A Brentonico, François Cazzanelli, alpinista valdostano, racconta il rischio reale in alta quota e l’evoluzione dell’alpinismo moderno tra incidenti, soccorso e cambiamenti climatici.
Il rapporto tra uomo e montagna, tra passione e pericolo, torna al centro del dibattito con il Festival de L’AltraMontagna 2026, in programma a Brentonico (Trentino) dal 4 al 7 giugno. Tra gli appuntamenti più attesi figura l’incontro con François Cazzanelli, guida alpina del Cervino e tecnico del Soccorso Alpino Valdostano, protagonista della serata “Storie di soccorsi in montagna”.
Un evento che promette di andare oltre la narrazione sportiva per entrare nel cuore delle esperienze più estreme vissute in quota, dove la linea tra avventura e sopravvivenza può diventare sottile in pochi istanti.
Il racconto diretto del rischio in quota
Durante l’incontro, Cazzanelli porterà sul palco testimonianze dirette di interventi di soccorso e spedizioni in contesti estremi, compreso un episodio avvenuto in Himalaya, quando fu colpito da una scarica di sassi. Un’esperienza che ha inciso profondamente sulla sua visione dell’alpinismo e del rischio.
“La montagna non è un gioco” è il messaggio che emerge con forza dal suo racconto: una sintesi di anni trascorsi tra pareti tecniche, emergenze e decisioni prese in frazioni di secondo.
Il soccorso alpino come punto di osservazione privilegiato
Il tema centrale della serata sarà il ruolo del soccorso alpino nella montagna contemporanea. Un’attività che oggi si confronta con scenari sempre più complessi, tra aumento della frequentazione, condizioni ambientali variabili e incidenti spesso legati a una sottovalutazione dei pericoli.
In questo contesto, il soccorso alpino rappresenta non solo un servizio di emergenza, ma anche un osservatorio privilegiato sui cambiamenti in atto nell’alpinismo moderno. L’esperienza di tecnici come Cazzanelli permette di leggere questi fenomeni dall’interno, con uno sguardo che unisce pratica operativa e cultura della montagna.
L’evoluzione dell’alpinismo contemporaneo
Uno dei punti chiave dell’incontro sarà la trasformazione dell’alpinismo negli ultimi anni. L’aumento delle temperature e gli effetti dei cambiamenti climatici stanno modificando la stabilità dei ghiacciai, la frequenza delle scariche e la sicurezza di molte vie classiche.
A questo si aggiunge una crescente esposizione al rischio da parte di praticanti non sempre adeguatamente preparati, tema che il festival affronta con l’obiettivo di promuovere consapevolezza e formazione.
Il messaggio è chiaro: la maggiore accessibilità della montagna deve essere accompagnata da una conoscenza approfondita dell’ambiente alpino e delle sue dinamiche.
Un festival dedicato alla cultura della montagna
Il Festival de L’AltraMontagna si conferma uno spazio di confronto tra alpinisti, divulgatori, soccorritori e appassionati. L’edizione 2026 dedica particolare attenzione ai temi della sicurezza, della responsabilità individuale e della narrazione autentica dell’esperienza in quota.
Durante la serata è prevista anche la premiazione del concorso “Ti racconto il mio soccorso”, promosso dal CNSAS, che raccoglie testimonianze dirette di interventi vissuti da protagonisti e testimoni.
Consapevolezza e preparazione: la nuova frontiera
Nel suo insieme, l’incontro con Cazzanelli si inserisce in un percorso più ampio di riflessione sull’alpinismo moderno. La montagna resta un luogo di libertà e scoperta, ma richiede oggi più che mai preparazione tecnica, capacità di valutazione e rispetto delle condizioni ambientali.
Il Festival de L’AltraMontagna diventa così un’occasione per ribadire un concetto fondamentale: l’esperienza in quota non può essere separata dalla consapevolezza del rischio.
Photo Credits: Cazzanelli website.

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