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24 aprile 2019

Alpinismo e Spedizioni · Vertical · Alpine Studio · Narrativa

Italo Zandonella Callegher

Alpinista per scommessa

Piero Ghiglione alpinismo nei cinque continenti

Le avventure di Piero Ghiglione sciatore, alpinista, esploratore

Il libro appena uscito narra le incredibili avventure alpinistiche e le esplorazioni di Piero Ghiglione nei cinque continenti. Scrisse Alberto Bonacossa (R.M:, CAI 1961, n.3-4) che, con Marcel Kurz, Piero Ghiglione fu autentico precursore dello sci-alpinismo e «… sarebbe troppo lungo ricordare dettagliatamente tutte le imprese della sua fantastica carriera alpina … Mai nessuno fece tanto e forse mai più nessuno lo eguaglierà, pur con i mezzi attuali che rendono le distanze quasi insignificanti … Aveva un’indomabile energia e tanta volontà …».

Nel volume “Alpinista per scommessa. Piero Ghiglione alpinismo nei cinque continenti” di Italo Zandonella Callegher (Alpine Studio), sono riportare tutte le imprese di Ghiglione: dal 1913 sul Kasbek, 5047 metri nel Caucaso, salito per “scommessa”, fino all’ultima spedizione nel 1960 in Groenlandia.

Piero Ghiglione (arch. P. Ghiglione)

Nato a Borgomanero nel 1883 frequenta il Liceo di Domodossola, quindi si trasferisce al Politecnico di Zurigo dove si laurea in ingegneria meccanica e si impegna in numerosi sport: pattinatore artistico, sciatore, salto con gli sci, olimpionico, alpinista, accademico del Cai, esploratore, viaggiatore, scrittore, giornalista, conferenziere, poliglotta, uomo di cultura, ispettore estero per la Fiat e la Lancia e altro ancora…

Fino al 1933 si diletta con pattinaggio, salto, fondo, discesa e, specialmente, sci-alpinismo (precursore con l’amico Marcel Kurz), inventore di uno sci corto che lo aiuterà soprattutto in alta quota. Dal 1934, ormai cinquantunenne, si dedica totalmente alla scalate sulle più belle montagne del mondo. In quell’anno sale l’Aconcagua con una spedizione del Caai, quindi si sposta nel Karakorum dove, quale membro della spedizione diretta da Günter Oskar Dyhrenfurth, vince due colossi vergini (Baltoro Kangri di 7312 metri – primato mondiale di altitudine in sci – e Sia Kangri di 7442 metri) un record per l’Italia.

A destra, Piero Ghiglione e Gabriele Boccalatte, sulla nave Neptunia, obiettivo Aconcagua, allora quotato 7035m. Foto: arch. Piero Ghiglione

In Asia sale altre montagne: nel Baltistan, in Ladak, nello Jammu, al Disteghil, al famigerato Monte Api in Nepal dove perse tutti tre i suoi giovani compagni (la spedizione era stata dedicata al Cai di Milano), in Giappone, a Formosa, nelle Indie Olandesi, per un totale di 24 cime.

In Africa scala 16 cime: Kilimanjaro, Mavenzi, Kenia, Ruwenzori, poi in Rodesia, nel Transvaal, a Colonia del Capo, nel Sahara, nell’Hoggar. Oceania: tocca 5 vette in Australia e in Nuova Zelanda. L’America del Sud diventa il suo “eldorado” con ben 45 cime. Specie in Perù scorazza in lungo e in largo mietendo allori.

Mawenzi e Torre Ghiglione, AIM Tomo

Visita anche l’America del Nord, dove lascia 4 “firme”. Scala anche nelle Hawaij (Mauna Kea), poi nelle Isole Azzorre e a Tenerife. In Europa spazia dalle Alpi alla Corsica, dalla Bulgaria alla Scozia, dalla Cecoslovacchia alla Norvegia, dalla Finlandia all’Estonia, dal Circolo Polare Artico alla Lapponia, dallo Spitzberg alla Spagna, dalle Alpi Bavaresi alle Venoste e Aurine alla Francia, con una straordinaria e lunga puntata sulle misteriose e sconosciute montagne d’Albania. Solo in Europa, dunque, sale circa 110 cime. Il tutto agevolato da condizioni economiche buone (merito principale della sua parsimonia; le sue spedizioni costavano la metà di quelle organizzate dai grandi club perché gestite in proprio, risparmiando su tutto senza che mancasse nulla di importante; non ha mai voluto sponsor, con ciò mettendo in difficoltà altre spedizioni che considerava “spendaccione”); aveva molto tempo a disposizione e un fisico sano; era poliglotta (il fatto di parlare anche tedesco e di appartenere a una certa corrente politica lo ha certamente facilitato).

