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3 Maggio 2021

Alpinismo e Spedizioni · Vertical · Cultura · Resto del Mondo · Mondadori Electa · Narrativa

Ermanno Salvaterra, Mattia Fabris (a cura)

Patagonia il grande sogno

Io e il Cerro Torre: una passione ai confini del mondo

Non solo un libro di montagna, ma un viaggio nell’animo di un uomo guidato da un’incessante ricerca della bellezza. Con la prefazione di Reinhold Messner

La storia d’amore tra Ermanno Salvaterra e la Patagonia inizia nei primi anni Ottanta del secolo scorso e da lì in poi si è rinnovata fino a tramutarsi in un vero e proprio progetto di vita.

Nelle pagine di “Patagonia, il grande sogno”, edito da Mondadori Electa, il grande scalatore ripercorre le tappe salienti della sua avventura patagonica e racconta in presa diretta le sue ascensioni più importanti sul Cerro Torre – dal primo tentativo del 1982 all’invernale del 1985, dall’attacco alle pareti sud ed est fino all’impresa del 2005. Eppure, questo non è solo un libro di montagna, ma un viaggio nell’animo di un uomo guidato da un’incessante ricerca della bellezza. Una ricerca fatta di interminabili attese in parete, di speranze e delusioni, di gioie per la vetta raggiunta e di sconforto per un tentativo fallito. Lì, tra il granito verticale del “Grido di pietra”, tra il vento sferzante e il gelo della tormenta, Salvaterra è stato capace di trovare un senso alle cose, dilatando il tempo e donandogli un valore nuovo. Perché, per lui, in ogni arrampicata in quella terra magica ai confini del mondo non c’è solo il sapore della sfida e dell’impresa, ma anche la vertigine della scoperta e l’incanto di fronte alla maestosa grandezza della natura. Per questo motivo la sua storia, in un modo o nell’altro, riguarda tutti noi. Nessuno escluso.

Ermanno Salvaterra. Foto dal libro “Patagonia, il grande sogno”

“La Patagonia e le sue montagne sono, sono state e saranno il luogo dove più d’ogni altro ho incontrato la bellezza – scrive Salvaterra – Nella spettacolare forma delle sue montagne ghiacciate e acuminate, nei suoi sconfinati ghiacciai dove l’orizzonte si perde in un susseguirsi infinito di colori: bianco e azzurro nei pochi giorni di cielo limpido; bianco e nero quando le montagne si stagliano contro la notte illuminata dalla luna; bianco e rosso quando il sole tramonta e incendia l’orizzonte. E non solo la bellezza dei luoghi, ma anche la bellezza degli incontri, della condivisione umana prima, durante e dopo un’ascesa. La bellezza della straordinaria quotidianità che si può magicamente creare al campo base, vivendo in sei in una capanna dove non esistono frontiere e dove la diversa provenienza culturale, geografica, sociale rappresenta una ricchezza ulteriore e diventa fonte di scambio e baratto umano. E la bellezza del sé, anche. Del conoscersi e del riconoscersi. Del misurarsi con se stessi. Quando si scalano montagne come il Fitz Roy o il Cerro Torre, ma in generale quando si affrontano condizioni estreme, probabilmente anche una traversata oceanica in solitaria, dove il rischio, anche quello della morte, è altissimo, non credo si debba mai parlare solo di un gesto atletico. Tutt’altro. Credo che in un certo tipo di alpinismo
più che di ascese si possa parlare di discese dentro di sé e nella propria natura. Per
viverle bisogna liberarsi di molte cose, non ultimo del proprio ego, talvolta più grande
della montagna che ci si accinge a scalare: ecco affiorare allora i nostri limiti, le nostre paure, le ambizioni, i sogni, i desideri… la bellezza.”

In libreria dal 4 maggio.

L’Autore

Ermanno Salvaterra. Foto dal libro “Patagonia, il grande sogno”

Ermanno Salvaterra, tra gli alpinisti più noti a livello internazionale, ha legato la sua fama alla Patagonia e in particolare al Cerro Torre, una delle montagne più affascinanti e difficili da scalare e di cui è considerato profondo conoscitore,  tanto da essere soprannominato L’uomo del torre.

Nato aPinzolo, 21 gennaio 1955, la sua attività alpinistica è stata particolarmente intensa anche nelle Dolomiti di Brenta. Poiché la sua famiglia gestiva dal 1948 il Rifugio XII Apostoli situato nella conca di Pratofiorito sulle Dolomiti di Brenta, frequenta fin da giovanissimo l’ambiente montano. A 11 anni effettua la sua prima scalata sulle Torri d’Agola. Nel 1975 diviene Maestro di sci e nel 1979 Guida Alpina.

Ha avuto un ruolo di primo piano nell’evoluzione dell’alpinismo moderno presso le Dolomiti di Brenta, aprendo diverse vie moderne, alcune di particolare difficoltà.

Nel 1982 compie la sua prima spedizione in Patagonia ove scala la Via del Compressore sul versante sud del Cerro Torre; successivamente tornerà numerose volte nella regione sudamericana, per scalare diverse vette, fra cui il Fitz Roy, la Punta Poincenot di quest’ultimo e l’Aguillamet, ma sarà il Cerro Torre, da lui giudicata la montagna più bella del mondo, la meta principale di tali spedizioni, sul quale compirà diverse ascensioni, aprirà cinque nuove vie e compirà la prima salita invernale.

È autore di diversi filmati e documentari, principalmente delle sue spedizioni in Patagonia.


Patagonia il grande sogno

Autore: Ermanno Salvaterra, Mattia Fabris (a cura)

Editore: Mondadori Electa - Segrate (MI) - 2021

Pagine: 224

Prezzo di copertina: € 24.9


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