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12 Maggio 2026

Alpinismo e Spedizioni · Vertical

Shelley Johannesen muore sul Makalu dopo la vetta: valanga a 7.000 metri durante la discesa

Shelley Johannesen

Shelley Johannesen – fonte, Instagram

L’alpinista americana Shelley Johannesen aveva raggiunto la cima del Makalu insieme al compagno David Ashley e a due sherpa nepalesi. L’incidente è avvenuto durante la discesa, una delle fasi più delicate delle spedizioni himalayane.

La stagione himalayana 2026 registra un nuovo grave incidente in alta quota. L’alpinista statunitense Shelley Johannesen, 59 anni, è morta sul Makalu durante la discesa dalla vetta dell’ottava montagna più alta della Terra, considerata uno degli ottomila più tecnici e impegnativi dell’Himalaya nepalese.

Secondo le ricostruzioni diffuse dai media internazionali e dagli operatori presenti sul posto, Johannesen aveva raggiunto la cima del Makalu (8.485 metri) il 9 maggio insieme al compagno David Ashley e a due sherpa nepalesi, Tawa e Phurba Sonam. L’incidente si è verificato la mattina del 10 maggio, poco sotto il Campo 3, attorno ai 7.000 metri di quota, durante il rientro verso i campi inferiori.

Le informazioni raccolte nelle ore successive indicano che una sezione della traccia attrezzata con corde fisse avrebbe ceduto improvvisamente, provocando una valanga che ha investito il gruppo in discesa. Shelley Johannesen sarebbe morta sul colpo, mentre gli altri membri della spedizione sono rimasti coinvolti nell’incidente con conseguenze diverse.

David Ashley e lo sherpa Tawa sono stati evacuati in elicottero verso Kathmandu con varie ferite, mentre Phurba Sonam è stato recuperato vivo grazie all’intervento dei soccorritori saliti dal Campo 2. La notizia della tragedia è stata confermata e rilanciata l’11 maggio da diverse testate specializzate internazionali.

Il Makalu, uno degli ottomila più difficili dell’Himalaya

Il Makalu è considerato da molti alpinisti uno degli ottomila più severi e tecnici dell’intera catena himalayana. Situato al confine tra Nepal e Tibet, a pochi chilometri dall’Everest, presenta pendii ripidi, tratti esposti e condizioni spesso instabili, soprattutto nella parte alta della montagna.

A differenza di altre grandi cime himalayane interessate da un forte sviluppo commerciale, il Makalu mantiene ancora una dimensione più selettiva, frequentata prevalentemente da alpinisti con esperienza su quote elevate e terreni tecnici.

Le caratteristiche della montagna, unite ai repentini cambiamenti meteorologici e alla complessa gestione delle corde fisse, rendono particolarmente delicata la fase di summit push durante la stagione pre-monsonica.

La discesa resta il momento più critico

L’incidente riporta l’attenzione su un aspetto ben noto dell’alpinismo himalayano: la discesa rappresenta ancora oggi la fase statisticamente più critica di una spedizione su un ottomila.

Dopo il raggiungimento della vetta, gli alpinisti devono affrontare stanchezza estrema, disidratazione, riduzione della lucidità e condizioni ambientali che possono peggiorare rapidamente. In alta quota, anche piccoli cedimenti del terreno o variazioni del manto nevoso possono trasformarsi in situazioni ad alto rischio.

Nel caso del Makalu, le informazioni disponibili parlano del cedimento di una parte della traccia attrezzata, elemento che evidenzia quanto la sicurezza sulle grandi montagne dipenda anche dalla stabilità del percorso e dal continuo lavoro di fissaggio e manutenzione delle corde.

La stagione himalayana 2026, ancora in corso, è già stata segnata da diversi incidenti e da condizioni considerate instabili da molte spedizioni presenti tra Nepal e Tibet. Le abbondanti nevicate registrate nelle settimane precedenti hanno contribuito ad aumentare il rischio valanghe in varie aree dell’Himalaya.

Una figura conosciuta nell’ambiente delle spedizioni

Shelley Johannesen era conosciuta nell’ambiente internazionale dell’alpinismo d’alta quota e partecipava regolarmente a spedizioni himalayane. La sua scomparsa ha suscitato numerosi messaggi di cordoglio da parte di alpinisti, operatori e comunità outdoor internazionali.

L’incidente sul Makalu ricorda ancora una volta quanto l’alpinismo sugli ottomila resti un’attività esposta a pericoli oggettivi, anche per cordate esperte e ben organizzate. Nonostante l’evoluzione delle comunicazioni, delle previsioni meteo e dei sistemi di soccorso, l’ambiente himalayano continua a richiedere capacità tecniche elevate e una costante gestione del rischio.

La tragedia avvenuta sotto il Campo 3 si inserisce in una stagione che conferma la fragilità dell’equilibrio tra prestazione, sicurezza e condizioni naturali sulle montagne più alte del pianeta.

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