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16 giugno 2020

Alpinismo e Spedizioni · Vertical · Resto del Mondo

Percy Harrison Fawcett. Cosa accadde all’uomo che mappò l’Amazzonia?

Percy Harrison Fawcett in spedizione. Fonte: Adventure Journal

Il geografo, esploratore e cartografo britannico Percy Harrison Fawcett, scomparve nel 1925 durante una spedizione nelle giungle del Brasile

Quando il colonnello Percy Harrison Fawcett e il suo team entrarono nella giungla amazzonica nell’aprile 1925, lasciarono detto che nessuno avrebbe dovuto tentare di salvarli se non fossero usciti dalla  giungla entro il 1927.

Fawcett lasciò detto di non cercarli, qualora fossero stati in pericolo di vita: un tentativo di ricerca e salvataggio avrebbe solo peggiorato le cose e messo a rischio la vita dei soccorritori.

Era una premonizione o non volevano essere trovati? Fawcett e la sua squadra non uscirono mai dalla giungla. Nei 91 anni che seguirono la loro scomparsa, in 100 sono morti nel tentativo di capire cosa sia successo. Tuttavia, continua il dibattito su ciò che possa essere accaduto a Fawcett.

Perdersi in una giungla non mappata delle dimensioni degli Stati Uniti continentali non è così difficile. Perdersi o ammalarsi sarebbe stato “normale” per quest’uomo enigmatico.

Percy Fawcett nacque in Inghilterra nel 1867. Il padre di Fawcett, nato in India, era un membro della Royal Geographical Society (RGS), mentre il fratello maggiore, Edward Douglas Fawcett (1866-1960), era un alpinista, un occultista orientale e autore di filosofi libri e romanzi di avventura popolari.

Percy prestò servizio come ufficiale militare a Ceylon (ora Sri Lanka) e fu spia britannica in Marocco. Ritenendo noiosi sia la vita militare che lo spionaggio, intraprese studi di archeologia, geografia, rilevamento e mappatura. L’era della grande “scoperta” europea era conclusa, ma non erano ancora state mappate enormi aree del mondo.

La sua prima grande occasione arrivò nel 1906 con l’opportunità di osservare e mappare la regione di confine boliviana e brasiliana per conto della Royal Geographical Society. Fawcett si dimostrò abile nell’affrontare le sfide che gli si presentarono davanti.

Dopo secoli di imperialismo, gli indigeni erano ancora trattati come “selvaggi”. Fawcett non era in linea con questo approccio irrispettoso per motivi sia umani che strategici. Si comportò con rispetto e cortesia quando si trovò di fronte alle tribù nella giungla. Imparò ad onorare gli anziani con doni e si garantì un passaggio sicuro attraverso quei territori ostili.

Le sue abilità sociali lo aiutarono indubbiamente a realizzare con successo sette spedizioni amazzoniche tra il 1906 e il 1924. In questi viaggi, i membri dei suoi team individuarono la fonte del fiume Heath, che costituisce il confine tra Perù e Bolivia. Mapparono il Rio Verde lungo 193 miglia, fino alla sua fonte. Fawcett si interessò in modo particolare all’organizzazione tribale e alla fauna selvatica esotica della giungla.

Il britannico fu un leader carismatico e curioso. Era un uomo sicuro di sé e di bell’aspetto.  Fawcett ispirò (presumibilmente)  l’archeologo e avventuriero immaginario amato da tutti: Indiana Jones.
L’alta borghesia inglese era affascinata dai racconti di Fawcett. Era così coinvolgente che il suo buon amico Arthur Conan Doyle si rifece alle descrizioni di Fawcett per  il libro “The Lost World”.

Il rispetto che Fawcett aveva per gli indigeni, era rivoluzionario già all’inizio del XX secolo. I suoi sforzi per mappare vaste aree dell’Amazzonia, favorirono la definizione dei confini politici. Ancora più importante, il suo lavoro, che contribuì alla comprensione della biodiversità e dell’importanza ecologica del più grande ecosistema giungla sulla terra.

Percy Harrison Fawcett in spedizione. Fonte: Adventure Journal

La scomparsa

Nell’aprile del 1925, Percy Fawcett partì nuovamente per la giungla amazzonica con un team ridotto: il figlio maggiore Jack (22), l’amico di Jack, Raleigh Rimmell, due portatori brasiliani, due cavalli, otto muli e due cani.
L’obiettivo era quello di trovare i resti di un’antica città che Fawcett era convinto essere nascosta nelle giungle della regione di Xingu del Mato Grosso, in Brasile. La chiamava “La città perduta di Z”, o semplicemente “Z.”
Attraverso lo studio di antichi manoscritti, era certo di ciò che avrebbe trovato. Anticipò informazioni circa le dimensioni della valle, delle abitazioni e l’organizzazione della società. Fawcett cercava i resti di un massiccio insediamento costruito da una civiltà paragonabile a quella degli antichi egizi, e il sito recentemente rinvenuto di Machu Picchu.

L’ultima comunicazione della spedizione avvenne il 29 maggio 1925 quando Fawcett scrisse, in una lettera alla moglie, che era pronto ad entrare in un territorio inesplorato con solo Jack e Raleigh. La lettera, scritta dal Dead Horse Camp, indicava la loro posizione.Tuttavia, in un rapporto alla North American Newspaper Alliance fornì  coordinate diverse. La discrepanza potrebbe essere dovuta ad un errore tipografico. Tuttavia, Percy potrebbe aver intenzionalmente nascosta la posizione.

Ancora oggi, non si sa cosa sia successo a Percy Fawcett e al suo team

L’ipotesi è che i tre siano stati uccisi da una tribù ostile. Nella giungla, i corpi si decompongono rapidamente, ma perché non sono mai state trovate le ossa? Dopo molte missioni di ricerca, perché nessuno è stato in grado di determinare la tribù che li avrebbe uccisi?
Alcuni sostengono che Fawcett non abbia mai avuto intenzione di uscire dalla giungla e che lì volesse rimanere a vivere.

Nel 2003, la popolazione locale di Kuikuro e l’archeologo statunitense Michael Heckenberger annunciarono la scoperta di un massiccio insediamento precolombiano nel bacino Xingu dell’Amazzonia, a est e a monte del luogo in cui Fawcett fu visto l’ultima volta. Il complesso si chiama Kuhikugu e rivela molte cose in comune con  la città perduta di Z,  descritta da Fawcett. Si stima che qui vi abitassero oltre 50.000 persone.

Approfondimenti sulla scomparsa di Percy Harrison Fawcett e del suo team in un articolo pubblicato il 25 agosto 2016 su Adventure Journal.