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5 Marzo 2020

Ambiente e Territorio · Alpi Orientali · Aree Montane · Friuli Venezia Giulia · Italia · Trentino Alto Adige · Veneto

Mountain Wilderness esce dal Collegio Soci sostenitori della Fondazione Dolomiti UNESCO

Rifugio Auronzo 1989. Fonte: mountainwilderness.it

La decisione, arriva in assenza di reazione agli innumerevoli solleciti inviati da MW alla Fondazione, all’assoluto silenzio di quest’ultima alla presentazione del Dossier Dolomiti UNESCO, frutto del lavoro di MW e di altre Associazioni Ambientaliste, e per altri motivi ancora

Mountain Wilderness, organizzazione internazionale che opera per preservare il patrimonio naturale e culturale di montagna, ritiene insostenibile la sua presenza nel Collegio dei Soci sostenitori della Fondazione Dolomiti UNESCO.

In una lettera alla Fondazione, che pubblichiamo integralmente di seguito, MW spiega i motivi che l’hanno indotta a prendere questa decisione:

“Spett. Fondazione,

Mountain Wilderness Italia, per conto di Mountain Wilderness International, ha seguito con interesse e fiducia il lavoro della Fondazione, fin dalla sua nascita. Dapprima con un lungo lavoro preparatorio del riconoscimento UNESCO (1993 – 2004), poi partecipando a diverse riunioni che illustravano le dinamiche del processo di candidatura, fino al successo di Siviglia, giugno 2009.
L’associazione è sempre stata consapevole delle difficoltà presenti nella maturazione del progetto, sotto tutti i profili: politici, istituzionali e culturali.

Non solo per via delle difficoltà, anche per questo, in più situazioni abbiamo fornito il nostro apporto, sempre come volontari disinteressati animati da una volontà: difendere il patrimonio esistente e dove possibile riqualificarlo, superando anche errori del passato.

Nel corso dell’azione abbiamo sempre fatto riferimento agli impegni presi a Siviglia il 26 giugno 2009 presso UNESCO e poi alle prescrizioni seguite alla visita del Commissario nel 2011. Infatti, il Piano di gestione Dolomiti 2040, con evidente coerenza, risponde a quelle indicazioni e propone agli enti che costituiscono il Consiglio di amministrazione della Fondazione un percorso che intende rispondere alle tre esigenze di chi vive in montagna: sviluppo, difesa dell’ambiente e potenziamento della struttura sociale delle popolazioni interessate.

Ci era stato garantito (2017, poi scivolato al 2018, e ancora 2019) che UNESCO avrebbe compiuto una ulteriore visita di controllo della gestione del patrimonio. Un impegno disatteso, non sappiamo quali siano le responsabilità dei fatti e interessa poco: per noi sarebbe stata una occasione importante di confronto e di stimolo nel portare la Fondazione a riprendere i contenuti più forti e delicati della sua mission: conservare il patrimonio.

A nostro avviso (comunque ampiamente condiviso nei territori interessati, quindi significa che qualcosa di importante non funziona nella comunicazione della Fondazione) in questi ultimi anni la mission della Fondazione ha privilegiato l’azione di marketing turistico. Più o meno consapevolmente. Solo in parte il progetto relativo alla formazione ha trovato attuazione, in modo specifico verso i rifugisti (grazie alla loro associazione, al CAI, alla Fondazione Angelini) trascurando altri soggetti strategici nella diffusione della cultura protezionistica e identitaria delle Dolomiti. Non solo noi ambientalisti, ma ad esempio i parchi naturali.

Jeep Camp a San Martino di Castrozza. Fonte: mountainwilderness.it

Sulle Dolomiti e all’interno dello stesso patrimonio da tutelare si stanno sommando minacce di aggressioni per noi intollerabili. Queste aggressioni, anche laddove sembra che non riguardino aree core o buffer, è evidente che comportano nel tempo una continua erosione di suolo pubblico – sempre fragile – ed identità montana, inoltre costituiscono minacce insostenibili alla biodiversità naturalistica e paesaggistica delle Dolomiti intere.

Nel frattempo, le iniziative previste nel piano di gestione rimangono candido documento e non trovano attuazione in nessuna delle 5 province interessate. Anzi, queste istituzioni e le relative regioni stanno sostenendo continue proposte di aggressione al Patrimonio. La Fondazione non sta contrastando neppure l’avanzare dei mezzi a motore in zone boscate, pascoli, alte quote (Falcade, San Martino di Castrozza). Addirittura, ai Comuni che permettono tali aggressioni si lascia utilizzare nei loro siti il logo della Fondazione Dolomiti UNESCO.

Dato lo spirito collaborativo con il quale abbiamo sempre lavorato in questi anni, non comprendiamo l’assoluto silenzio della Fondazione sia alla presentazione del Dossier delle Associazioni Ambientalistiche nazionali e locali sia alla lettera di confronto inviata in data 8 febbraio 2020 via PEC. Ci saremmo attesi una seppur minima attenzione nel coinvolgerci per provare a spiegarci difficoltà, i tempi e azioni in essere della Fondazione per recuperare credibilità sul piano della concretezza e specialmente della coerenza. Il silenzio seguito alla presentazione del Dossier non può che risultare oltremodo offensivo verso tutte le associazioni firmatarie, non solo verso Mountain Wilderness Italia. In pratica, con una alzata di spalle, sembra che la Fondazione si sia liberata del peso della presenza ambientalista all’interno della stessa.

Per questa serie di motivi e altri ancora che non ci è stata data l’opportunità di illustrare, Mountain Wilderness ritiene insostenibile la sua ulteriore presenza nel Collegio dei Soci sostenitori della Fondazione Dolomiti UNESCO.”

In fede,
Il Presidente
Franco Tessadri