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23 Settembre 2026

Alpinismo e Spedizioni · Vertical · Video Talk

INTERVISTA – Simone Moro rinuncia
al Manaslu: «Voglio salirlo, non morire
sul Manaslu»

INTERVISTA – Simone Moro rinuncia al Manaslu. Le condizioni della montagna, il rischio valanghe e l’arrivo di una forte perturbazione dal Golfo del Bengala hanno convinto l’alpinista a interrompere la spedizione autunnale al Manaslu. Una decisione presa in anticipo rispetto a molti altri team, che nelle ultime ore hanno a loro volta ordinato il rientro dai campi alti. Lo abbiamo raggiunto in Nepal per farci raccontare direttamente le ragioni della sua scelta.

«Voglio SALIRE il Manaslu e non voglio MORIRE sul Manaslu».

È forse questa la frase che sintetizza meglio la decisione presa da Simone Moro, che ha rinunciato al tentativo autunnale sulla montagna di 8.163 metri dopo essere salito rapidamente fino a Campo 3 e avervi trascorso la notte. Una rinuncia che non nasce da difficoltà fisiche. Al contrario, Moro racconta ai microfoni di Mountainblog di essersi sentito particolarmente bene in quota. A convincerlo a scendere sono state le condizioni osservate direttamente sulla montagna e le previsioni meteorologiche ricevute dal meteorologo austriaco Karl Gabl.

Quando Moro è sceso da Campo 3, sotto un’intensa nevicata, la situazione era già delicata. Nei giorni immediatamente successivi la gravità del quadro è diventata evidente: un distacco ha travolto una tenda a Campo 3 causando la morte dell’alpinista tedesco di origine indiana Dhruba Jyoti Guha e della sua guida nepalese Phursemba Sherpa. Le vittime registrate sul Manaslu in questa stagione autunnale sono così salite a quattro.

Quasi 500 permessi e più di mille persone sulla montagna.

Quella del 2026 doveva essere una stagione da record sul Manaslu. Il Dipartimento del Turismo nepalese ha rilasciato 493 permessi ad alpinisti stranieri, ai quali si aggiungono centinaia di guide e lavoratori nepalesi d’alta quota: complessivamente, sulla montagna e al campo base gravitano oltre mille persone.

Le forti nevicate hanno però progressivamente cambiato lo scenario. Squadre inviate a verificare le condizioni hanno segnalato accumuli importanti già tra Campo 1 e Campo 2, mentre sopra Campo 3 il manto nevoso è stato giudicato instabile e soggetto a nuovi distacchi. Anche le squadre impegnate sulla via attrezzata hanno rinunciato a procedere verso Campo 4. A complicare ulteriormente la situazione è il sistema depressionario in sviluppo sul Golfo del Bengala, i cui effetti sono attesi sul Nepal tra il 24 e il 27 settembre. Le previsioni indicano la possibilità di precipitazioni molto intense e nuove nevicate sulle montagne del Nepal centrale e occidentale. La traiettoria e l’intensità effettive del sistema restano soggette a evoluzione, ma il rischio di ulteriori accumuli in quota ha pesato sulle decisioni delle spedizioni.

Le grandi spedizioni fanno dietrofront

Quando abbiamo parlato con lui, Moro aveva già lasciato la montagna. Nelle ore successive la sua decisione è stata seguita da quella dei principali operatori presenti sul Manaslu.

Seven Summit Treks, 8K Expeditions, Imagine Nepal Treks, Elite Exped, Asian Trekking, Pioneer Adventure e Satori Adventures hanno richiamato gli alpinisti dai campi alti e avviato il rientro. Seven Summit Treks ha dichiarato ufficialmente conclusa la propria stagione sul Manaslu, così come Pioneer Adventure; altri operatori hanno parlato di sospensione del tentativo in attesa dell’evoluzione delle condizioni.

«Adesso anche le altre spedizioni hanno annunciato la chiusura», ci ha scritto Moro dopo l’intervista, sottolineando come la sua scelta avesse semplicemente anticipato una situazione che le squadre tornate verso Campo 3 avrebbero poi verificato direttamente.

Secondo Moro, i due giorni di tempo relativamente migliore avrebbero potuto essere utilizzati per recuperare il materiale depositato nei campi alti. Molte spedizioni hanno invece provato inizialmente a sfruttare quella finestra per mantenere aperta la possibilità di un tentativo di vetta, prima di decidere il rientro. Le cronache dal Manaslu confermano che ancora il 21 settembre alcuni team stavano programmando tentativi per il 23 e 24 settembre; ventiquattr’ore dopo il quadro era radicalmente cambiato.

«Bisogna tornare a saper fallire»

Ma l’intervista con Simone Moro va oltre la cronaca meteorologica.

La rinuncia al Manaslu diventa per lui occasione per parlare del rapporto con il rischio, della pressione a raggiungere necessariamente una vetta e della capacità di fermarsi quando la montagna cambia le condizioni del gioco.

«Bisogna tornare ad essere umani. Bisogna tornare a saper fallire», dice Moro.

E utilizza un’immagine molto forte per descrivere ciò che, a suo giudizio, sarebbe oggi continuare a tentare il Manaslu: una roulette russa con cinque proiettili su sei. Non significa, precisa, che raggiungere la vetta sia necessariamente impossibile. Significa piuttosto chiedersi quale livello di rischio si sia disposti ad accettare per riuscirci.

Per Moro questa spedizione aveva inoltre uno scopo preciso: effettuare una ricognizione in vista di un nuovo tentativo invernale al Manaslu all’inizio del 2027. Un progetto che la rinuncia di questi giorni non modifica.

«Mantengo la barra dritta. L’obiettivo è quello. Voglio salire al Manaslu e non voglio morire sul Manaslu».

Nella puntata speciale del podcast Outdoor e Ambiente di Mountainblog, Simone Moro racconta dalla sua voce cosa ha visto sulla montagna, perché ha deciso di scendere, il confronto con gli altri alpinisti presenti al campo base e perché, nell’alpinismo come nella vita, anche la rinuncia deve poter far parte del percorso.

Intervista e montaggio di Andrea Bianchi.

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