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5 agosto 2020

Running · Trail Running · Alpi Centrali · Alpi Occidentali · Aree Montane · Italia · Lombardia · Piemonte

Trail running. L’estate dei record di Andrea Prandi in Valfurva e Simone Eydallin nella sfida ‘everesting’

Andrea Prandi (©Giacomo Meneghello) e Simone Eydallin (©Damiano Benedetto)

L’emergenza sanitaria ha fermato gare ed eventi, ma non Andrea Prandi e Simone Eydallin, protagonisti di due nuovi record. Il bormino  ha percorso l’anello delle 13 cime, in Valfurva, nel tempo di 6h52’56’’. L’atleta di Sauze d’Oulx, ha siglato il miglior tempo ‘everesting’ percorrendo, di corsa, il noto dislivello di 8.848 metri in 10 ore e un minuto

L’estate 2020 ha visto l’annullamento della maggior parte delle gare in calendario a causa dell’emergenza sanitaria. Gli appassionati di sport endurance hanno però continuato ad allenarsi e a mettersi alla prova, alzando sempre di più l’asticella  nel tentativo di migliorarsi, raggiungere nuovi obiettivi e perché no, anche nuovi record.
Lo è stato anche per Andrea Prandi e Simone Eydallin, protagonisti di imprese che li hanno visti trionfare e stabilire tempi, prima mai raggiunti.

Tredici cime e un sogno: la traversata da record di Andrea Prandi

Andrea Prandi in Valfurva: traversata delle 13 cime. Foto: Giacomo Meneghello

Ventidue anni, grinta e forza da vendere e tante vittorie portate a casa, la più grande poco più di un anno fa, sconfiggendo il tumore che lo aveva colpito al sistema immunitario. Andrea però non si è mai abbattuto. La determinazione, la passione per lo sport e l’amore per la montagna lo hanno aiutato
anche in quell’occasione, dandogli la forza di andare avanti e di continuare a sperare per poi superare il buio e vincere una delle battaglie più difficili. A maggio 2019, a distanza di nemmeno due mesi dal suo ultimo ciclo di chemioterapia, Andrea ha ricominciato a gareggiare e allenarsi fino a quando il 12 luglio scorso, nella sua Valfurva, l’atleta  ha realizzato l’ennesimo suo sogno, percorrendo l’anello delle 13 cime in sole 6h52’56’’. Un tracciato lungo oltre 37 chilometri con 4.000 metri di dislivello, percorso in coppia con il compagno Robert Antonioli.

Andrea Prandi in Valfurva: traversata delle 13 cime. Qui con Robert Antonioli. Foto: Giacomo Meneghello

«Durante il periodo di lockdown mi è venuta voglia di mettermi in gioco, facendo qualcosa qui sulle montagne di casa e così ho pensato al giro delle 13 cime – racconta Andrea – Ho deciso di farlo con Robert, oltre che per il rapporto di amicizia che ci lega, per l’esperienza alpinistica e per la conoscenza che ha di questo ambiente. Nei punti più tecnici mi sono completamente affidato a lui». Un tempo strepitoso il loro, abbassato di quasi un’ora rispetto a quello che la settimana precedente aveva visto il sigillo della coppia Pintarelli-Boffelli. «Le condizioni erano praticamente perfette, la neve era dura e tutto è filato liscio – continua l’atleta –  Ma non abbiamo dato nulla per scontato fino alle fine, in imprese come queste basta un piccolo imprevisto per far saltare tutto. Sull’ultima discesa ho avuto i crampi ma la testa alla fine l’ha avuta vinta e ha prevalso sul dolore e la fatica».

Mai mollare, insomma. «No, mai mollare – è ciò che si sente di suggerire Andrea a chi sta vivendo momenti difficili. Anche durante i cicli di chemioterapia non ho mai smesso di uscire di casa per qualche passeggiata sui miei sentieri, anche se ero letteralmente uno straccio. Lo sport, la montagna e l’aria aperta sono stati fondamentali. Per smaltire i farmaci e lo stress, per liberare la mente e per continuare a crederci, sempre».

8.848 metri in 10h01′: L’Everest(ing) di Simone Eydallin a Sauze D’Oulx

Simone Eydallin, “everesting”, Sauze D’Oulx. Foto: Damiano Benedetto

Ci sono sogni irrealizzabili, si sa, ma a volte è difficile arrendersi di fronte all’idea di non poter concretizzare qualcosa a cui tanto si tiene ed è allora che si trovano soluzioni. È quello che ha fatto l’atleta di  Sauze d’Oulx Simone Eydallin che, da sempre innamorato dalla maestosità
dell’Everest, ha trovato un modo tutto suo per “scalarlo”.

«Sono un grandissimo fan dell’Everest – racconta Simone – Sono sempre stato affascinato da questa montagna ma so che probabilmente non lo scalerò mai, non sono da me queste cose così alpinistiche. Volevo però togliermi lo sfizio di simulare una scalata percorrendo, di corsa, il dislivello di 8.848 metri e così ho pensato alla sfida dell’Everesting. Quando ho iniziato a progettare il tutto non avevo nemmeno preso in considerazione l’idea del record ma poi, verso metà giugno, ho provato a fare un po’ di dislivello per vedere come stavo dal punto di vista fisico e psicologico. È stato solo allora che, dopo aver fatto due calcoli, mi sono reso conto che stavo bene e che avrei potuto provare a battere il record. E così è stato. Proprio pochi giorni fa è arrivata l’omologazione del mio nuovo record di Everesting nella specialità della corsa».

Lo scorso martedì 14 luglio, a Sauze d’Oulx, Simone ha risalito per ben 12 volte e mezza una pista di sci di 715 metri di dislivello, lunga 3,3 chilometri e con una pendenza media del 24%, ed è sceso su un percorso parallelo in bici. Il tutto con il tempo pazzesco di 10h01′. Un’impresa difficile, sia dal punto di vista psicologico che fisico e che lungo il percorso ha richiesto l’assistenza, tra ristori, assistenza e lepri, di un team di circa una decina di persone. «A livello fisico non ho avuto grosse difficoltà, il problema è stato la testa – confida l’atleta –  Arrivando da gare corte, lo sforzo mentale in imprese come queste è completamente diverso.  Fino al 6° giro è andato tutto bene, ero super gasato, ma dopo l’ottavo ho avuto un vero e proprio crollo psicologico. Per fortuna dopo il 9° giro è arrivata mia moglie Emily e sul percorso si è radunata ancora più gente, ad aiutare e a tifare, e tutto è tornato come prima».

Simone Eydallin, “everesting”, Sauze D’Oulx. Foto: Damiano Benedetto

Raggiunto un obiettivo (o una vetta, è il caso di dirlo) è già ora di guardare ai prossimi. «Mi aspettano ancora qualche giorno di recupero, con allenamenti blandi in bici, alimentazione sana e tanto riposo –  Simone – ma poi devo preparami  per la prossima impresa, in programma a fine estate, sul Rocciamelone, proprio lì dove ho partecipato per la prima volta in vita mia a una gara di corsa in montagna e dove mi sono innamorato di questo fantastico sport».