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22 novembre 2017

Alpinismo e Spedizioni · Vertical

Monte Edgar: tre trentini e tre valdostani alla scoperta della Cina verticale

Il team dopo la Cima. Foto: arch. Tomas Franchini

di Massimo Dorigoni

Autunno ricco di soddisfazione quello della spedizione alpinistico-esplorativa italiana nel Gongga Shan, gruppo montuoso cinese.

L’obbiettivo era quello di scalare il Monte Edgar (6618m), una montagna insidiosa che presenta alte difficoltà. Salita solo due volte, nel 2003 e nel 2011 è ancora a molti sconosciuta.
I protagonisti, tre trentini, Tomas Franchini, Matteo Faletti, Fabrizio “Bicio” Dellai e tre valdostani, François Cazzanelli, Francesco Ratti, Emrik Favre sono riusciti nell’intento di arrivare in vetta, mettendo inoltre a segno molte altre salite nel corso della loro permanenza nel gruppo.

The Moon’s Power. Foto: arch. Tomas Franchini

L’esplorazione verticale di questa zona dà subito i suoi frutti. Il primo giorno si tolgono la prima soddisfazione, aprono una nuova via su una montagna mai scalata fino a quel momento: “Buon compleanno Toni” sulla cima nominata poi “Little Edgar” 5060m, con dedica al papà di Tomas che compiva gli anni proprio in quella giornata. Nei giorni successivi il team trentino e quello valdostano si dividono per salire rispettivamente la cresta est e la cresta ovest del monte Edgar. Tra attese e acclimatamenti i trentini riescono a salire una vetta senza nome battezzandola “Twenty Shan”. E’ durante la notte che Tomas decide di salire in solitaria la vergine parete ovest dell’Edgar riuscendo a domarla con maestria ed a salirne la cima con non poche difficoltà. La via viene nominata “The Moon’s Power”.

Panorama della parete NO della Edgar. Foto: arch. Tomas Franchini

Il gruppo Passa alcuni giorni a quote più basse andando alla ricerca di nuove vette e arditi pilastri rocciosi, scalando in serie: “Il Tridente Trentino”, 4910m, “Peter Shan” 5645m e “Leonhard Shan” 5500m dedicate rispettivamente ai figli maggiorni di Matteo e Fabrizio; Tomas ancora da solo sale il ”Campanile dei Pensieri” 4850m con la via “Animal”.

Matteo Faletti e Tomas Franchini salgono, nonostante il forte vento, cresta Est del Jiazi Feng (6540m) denominandola “The white line of Jiazi Feng”.

Tomas su Jiazi Fen. Foto: arch. Tomas Franchini

Sfruttando la favorevole condizione meteo e fisica, tentano la cresta Est del monte Edgar ma questa volta Franchini, Faletti e Dellai devono alzare bandiera bianca e ritirarsi. Ma è solo questione di tempo. Il gruppo si divide in due squadre: Faletti, Cazzanelli e Franchini tentano di aprire una nuova via sulla parete nord-ovest dell’Edgar; mentre Favre, Dellai e Ratti saliranno alla cima dalla via dei Coreani del 2003.

Il gruppo, come in un sogno fantastico si ritrova in vetta. Franchini, Faletti e Cazzanelli salgono la una nuova linea: “Colpo Finale” e Favre, Ratti e Dellai la cresta sud.

Tomas Franchini su “Colpo Finale”. Foto: arch. Tomas Franchini

Una storia a lieto fine che ha visto ancora una volta il giovane alpinismo trentino trionfare sulle pareti del mondo. Al ritorno in Italia abbiamo incontrato a Calavino, in occasione di MeseMontagna, Tomas Franchini ancora entusiasta per l’ennesima impresa.

Nonostante la spedizione in team, ad un certo punto la voglia di impresa solitaria ha preso il sopravvento. Possiamo considerarla un’esigenza personale?
La parola “esigenza” è difficile da interpretare. Ci tengo a dire che la mia salita non è stata programmata, come non era intenzione da parte di tutto il team di salire la parete ovest dell’Edgar. I nostri progetti erano salire le creste est e ovest e stavamo concentrandoci solamente su quelli. Ho salito la parete da solo per l’attrazione che ho avuto, ho sempre amato la scalata in solitaria perché è ciò che considero più “puro” nel mio stile di andare in montagna.

Little Edgar ed Edgar. Foto: arch. Tomas Franchini

Prima di avventurarmi, ho chiesto ai miei compagni se erano d’accordo e solo dopo il loro consenso sono partito. Sono arrivato in cima, ed è stato un momento fantastico, ma se non raggiungevo la vetta era uguale; quello che contava per me era l’esperienza che trascorrevo.

Al mio ritorno, sono stato accolto con forti abbracci dai miei compagni e questo mi ha fatto capire che la gioia è stata condivisa da tutto il team e questa è una cosa importante per una spedizione.

I trentini al ritorno dalla Cresta Est. Foto: arch. Tomas Franchini

La tua partecipazione a spedizioni alpinistico-esplorative è ormai cosa risaputa. Pensi di poter diventare un punto di riferimento e stimolo per le nuove generazioni di alpinisti?
Di alpinisti più bravi e forti di me ce ne sono tanti e non mi considero la persona di riferimento da seguire. La montagna è bella anche per il fatto che ognuno può andare come vuole e con il proprio modo. Posso solo dire ed incitare le nuove generazioni ad avere uno stile sempre “pulito” e “rispettoso” nei confronti della montagna. Se qualcuno condivide la mia maniera di andare son contento e mi fa piacere.

Puoi svelarci in quale parte del mondo sarà la tua prossima esplorazione verticale?
Questa primavera partirò insieme a mio fratello e il forte alpinista Franco Nicolini per un lungo viaggio “semi-verticale”; è la prima volta che parto per un progetto dove c’è maggior componente “motore” che tecnica (che comunque troveremo ma in minor misura).
L’idea è di concatenare tutte le cime più alte delle Ande, abbiamo in programma di stare in Sud America per tre mesi. Sarà una bella avventura.

Tom. Foto: arch. Tomas Franchini