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31 gennaio 2018

Alpinismo e Spedizioni · Vertical · Resto del Mondo

Nanga Parbat: 5° Ottomila per Elisabeth Revol, seconda donna nella storia a conquistare un 8000 in inverno. Il video delle lesioni

La sua linea di salita è ora una nuova via sulla nona montagna più alta del pianeta

Quello che è successo nei giorni scorsi sul Nanga Parbat, dove il polacco Tomek Mankiewicz ha perso la vita, rimarrà nella storia dell’alpinismo, non solo per il dramma che si è consumato sulla nona vetta più alta della Terra e per lo straordinario salvataggio condotto da Denis Urubko e Adam Bielecki, ma per l’impresa che li ha preceduti: la seconda salita invernale del Nanga Parbat che Elisabeth Revol e Tomek Mackiewicz hanno compiuto per una nuova via.

Elisabeth Revol è inoltre diventata, con questo exploit, la seconda donna nella storia a scalare un Ottomila in inverno e la prima donna a raggiungere la vetta del Nanga Parbat in inverno.

Elisabeth,  seconda donna al mondo, dopo Chapuisat, a conquistare un Ottomila in inverno

Finora, l’unica donna che aveva scalato un ottomila in inverno era stata Marianne Chapuisat, 25 anni fa. Il 10 febbraio 1993 la svizzera, che faceva parte di una spedizione spagnola guidata da Lolo González, conquistò la cima del Cho Oyu.
Quell’inverno del 1993, c’era una grande quantità di neve in Himalaya e la spedizione dovette montare il Campo Base (13 gennaio) a 5.070 m, molto al di sotto del solito e ancora in territorio nepalese. Fino al 26 gennaio, non riuscirono a raggiungere la base della montagna, dove avevano installato il loro C2. Il 7 febbraio avevano già quattro Campi in alta quota, l’ultimo a 7.400 m, da dove lanciarono il loro attacco alla vetta. L’8 febbraio conquistarono la vetta Lolo González, Manuel Morales, Manuel Salazar e Fernando Guerra. E il 10 febbraio un secondo gruppo salì con Luis Arbués, l’argentino Miguel Ángel Sánchez e la svizzera Marianne Chapuisat. Nessuno di loro utilizzò l’ossigeno supplementare, né gli sherpa collaborarono all’ascensione.

La via Messner-Eisendle è ora la Mackiewicz-Revol

Elisabeth Revol e Tomek Mackiewicz, Nanga Parbat, 2015. Fonte: www.youtube.com


Per la storia sarà la via con cui hanno raggiunto la vetta Tomek Mackiewicz ed Elisabeth Revol. L’itinerario seguito dal polacco e dalla francese è sempre stato conosciuto come la via Messner o la via Messner-Eisendle. Tuttavia, nel loro tentativo del 2000, Reinhold Messner, Hubert Messner, Hanspeter Eisendle e Wolfgang Tomaseth raggiunsero solo i 7.500 metri di quota, da dove si collegarono alla via ceca del 1978 per tornare indietro. Per loro, l’obiettivo di seguire le orme di Alfred Mummery del 1895, dal versante Diamir, era completato.

Con il loro viaggio verso la vetta, Tomek Mackiewicz ed Elisabeth Revol sono i primi alpinisti a completare la via.

Breve profilo di Elisabeth Revol

Elisabeth Revol. Fonte: facebook


Nata nel 1980 in Francia, la Revol è professoressa di educazione fisica a Crest, e nel tempo libero sfida le cime più alte al mondo.

La Revol è, attualmente, una delle donne più forti nel panorama dell’alpinismo himalayano.  La sua prima esperienza a più di 8.000 metri fu nel 2008, nel Karkórum pakistano, dove non impiegò più di 16 giorni per salire Broad Peak, Gasherbrum II e Gasherbrum I; inoltre, concatenò queste ultime due vette, senza scendere al Campo Base, in 52 ore.

L’anno seguente, nel 2009, fece un tentativo sull’ Annapurna sulla via britannica del 1970, accompagnata da Martin Minarik, che perse la vita durante la discesa. Poi, ha trascorso alcuni anni lontana dalle grandi montagne, per dedicarsi ad esplorazioni avventurose, in cui è stata proclamata campionessa europea 2012.

Nell’inverno 2012-2013, Elisabeth Revol ha scoperto la sua vera passione, le spedizioni invernali, con un primo tentativo al Nanga Parbat in compagnia di Daniele Nardi. Ha ripetuto l’esperienza nel 2014-2015 e 2015-2016, quando ha partecipato ai tentativi con Tomek Mackiewicz. Dopo la prima invernale al Nanga Parbat di Álex Txikon, Ali Sadpara e Simone Moro, la francese ha rivolto la sua attenzione e ha trascorso l’inverno del 2017 ai piedi del Manaslu.

La scorsa primavera ha deciso di tentare ad una quota maggiore, dato che la vetta più alta che aveva scalato era il Gasherbrum I (8.080 m). Prima è andata al Makalu (8.485 m), dove è andata molto vicina al vertice, ritirandosi nell’antecima, a circa 8.445 m. La successiva impresa è stata al Lhotse (8.516 m), dove ha conquistato la vetta del suo quarto Ottomila. Poi ha ancora avuto la forza di fare un tentativo sull’Everest (8.848 m), dove il vento eccessivo l’ha costretta a rinunciare tra gli 8.400 e 8.500 metri. E’ stata tre volte oltre gli 8.400 metri, in tre diverse montagne, senza ossigeno supplementare o sherpa di supporto. (Fonte)

Con l’invernale al Nanga Parbat, Elisabet Revol ha conquistato il suo quinto Ottomila.

Dopo il Nanga Parbat, la Revol rischia un’amputazione

La Revol ha lasciato il Pakistan per ritornare in Francia ed essere curata nell’ospedale di Sallanches, in Alta Savoia. Nei prossimi giorni, i medici valuteranno se amputarle le dita del piede sinistro e alcune falangi, rimaste congelate durante la scalata e la discesa del Nanga Parbat.

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