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12 Settembre 2026

Alberto Gnerro il Doc: oggi, la storia della scalata, il futuro

Care amiche e amici, qualche anno fa, nel 2019, ho concluso e pubblicato la bibliografia di Alberto Gnerro, il Doc della Scalata, intitolata “60 Milioni”… è trascorsa una manciata di anni, ma sembra passato un secolo! Qualche giorno fa ho sentito Alberto, perché avevo in mente una nuova edizione, considerato che in poco più di un anno il volume era andato esaurito e così, parlando del più e del meno, ho chiesto ad Alby come stesse.

Discorrendo di arrampicata mi sono reso conto ancor di più, di quanto lui abbia vissuto dalla a alla z tutta la storia del climbing moderno, dalla sua genesi, molto prima della prima gara al mondo, sino all’oggi, in cui arrampicata è veramente un’altra cosa. Ogni fase, ogni luogo, ogni santuario… Gnerro ha letteralmente toccato con mano ogni centimetro di quella storia. Non a caso “60 Milioni” aveva un significato alla base di tutto ciò. Leggere la biografia di Alberto equivaleva a capire davvero dove veniamo, chi siamo e dove andiamo… il tutto sulle note di  Bruce Springsteen.

Sentire nuovamente Alberto mi ha portato a capire che lui, come sempre, è una molla caricata al massimo, che si comprime, per poi esplodere verso le stelle. E non vedo l’ora di scoprire cosa succederà ora alla sua storia!

Alberto in nuce

Per Pareti Magazine tu sei stato il “più forte climber italiano” in termini di allenamento. è stato un vero culto per te. Ti alleni sempre?

Si continuo ad allenarmi, anche se per traversie varie, negli ultimi 3 anni non sono stato molto costante e la forma mentale molte volte non andava di pari passo con quella fisica. Ho sempre cercato comunque di non spezzare il filo, anche nei momenti un po’ più duri, con la consapevolezza che le cose vanno e vengono e i migliori momenti possono ancora arrivare. é chiaro che più si va avanti, più e difficile dare una ragione a qualcosa che coltivi da 40 anni. La monotonia delle solite cose, è la arte più difficile da superare, ma puoi crearti sogni e progetti per mantenere viva la passione che nel mio caso e legata anche al mio lavoro.

C’è stato un tempo in cui letteralmente vivevi in palestra: hai ancora una sala di arrampicata? Come si chiama? Dove è?

La sala esiste sempre, ma dal 2019 mi sono trasferito in un’altra sede per realizzare qualcosa di più bello e professionale. Non posso nascondere che gli anni della vecchia, Runout rappresenta per me e per i molti che ci sono passati, qualcosa di unico. Era il muro della penitenza… sempre duro per chi aveva voglia di allenarsi e di mettersi in gioco. Sono passati diversi campioni da lì, come Gabri Moroni, Niky Ceria, Cristian Core e alcuni sono li sono nati.

C’era una sorta di disciplina e dedizione verso l’allenamento che ora sembra essere un po’ scomparsa e magari un pizzico di talento in più di quello che si può vedere oggi. Con la vecchia Runout avevo cercato di dare un impronta basata sulla fatica e la voglia di realizzare e provarci. Per alcuni versi ci sono riuscito.

Godoffe e Gnerro

Sei sempre un tracciatore di altissimo livello: che cosa tracci, quando, dove e come?

