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26 febbraio 2020

Alpinismo e Spedizioni · Vertical · Resto del Mondo

Simon Messner: “sono un alpinista per passione”

Simon Messner. Foto: Matteo Mocellin. Fonte: S. Messner/facebook

Dopo aver studiato biologia molecolare, è passato –  come dice lui – “dal micro mondo delle molecole al macro mondo delle montagne”. Simon Messner risponde alle domande del blogger Stefan Nestler

Simon Messner, figlio del leggendario Reinhold Messner, non voleva saperne nulla dell’alpinismo e ha iniziato a scalare solo da adolescente. “Era un argomento troppo presente nella mia famiglia, troppo banale”, spiega il 29enne sul suo sito.

Oggi Simon Messner va regolarmente in montagna e anche in spedizione: l’estate scorsa ha realizzato due prime salite su vette di seimila metri  in Pakistan. Simon, in realtà, ha studiato biologia molecolare, per poi passare “dal micromondo delle molecole al macromondo delle montagne”, come spiega. In questo non rientra solo l’alpinismo. Con suo padre Reinhold, 75 anni, Simon  realizza anche film documentari sulle montagne.

Di seguito, vi proponiamo l’intervista realizzata a Simon Messner dal blogger Stefan Nestler:

Simon, attualmente ti senti più alpinista o regista?

Al momento, mi sento sia alpinista che cineasta sebbene l’alpinismo sia chiaramente la mia passione. Anche il cinema è impegnativo e, per certi versi, è il mio lavoro, ma è qualcosa di molto diverso dall’arrampicata. Reinhold ed io abbiamo una piccola realtà cinematografica, “Messner Mountain Movie”. Realizziamo molto lavoro da soli, e questo a volte può essere stressante. Inoltre, ci sono anche due imprese di montagna Ober  e Unterortl, nella regione altoatesina della Val Venosta, che ho ricevuto da mio padre. Queste realtà – un’azienda vitivinicola e una classica fattoria di montagna –  devono essere sviluppate ed è necessario trovare un modello per il futuro..

Cos’è per te una vera avventura in montagna?

Questa è una bella domanda, soprattutto perché ho la sensazione che ultimamente alcune delle “avventure in montagna” vendute pubblicamente, siano in qualche modo costruite – non tutte, ovviamente, ma alcune, purtroppo, si’. Oggi ho difficoltà a distinguere quelle “buone”, dalle belle storie raccontate. Internet rende possibile tutto questo…

Personalmente, dipende dalle esperienze che mi riporto a casa  e non principalmente dal livello di difficoltà  delle mie scalate. Questo è puro sport e non mi interessa. Ma tutti possono e dovrebbero essere in grado di fare ciò che vogliono in montagna, purché non “adattino” le vie  esistenti, ad esempio perforandole, e non ne danneggino altre. Mi piace molto l’idea che le montagne siano uno “spazio aperto”. Questo è un grande valore che dobbiamo preservare.

Pakistan 2019: Toshe III. Foto: Robert Neumeyer. Fonte: Simon Messner/facebook

Nell’estate 2019, hai compiuto in Pakistan la prima salita in solitaria del Toshe III (6200 m). Come ti sei sentito a scalare su un terreno sconosciuto da solo?

Innanzitutto devo dire che la linea che ho scelto sul Toshe III non è troppo difficile. Tuttavia, era pericolosa perché c’era molta neve sciolta sul percorso. Ho rischiato molto. All’inizio volevamo scalarla in quattro, ma non è sembrato ragionevole a causa dell’alto rischio valanghe. Così ho deciso, senza troppi indugi, di fare un tentativo in solitaria: “Vediamo dove posso arrivare”, era l’idea. Sono partito la mattina presto e sono salito rapidamente per sfruttare le fresche temperature della notte… . Alla fine sono arrivato in cima e sono sceso in sicurezza, questa è la cosa più importante.

Scalare su terreni sconosciuti, mi crea sempre tensione. Non c’è nessuno che ti dia una direzione e non ci sono indicazioni delle precedenti cordate. Quindi per me è automaticamente una sfida, perché ogni decisione che deve essere presa dipende esclusivamente da me.

