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30 ottobre 2014

Uncategorized · Christian Roccati · egitto · immersioni · mar rosso

Yavash baby?

Yavash yavash… quando sono stato in Turchia, pochi mesi fa, ho scoperto una civiltà con un sincretismo euroasiatico e ritmi del continente africano che stonavano apparentemente in un luogo in cui corrente elettrica, gas e acqua si materializzano a comando. L’antropologia e l’etnografia insegnano che c’è un motivo se in Africa il sole è a mezzogiorno, quando è mezzogiorno, mentre in Europa lo dice il metronomo cittadino a da polso, anche se magari Apollo non ha ancora portato il suo carro allo zenith.

Il bicchiere è stato scosso e pian piano si fermerà in un composto eterogeneo, male che vada in un emulsione.
Siamo all’ABC del mondo… quell’insieme di epoche lontane che verranno riassunte nell’equivalente della riga di un libro di oggi. I bambini studieranno: “l’era in cui gli uomini passarono dalla clava e le tribù alla colonia di un unica nazione universale tra i vari mondi esistenti”.

Yavash, yavash. Chissa come si dice nella lingua locale e quale sia il loro motto?

Egitto, qui le cose non vanno molto diversamente infatti. Tranquillità, serenità… c’è tempo. Ogni cosa va pianificata. Negli occhi dei nativi scopro un rispetto massimo per regole antiche che impongono cronologia, calma, senza ritmo serrato. Da un lato mi sento spesso come una mucca da euro, da un altro sono grato di aver conosciuto uomini in grado di servire con la massima fierezza e un onore tale da impormi di cedergli il passo per cortesia cavalleresca, e da prenderlo alla fine solo per rispettare la loro usanza sul luogo di lavoro. (A parte lo zaino, quello me lo porto io, per chiunque).

Quest’oggi niente prima immersione a causa dell’entusiasmo di Phrana… Chiamiamolo Eolo? Va bene, ma la sostanza non cambia. Il divino pettina i crini a Poseidone, che si lascia fare senza stiracchiarsi.

Questo pomeriggio assolveremo alla nostra prima “missione” e dopo il cambio attrezzatura proseguiremo nella notte, torce al seguito, alla ricerca dei colori di un rift che ricorda molto il modo in cui vedo il mondo. La barriera corallina è un prisma vivo e assolutamente non informe, semplicemente composto da milioni di possibilità che hanno morfologia solo se comprese.

Mi perderò di nuovo nei miei pensieri, come sempre, volando grazie all’acqua. Il sogno dell’uomo… sostituendo un elemento. Assurdo? Allora umano. At the next baby

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Christian Roccati
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