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29 Agosto 2026

Ambiente e Territorio · Cultura · Insight

Bomboloni ad alta quota

Quando il turismo lievita troppo, siamo fritti!

“Over Tourism” – Copyright Herbert Caposassi – tutti i diritti riservati

C’è stato un tempo in cui le vette erano abitate da divinità o esseri mistici quali orchi o streghe, che determinavano un certo timore reverenziale in chi vi si avvicinava. Nell’immaginario comune questi custodi della natura sono quasi spariti. I loro nomi ora è più facile abbinarli a degli improperi. Quelli che possono sfuggire di bocca quando si viene a sapere o si assiste di persona a comportamenti talmente assurdi che rischiano di trasformare certi paradisi alpestri in altrettanti gironi danteschi.

Da una parte è troppo banale dare la colpa di ciò all’afa estiva che surriscalda le menti.
Dall’altra è piuttosto accattivante l’idea di invocare il fresco, quello con relativo sole a strisce e brandina in legno, per porre rimedio a un’inciviltà che purtroppo sta salendo sia di livello che di quota altimetrica.

Consci quindi del pericolo di passare da un estremo all’altro, cerchiamo invece di fare delle riflessioni a mente fredda. Utili di certo per tutti coloro che amano comprendere meglio il perché di certi fenomeni moderni. Che poi siano da baraccone, da circo o da carnevale (con annessi krapfen), sta di fatto che non risultano più essere solo un’eccezione. Stanno diventando quasi una regola non scritta di comportamento comune, a cui molti si adeguano semplicemente per spirito d’imitazione.

Senza citare qui i casi emblematici che hanno scandalizzato le testate giornalistiche fin oltreoceano, tracciamo giusto delle linee generali di quanto sta accadendo. Il disegno che ne uscirà, pur con l’ironia dei fumetti, sarà quello del profilo di creste e vette, che chi in montagna ci vive e lavora tutto l’anno sa che sono molto più complesse di un semplice parco giochi vacanziero in cui tutto sembra essere lecito, pur di mettere il cappellino e non sudare.

Consigli scontati? Il semplice eco dei ricordi d’infanzia? Può anche darsi, ma di certo ci sembra utile rispolverare certi adagi di fronte a chi neanche si ricorda l’ultima volta che ha camminato su un terreno sconnesso o percorso più di duecento metri in salita con le proprie gambe.

Ad essi vorremmo spiegare che armadio e naftalina vanno bene per conservare meglio zaino e scarponi, ma corpo e cervello è meglio usarli più spesso del solo cambio stagione. In questo modo si potrà capire che la magia delle terre alte non è per tutti! Per la sua tutela è meglio riservarla a chi sa comprenderla e rispettarla.
Troppo spesso infatti l’incanto di certi luoghi si è spezzato non appena la loro fama ha raggiunto le orecchie (ed ora lo schermo) di chi vi sa giungere solo se segue la fila o affidandosi all’inseparabile navigatore GPS.
Perdersi è lecito, ma sapersi arrangiare è molto consigliato! Quando però i percorsi mentali sono molto intricati già prima di partire per le ferie, la meta prescelta non sarà più una località dolomitica (più o meno alla moda) da ammirare finalmente dal vivo. Il vero obiettivo è il prossimo selfie, reel, post o tag utili ad alimentare un po’ di FOMO fra i propri follower.

Questi gli strani termini più usati nella lingua franca che riecheggiano ormai anche là dove un tempo la colonna sonora era solo quella dei richiami d’amore fra gli animali, o i valligiani.
Per l’amor di Dio, bello essere poliglotti e saper quindi accogliere anche i tanti stranieri che vengono a scoprire ed assaporare le nostre montagne: un “grazie” ed un “per favore” sono un ottimo lasciapassare in qualsiasi idioma. Cerchiamo però di capire che entrare in sintonia con la natura (casomai fosse questo il vero scopo di chi affolla i nostri sentieri) vuol dire innanzitutto adeguarsi alla SUA forma comunicativa.

Certi silenzi, a volte percepibili solo in bassa stagione, sono di per sé ricchi di significato, senza bisogno di essere riempiti di chiasso e rumori molesti. I paesaggi da fiaba non ci danno il diritto di creare il sentiero di pollicino con briciole non biodegradabili. Infine, il vero nutrimento che se ne ricava dipende più dalle emozioni per lo spirito piuttosto che dal menù del rifugio. Se poi quest’ultimo è ormai la tappa finale e non intermedia di molti escursionisti, meglio così: non tutti sono pronti a capire che terreni ripidi, rocce dure e docce fredde sono quei preziosi dettagli che rinforzano sia il fisico che il carattere.

Perciò, se venite da noi a godervi l’aria buona e gli spazi aperti, fate caso al sorriso di chi vi accoglie e offre i suoi servizi. Se è una risata a denti stretti, sappiate che le figure mitologiche messe a custodia delle nostre valli non sono mai scomparse, hanno solo cambiato aspetto. Non fateli arrabbiare che poi rischiate uno sgambetto.

Herbert Caposassi

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