Simon Messner e Martin Sieberer in Karakorum, dove hanno realizzato la prima salita i Black Tooth. Fonte: S. Messner/facebook

La tua successiva prima salita, la scorsa estate, è stata frutto di un lavoro di squadra: con l’alpinista austriaco Martin Sieberer hai scalato il Black Tooth (6.718 m) nel massiccio del Mustagh Tower in Karakoram – con il maltempo. Un’impresa al limite o forse anche oltre?

In quella circostanza abbiamo avuto un tempo insolitamente bello nelle due settimane precedenti. Dopo esserci acclimatati, avremmo voluto beneficiare di quelle condizioni meteo per la nostra salita. Ma, come spesso accade, è andata diversamente  e il giorno del vertice ci siamo trovati in condizioni meteo avverse. Sapevamo che non saremmo stati in grado di scendere o di calarci in sicurezza attraverso la nostra via di salita. Il ghiaccio era impraticabile per calarsi sulle corde di Abalokov. Di conseguenza abbiamo dovuto percorrere la via sopra la cima per scendere dalla Ovest. Quindi abbiamo iniziato immediatamente la nostra discesa dalla cima per evitare di rimanere bloccati nella neve fresca.

Dato che avevamo lasciato la nostra tenda a causa del peso, siamo stati costretti a scendere direttamente al campo base. Alla fine eravamo così stanchi e poco concentrati che siamo quasi volati dalla parete….Martin è quasi caduto in un crepaccio… Col senno di poi, questa spedizione è stata un’esperienza molto importante per entrambi e abbiamo imparato molto…

Sei il figlio dell’alpinista più famoso del mondo. Fino a che punto sei stato influenzato dall’etica alpinistica di tuo padre?

Beh, devo convivere con questo, che mi piaccia o no. Può essere molto fastidioso essere sempre confrontato, ma nel complesso ho imparato a gestire la cosa. E ovviamente, l’atteggiamento di mio padre mi ha plasmato, non c’è dubbio. Anche perchè pratico questo tipo di arrampicata e alpinismo, sono convinto che la chiave per il futuro dell’alpinismo sia nel “togliere”. Altrimenti presto non ci saranno più sfide o spazi per l’avventura per noi alpinisti. Sarebbe un vero peccato…

Molti figli di genitori famosi fanno qualcosa di completamente diverso dai genitori per non essere costantemente confrontati. Come ti poni nei confronti delle grandi imprese alpinistiche di tuo padre?

So che avrei dovuto iniziare a giocare a scacchi.. la vita sarebbe stata più semplice! No, sul serio: ho imparato dal fatto che sono e sarò sempre il “figlio di …” nell’affrontare e vivere il mio alpinismo. Non sono affatto un grande alpinista, ma piuttosto un appassionato scalatore – niente di più e niente di meno.Vado a scalare quando trovo il tempo. E non mi importa se qualcuno è interessato o no. Forse questo atteggiamento ha anche a che fare con il fatto che so esattamente cosa significa essere un personaggio pubblico e non mi piace necessariamente esserlo. Di tanto in tanto sì, soprattutto nell’ambito del nostro lavoro cinematografico. A parte questo, vivo e mi godo una vita tranquilla lontano dal clamore.

Reinhold Messner e Simon Messner. ©S. Messner/facebook

Quali sono i tuoi progetti per quest’anno?
All’inizio dell’inverno ho fatto molte scalate su ghiaccio nelle Alpi, poi sono stato in Oman per arrampicare su roccia. Sono sempre stato affascinato dalle molteplicità che offre l’alpinismo. Tutte le discipline hanno un certo fascino per me, che si tratti di ghiaccio, misto o arrampicata su roccia.

Non ho in programma nulla di eccezionale per quest’anno, mi piace non programmare ed essere ispirato dalle condizioni del momento. Per l’estate ho in mente alcune possibili linee nelle Dolomiti. A parte questo, voglio sviluppare i nostri progetti cinematografici attuali. Per quanto riguarda i prossimi anni, ho in mente possibili prime salite nel Tibet orientale e in Pakistan. Certamente, non mi annoierò.

Gli ottomila sono un problema per te?

Non proprio. Per me, queste montagne hanno perso il loro fascino perché sono semplicemente sovraffollate. Non riesco a immaginarmi seduto al campo base con centinaia di altre persone. Ciò che mi attrae di più sono i numerosi Seimila e Settemila sulle montagne asiatiche. C’è ancora molto da fare…