 

Per quanto riguarda l’alta quota è salito: 5 volte sopra i 7000 metri; 53 volte da 6000 a 7000 metri; 83 volte da 5000 a 6000 metri; un’attività indubbiamente notevole (soprattutto se si considera l’età da “pensionato”).

Baltoro Kangri 7.312 m. Foto: arch. P. Ghiglione

Il Kazbek, 5.047 m. Foto: arch. P. Ghiglione

Già nella metà degli anni Venti fu ammesso nel Club alpino accademico italiano. Negli anni Trenta Mussolini gli assegna la medaglia d’oro al valor atletico, con riferimento particolare alle spedizioni sulle Ande. La motivazione recita: “Alpinista provetto, sciatore famoso, esploratore intrepido, di fama internazionale … ha onorato l’alpinismo italiano e fascista all’estero”. Nel 1943 diventa Cavaliere della Corona d’Italia; nel 1951 è “Alpinista Numero Uno” e, sempre in quell’anno, lo fregiano del titolo di “Evergreen e Intramontabile”. Lo chiamavano Piero presto per quella sua attitudine a fare tutto di corsa (ma bene).

Muore a Trento il 10 ottobre 1960 causa un incidente stradale mentre era ospite del Festival del Cinema di Montagna (che allora si svolgeva in autunno) di cui era fedelissimo amico e collaboratore. Aveva 77 anni ed era da poco rientrato da una difficile spedizione.

Il tragico Monte Api (7.132 m), Nepal occidentale. Foto arch. Piero Ghiglione)


«Si è chiuso il ciclo di una attività che sembrava non dovesse avere fine; la montagna non lo ha vinto e nemmeno l’età; a 77 anni ha goduto ancora le gioie dell’alpinismo come pochi giovani hanno potuto godere.»
Infatti era appena rientrato dalla 1ª spedizione italiana alle coste Nord-Ovest della Groenlandia. Con lui erano Giorgio Gualco, alpinista e filmaker, Carlo Mauri guida alpina; luglio-agosto 1960. Scriveva Ghiglione: «Siamo partiti con lo scopo preciso di scalare le più alte vette del gruppo di isole e penisole al 71°-73° Nord, nella Groenlandia nord occidentale. Come tutte le spedizioni organizzate da me, anche questa fu di stile leggero; per il bagaglio si giungeva, complessivamente, a duecento chilogrammi. Il tempo fu dalla nostra. Ciò permise la riuscita del programma: salita al Pyramiden, la vetta più alta dell’isola di Disko; la Punta Italia, la massima della costa occidentale della Groenlandia; due cime, di cui una vergine, nel Gruppo Tunulia».

L’Autore

Alpinista, viaggiatore e scrittore, Italo Zandonella Callegher è Accademico, Socio onorario del Club Alpino Italiano, past president del Trento Film festival e past direttore editoriale della stampa nazionale del CAI. È autore di numerose guide escursionistiche (una decina delle quali tradotte in inglese, tedesco, francese e due in braille) e di importanti pubblicazioni sulla storia alpinistica delle Dolomiti Orientali.

I suoi ultimi volumi (più volte premiati) sono dedicati alla Grande Guerra in alto Cadore: La valanga di Selvapiana (Garzanti), La ragazza del mulo (Mursia) e La Grande Guerra sulla Croda Rossa, Popèra, 1915-1917 (Mursia). Altri ancora a temi alpinistici come: La verità obliqua di Severino Casara con Alessandro Gogna (Priuli & Verlucca).

 

 

 

 

 

 


Alpinista per scommessa

Autore: Italo Zandonella Callegher

Editore: Alpine Studio - Lecco - 2019

Pagine: 332

Prezzo di copertina: € 19


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