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16 ottobre 2020

Alpinismo e Spedizioni · Hiking e Trekking · Walking · Alpi Occidentali · Aree Montane · Italia · Piemonte

“Pensieri tra le rocce”. Alla ricerca dell’anima del paesaggio del Vallone di Sea

Marco Blatto. Foto arch. M. Blatto

Nuovo percorso escursionistico in Val Grande di Lanzo, dove Gian Piero Motti si inventò il paesaggio di Sea. Nasce da un’idea dell’alpinista Marco Blatto: “Un invito a camminare e a riflettere sui messaggi della natura e a vivere un’esperienza estetica in questo luogo unico, producendo noi stessi paesaggio”

Il Vallone di Sea, gioiello della Val Grande di Lanzo nelle Alpi Graie Meridionali, è noto agli scalatori soprattutto grazie a una celebre monografia di Gian Piero Motti: Vallone di Sea, alla ricerca delle Antiche Sere, data 1983. Natura, bellezza, rocce dalle forme articolate e vette che superano abbondantemente i tremila metri, per una lunghezza di nove chilometri fino ad affacciarsi sui ghiacciai della francese Maurienne, ne fanno d’estate una meta frequentata dagli appassionati del verticale e dagli escursionisti.

Recentemente, una battaglia per la sua integrità ambientale, minacciata dalla costruzione di una pista agropastorale, ha impegnato alpinisti, ambientalisti e villeggianti, accomunati dalla convinzione dell’unicità del luogo. Proprio per rimarcare quest’unicità, l’Associazione Amici di Forno Alpi Graie, ultimo villaggio del fondovalle nel comune di Groscavallo, ha promosso e sostenuto il progetto “Pensieri tra le rocce”, nato dall’idea di Marco Blatto, noto alpinista, scrittore, geografo e membro attivo del GHM.

Il Vallone di Sea. Foto. Marco Blatto

«Molti sono convinti che il carattere del luogo, l’ethikos, risieda nella wilderness del suo ambiente – spiega Marco Blatto – E’ però ormai improprio parlare di wilderness sulle Alpi, ridotta ormai in spazi geograficamente insignificanti. Ancor di più lo è nel Vallone di Sea, dove la mano dell’uomo ha lasciato una rilevante impronta fin dal XVI secolo con un disboscamento pressoché totale, deputato alla produzione di carbone di legno che doveva alimentare le fucine del circondario, legate all’estrazione e alla lavorazione del ferro. Poi, vi è stata la costruzione della strada di servizio dell’acquedotto nel primo tratto del vallone, seguita dall’edificazione del serbatoio di testa delle Valli di Lanzo. Il paesaggio, però, è l’insieme di elementi antropici e naturali, è molto dinamico e mutevole nel tempo. Il carattere del luogo, invece, è strettamente legato all’esperienza delle Antiche Sere dei primi anni ottanta, quando Gian Piero Motti visse un’esperienza estetica proiettiva sulle strane rocce, come le ha definite il sociologo Roger Caillos, subendone il potere evocativo. Gian Piero Motti aveva letto Mailer ma soprattutto i Discepoli di Sais di Novalis. Per questo motivo utilizzò la mitologia, specie quella egizia, per battezzare le pareti di Sea.

 

Uno dei pannelli evocativi presenti nel Vallone di Sea. Foto arch. M. Blatto


L’attribuzione di significati mitico – simbolici a parti dello spazio, come le pareti rocciose, le trasforma in luoghi generando paesaggi. Motti s’inventò il paesaggio di Sea quale oggi lo conosciamo ed elesse il vallone a luogo dell’evocazione. L’opera di Novalis invita l’uomo ad ascoltare la natura e a ricordarsi di esserne egli stesso un prodotto, per attuare una vera e propria filosofia della Terra.

Così, abbiamo pensato a dodici massi scelti lungo il tratto più evocativo del Vallone di Sea, corredati di dodici piccoli pannelli con pensieri di altrettanti uomini illuminati, che hanno fatto della montagna, della bellezza e dell’avventura la loro ragione di vita. Un invito a camminare e a riflettere sui messaggi della natura, e a vivere un’esperienza estetica in questo luogo unico producendo noi stessi paesaggio».

Il percorso, con un dislivello di trecento metri e con difficoltà turistica ed escursionistica, è stato inaugurato sabato 10 ottobre con una passeggiata, guidata per l’occasione eccezionale dallo stesso Marco Blatto, che oltre ad aver studiato per oltre trent’anni il fenomeno delle “Antiche Sere” come chiave di lettura del paesaggio, è stato anche uno dei maggiori protagonisti dell’alpinismo e della scalata su queste montagne e su queste pareti.