è stata una lunga fase della mia vita quella della tracciatura. Ho iniziato con la Coppa del Mondo di Courmayeur. penso fosse il 97 o 98 , insieme a Di Marino, dal quale ho appreso le prime lezioni. Il percorso poi e stato lungo tra tantissime Coppe del Mondo e gare nazionali. All’inizio mentre eri tracciatore, potevi anche essere atleta, e ho quindi continuato a gareggiare. Erano due cose che si completavano a vicenda. Poi a un certo punto, le cose sono cambiate e ho dovuto scegliere. Per me tracciare, vuol dire allenarsi. Ho avuto sempre il concetto di avere il massimo della forma prima di una tracciatura importante. Alle volte anche troppo in forma, arrivando a commettere anche sbagli. Alle volte ho fatto gare perfette, ma e chiaro che rimane sempre un mestiere legato alla sensibilità. Io volevo essere semplicemente in forma per avere chances di scalare bene sui boulder o le vie che poi proponevo. Ma questo non e necessario: è solo un mio sfizio. Puoi essere bravo anche diversamente o guardando quelli del tuo team che scalano. Si perché il team fa la gara e molte volte la mia esuberanza di fare duro, proprio dal team è stata frenata.

Ci racconti un aneddoto?

Di aneddoti ne avrei tanti da raccontare, come il disastro della semifinale in Coppa Italia a Ivrea, dove avevo sbagliato completamente il livello e ne e uscita una strage… praticamente gli atleti non mi volevano più come tracciatore o ancora nei premondiali ad Arco, dove un atleta che aveva vinto diverse Coppe del Mondo, si rivolge all’altro tracciatore dicendogli che quel boulder era impossibile. Il collega gli rispose che l’avevo salito ieri sera a mezzanotte. Diciamo che su un certo tipo di stile, all’epoca sulle dita, ero abbastanza forte. Poi i tempi e le tracciature stavano subendo un cambiamento, non mi sono più trovato in quello stile nuovo e ho quindi deciso di lasciare stare. A 40 anni era difficile imparare a essere cosi disinibiti dal poter fare certe cose. Il mio stile era segnato dal controllo totale sulle prese. Ora è l’opposto. Dalle prese devi scappare via.

Alleni la squadra nazionale cinese? Come è nata questa esperienza?

Collaboro con i Cinesi da alcuni anni, in maniera sporadica per le tracciature; ma da quest’anno ho un contratto vero e proprio che dovrebbe portarmi fino a Los Angeles, se riusciamo a qualificare qualche atleta. Diciamo che ora traccio e alleno praticamente solo per loro. è un mestiere molto motivante, che inoltre mi porta a girare e vedere un mondo che per noi e totalmente differente. Unica pecca di tutto ciò e che negli ultimi tempi ho dovuto mettere un po’ da parte l’arrampicata outdoor, ma e stata una scelta consapevole. In questo preciso momento devo dire che ho toccato un po’ il fondo della mia motivazione. Sembra che qualcosa sia stato scalfitto.

Artista all'opera

Hai qualche progetto personale al momento?

Progetti ne avrei, ma come dicevo prima, ora non riesco a pensarci e non voglio proprio farlo. Devo lasciare che il fuoco si riaccenda lentamente. Sicuramente questo non può avvenire da solo. Sarà la causa e conseguenza di scelte che prenderò nei prossimi tempi. Al momento sembra che l’arrampicata mi sfugga e vorrei riuscire a riprendermela. Quella fatica mi mantiene vivo.
Ho chiodato alcune cose interessanti in giro. Si ho un grosso progetto, ma non so se effettivamente avrò il tempo materiale e la forza mentale per farlo. Non ero molto lontano dal realizzarlo lo scorso anno, ma poi per varie cose mi sono perso a cercare funghi in mezzo al bosco. Il poco tempo che ho, alle volte mi mette confusione. Vorrei avere uno spazio vuoto per decidere quale sia la cosa migliore

Vai sempre ai concerti del Boss? Cosa rappresenta?

Ci ho provato due volte negli ultimi due anni… già con i biglietti in mano, ma ho dovuto rinunciare per impegni stupidi che non potevo rimandare. Rimane sempre nel cuore. Lo ascolto meno di un tempo, ma quando lo sento, faccio un salto indietro nel passato… Forse il prossimo sarà il mio. Se ci andrò sarà perché probabilmente avrò seguito le scelte giuste che mi avranno dato più tempo per me.

Christian Roccati
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