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26 febbraio 2020

Progetto sostenibile Carie: Marzio Nardi intervistato da Roccati

Cari amici, eccomi tornato sulle pagine di questo blog.
Dopo un mese in Patagonia e tre settimane di conferenze e incontri in giro per l’Italia …son di nuovo qui per parlare insieme dei grandi temi dell’outdoor e in questo caso di arrampicata e riqualificazione.

…è davvero possibile unire la scalata, la sostenibilità ambientale, la cultura e l’arte?

Penso proprio di si ed è per questo che ho voluto intervistare il grande Marzio Nardi a proposito del progetto Carie, in sintesi la scoperta di quei luoghi di quegli spazzi e delle loro contraddizioni attraverso l’arrampicata.

Che cos’è Carie e qual è il suo scopo?
Carie è un buco frutto di un tarlo: l’arrampicata.

Carie è quello che resta di un processo di degenerazione di un tessuto e quindi di un luogo.

In questi due concetti è sintetizzato questo progetto che affonda le sue radici nell’immenso serbatoio d’ispirazione che è l’arrampicata. Il suo scopo è quello di osservare un luogo apparentemente lontano e in antitesi con le bellezze naturali natura e trovare il “bello” attraverso l’arrampicata

Carie non è un inchiesta, non è una denuncia né una presa di posizione, ma uno sguardo su quel mondo da parte di un gruppo di arrampicatori attratti dall’estetica, dalla storia e dalle contraddizioni di quei luoghi.

Il progetto comprende una mostra fotografica, un documentario di 20’ e un dibattito: spiegaci meglio
Questo è il format che abbiamo presentato al Milano Montagna e che vorremo portare in giro per l’Italia…
Io sono stato l’ispiratore del progetto, che non avrebbe mai potuto realizzarsi senza la sintonia che è nata tra me, Federico Ravassard e Achille Mauri. Per me era solo un idea, ma loro sono stati in grado di dargli una forma, una direzione e una sostanza.

Ci saranno altre edizioni? Come possiamo fruire della mostra e del video?
Si, come ti dicevo stiamo lavorando per mettere insieme una serie di serate che siano unite da uno stesso filo conduttore: le cave. Da come questi luoghi: macerie e rifiuto della società, fonte di sfruttamento e impoverimento della terra, abbiano spesso giocato un loro ruolo nell’evoluzione dell’arrampicata. Pensandoci bene, molti luoghi in Italia hanno avuto una cava in cui si sono scritte pagine (minori) d’arrampicata.

Da sempre le cave erano luoghi in cui ci si incontrava e si sfruttava quel poco di roccia che restava per arrampicare o almeno “immaginare” l’arrampicata. Le cave sono state le prime palestre che abbiamo conosciuto e nel loro interno sono cresciute o hanno transitato intere generazioni di arrampicatori…
Quindi il tour andrà a raccontare la nostra esperienza nelle più emblematiche cave del mondo, raccogliendo quella delle cave locali e della fetta che si sono ritagliate in questa storia.. Ovviamente non vuole essere un ode alle cave, ma la testimonianza di come l’arrampicata possa dare valore al Brutto, all’inutile, e in qualche modo essere una cura alle ferite che l’uomo ha aperto.

Quali sono le prossime date?
Il 21 Marzo Roma centro sociale Brancaleone, poi il 23 aprile a Clusone e il 18 giugno a Lugano. E per questo ringraziamo i nostri Sponsor: Sherpagate, Rockslave, Ferrino, Scarpa! Chi fosse interessato a replicare l’evento può contattare direttamente me (nardiec@libero.it) . 

Com’è nato il progetto?
Come racconto nel documentario, da sempre ho avuto un attrazione verso questi luoghi. Sono sempre rimasto colpito da questi spazzi che in qualche modo incarnano l’ostinazione dell’uomo.

Hai lavorato insieme a Achille Mauri e Federico Ravassard: parlaci di loro
Videomaker il primo, fotografo il secondo e con questo vuol dire tutto e niente, vista la quantità di figure simili presenti nel panorama Italiano. Ma al di la del talento che li contraddistingue, la differenza la fa la conoscenza che hanno della materia outdoor e delle innumerevoli sfumature che questa parola nasconde. Non ti puoi definire esperto solo perché frequenti certi ambienti. Spesso è necessario un legame intimo con il soggetto, pur mantenendo il distacco e le capacità di analisi la capacità di un osservatore esterno… In questo Achille e Federico sono molto bravi . Diciamo che sono capaci a catturare emozioni dalla “quotidianità” di uno sport o un’attività. Oltre a questo, tra di noi si è creato un importante feeling, sia legato al progetto sia all’impegno per poterlo realizzare.

Come mai in ricordo di Adriano Trombetta?
Perché tutto questo è il concretizzarsi di un progetto che anni fa avevamo immaginato assieme, ma gli avvenimenti non ci hanno consentito di portarlo a termine condividendo la realizzazione
Ma soprattutto perché Adriano, per me, è stato da sempre un forte ispiratore di questa attività di ricerca, scoperta e avventura che nel mio piccolo porto avanti individualmente e col team Rockslave. Ovviamente tutto ciò che abbiamo fatto è sempre stato molto “accessibile”, ma indubbiamente andava pensato e con Adriano abbiamo sempre pensato come realizzare queste piccole “avventure” per provare a metterci in gioco con l’arrampicata.
La cosa più bella è aprire la porta di casa e cercare l’arrampicata dietro l’angolo.

Avete in mente nuove espansioni di questa magnifica idea di riqualificazione e consapevolezza?
No, al momento andiamo ” a vista” perché, alla fine, questo progetto è nato “a vista”. Non l’abbiamo progettato nella sua interezza, ma è stato lui a richiamarci attraverso gli ambienti e le persone che abbiamo incontrato.

Hai già in mente o stai lavorando a un nuovo progetto?
No, ma sinceramente i “progetti” sono cose che mi compaiono davanti all’improvviso. Io mi guardo intorno…

Christian Roccati
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