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18 agosto 2019

Oman selvaggio, dai deserti all’oceano: l’ultima opera di Christian Roccati

IL CERCHIO DEL MARE (Roccati)
Acrilico su tela – 50 x 70 cm, agosto 2019

Nel febbraio dello scorso anno sono stato in Oman a portare un gruppo di yogi che volevano confrontarsi con il Rub al Khali, il quarto vuoto, il deserto di dune più grande al mondo, dove meditare e scoprirsi.

Dopo averne compiuto la traversata, usciti dall’erg, ci siamo spostati nei litorali di Salalah, ben prima dell’arrivo del monsone. Spiagge bianche nel nulla, senza una sola persona su di esse, prospicienti a un oceano pescosissimo.

Durante la notte l’acqua s’incendiava di plancton al minimo movimento delle mani o dei piedi, quanto non ne avevo mai visto, per quanti siano i mari in cui mi sono immerso: avevamo Stelle su di noi nel cielo, nei flutti, e ovunque dentro di noi.

Laddove c’è vita c’è anche morte; è un cerchio inesorabile, terribile, bellissimo.

Ho condotto i miei amici a scoprire la pesca in quell’oceano, un banchetto immenso che si effettua con reti lunghe km, che in ore e ore vengono trainate a riva da pickup e uomini che lottano, dalla notte al mezzodì.

Miliardi di pesci e milioni di gabbiani.

…è il cerchio della vita. Il cerchio del Mare. Calipso, Poseidone, Nettuno, Allah, Gea… puoi chiamare come vuoi il grande Spirito, il suo nome non modifica la storia di cui facciamo parte. Alcuni devono venire fino quaggiù per capire davvero quale cellula di quale più grande organismo armonioso siamo.

Il mio viaggio sarebbe continuato con due compagni per compiere un’esplorazione, cosa che in effetti avvenne in seguito, ma prima, conobbi un pescatore. Egli mi guardava fisso negli occhi. Non parlava inglese, francese o italiano e io non conosco né l’arabo né altra tra le molte lingue che lui aveva in sé.

Il miei amici Abu e Bakhid, omanita il primo e beduino il secondo, avrebbero potuto tradurre, ma non ce ne fu bisogno. Ci capimmo facilmente, come se un linguaggio non fosse necessario; fonemi e foni erano superflui, persino il paraverbale era un di più, tutto era chiaro. Quell’uomo era costituito da vita e morte, che danzavano in lui senza peso; nei suoi occhi nocciola si riflettevano le spiagge bianche e i flutti, e i pescatori che lottavano e combattevano.

Anche senza il riflesso era possibile vedere quella scena nel suo sguardo.

Quell’uomo era il cerchio del Mare.

 

Christian Roccati
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