere costantemente alla ricerca del limite porta ad avere una percezione diversa del rischio; questo è scientificamente provato. Se ti porto a saltare dal bordo di un palazzo tu avrai una percezione del rischio ben diversa rispetto alla mia, in virtù del fatto che è 15 anni che mi sporgo da quel bordo. La percezione del rischio è soggettiva e si abbassa con l’allenamento, mentre la voglia di raggiungere o superare i propri limiti è innata in ognuno di noi.

Lasciando da parte il proximity flight, qual è il percorso di avvicinamento di un “futuro” base jumper a questa disciplina?

Innanzitutto un base jumper nasce da un paracadutista, nel senso che tutti i base jumper sono paracadutisti con un’esperienza di almeno 200/250 salti per pensare di potersi avvicinare a questo sport. Capiamo bene, quindi, che stiamo parlando di un’attività di nicchia all’interno di un’altra nicchia: il paracadutismo già non è una sport di massa, il base jumper necessariamente lo è ancor meno. Il base jumper, ad ogni modo, inizia con un corso facendo i primi salti da basi fisse come ad esempio dei ponti che per caratteristiche morfologiche, spazio aereo libero e atterraggio sono considerati l’opzione migliore. Dopo il primo step, si passa a saltare da montagne alte con pareti facili come ad esempio il Brento. Da lì poi si inizia a saltare da antenne, palazzi o c’è chi direttamente vuole dedicarsi alla tuta alare. In questo caso dopo un bel po’ di salti si inizia a perfezionare il volo proximity laterale, quindi con ostacoli ai lati e non sotto, per poi arrivare al vero e proprio proximity flight.

Al di là del piacere di praticarlo, esistono anche competizioni o gare fra base jumper?

Principalmente un jumper pratica questo sport per piacere ma esistono anche contest internazionali come in Spagna, in Cina o in altri paesi. Dobbiamo tener presente però che il base jumping non è un’attività riconosciuta come sport vero e proprio quindi la maggior parte di questi contest si svolgono fra amici, magari con la presenza di uno sponsor che mette in palio i premi ma non esistono campionati riconosciuti o simili.

In cosa ci si sfida esattamente?

Dipende dalla gara. Esistono gare di precisione nelle quali dover centrare una zona di atterraggio, oppure delle gare con tuta alare come la World Wingsuit League che si svolge in Cina e consiste in un percorso da un punto A a un punto B e premia l’atleta in grado di raggiungere la massima velocità ai rilevamenti. Ci sono poi gare di aerial basate su acrobazie oppure gare di formazione che si basano si figure da eseguire in volo.

Si riesce ad avere una stima delle persone che praticano questo sport in tutto il mondo?

Una stima accurata non è facile da fare ma il dato si può aggirare intorno ai 3.000 praticanti, considerandola anche un po’ in eccesso.

Ultima domanda. Cosa consigli a chi si sente attratto da questo sport e vuole a tutti i costi avvicinarsi?

Tenendo presente che parliamo di una nicchia molto ristretta, è necessario iniziare con un corso di paracadutismo. Dopo questo, ci si può avvicinare al base intraprendendo un percorso di addestramento ma solo dopo almeno 200 lanci con il paracadute. Ora è comunque più semplice avvicinarsi al base jumping grazie alle scuole come quella che io ho fondato in Italia. In ogni caso, nell’ambiente si conoscono i nomi degli istruttori a livello nazionale o internazionale ed è corretto affidarsi a loro per costruire delle solide basi sulle quali il base jumper inizia la propria carriera. E’ importante tenere presente, ad ogni modo, che è sempre tutto in mano del praticante, fin dall’inizio. Un base jumper deve conoscere tutto della meteorologia, deve saper mantenere i materiali, deve padroneggiare gli aspetti psicologici della disciplina prima, durante e dopo il salto. Chi riesce a gestire questo carico può diventare un base jumper ma, come detto, non è certamente un’attività di massa o alla portata di tutti.

 

Di seguito potete (ri)vedere il video girato dal nostro Andrea Monticelli con Maurizio Di Palma. Vi ricordiamo che trovate il reportage completo con il racconto e le fotografie a questo link.

 

Intervista di Andrea Bonetti