
Fonte: Sophie Jacob Instagram
I due alpinisti francesi hanno tracciato una nuova via di misto di circa 600 metri sulla parete nord del Janjmu Peak, cima di 5.205 metri nella valle del Rolwaling, in Nepal. La salita, completata il 26 ottobre in 14 tiri e circa 13 ore, è stata dedicata alla memoria di amici e alpinisti scomparsi.
Una nuova via di misto sulla parete nord del Janjmu Peak, montagna di 5.205 metri nella valle del Rolwaling, in Nepal. È il risultato dell’ascensione realizzata il 26 ottobre 2026 dagli alpinisti francesi Sophie Jacob e Kilian Moni, che hanno aperto Les étoiles éternelles, itinerario di circa 600 metri che, secondo le informazioni a disposizione della cordata, rappresenterebbe anche la prima salita della cima.
La via presenta difficoltà valutate ED, M7 e WI5. Jacob e Moni hanno impiegato circa tredici ore per completare quattordici tiri, alternando arrampicata su roccia, ghiaccio e terreno misto. Una salita impegnativa, affrontata in ambiente d’alta quota e resa ancora più significativa dalle difficoltà incontrate durante la spedizione. Per Moni, in particolare, si trattava di tornare ad arrampicare dopo una distorsione alla caviglia.
Dal Pamalka a una nuova linea sul Janjmu Peak
La spedizione francese era partita con un obiettivo differente: aprire una nuova via su una cima inviolata di circa 6.300 metri, il Pamalka, situato nella parte più remota della valle, oltre il Tengi Ragi Tau. Il gruppo era composto da Pierrot Girot, Sophie Jacob, Eric Bazot e Kilian Moni.
L’avvicinamento e la fase di acclimatazione si sono rivelati più complicati del previsto. Una sacca contenente parte dell’attrezzatura alpinistica era andata smarrita durante i trasferimenti aerei, mentre Moni aveva incontrato difficoltà nell’adattarsi alla quota. La ricognizione verso il Pamalka aveva inoltre evidenziato condizioni della parete non favorevoli alla salita programmata.
Durante il rientro al campo base di Na, a circa 4.200 metri, Moni ha riportato una distorsione alla caviglia, che lo ha costretto a interrompere temporaneamente l’attività. Mentre gli altri componenti della spedizione si dedicavano all’apertura di una nuova via sul Chekigo, l’alpinista è rimasto al campo base per recuperare.
È stato proprio in quei giorni che ha iniziato a osservare una possibile linea sulla parete nord del Janjmu Peak. Secondo quanto riferito da Moni, la cima non risultava ancora salita. Un obiettivo alternativo, individuato osservando la montagna dal campo base e maturato dalla necessità di adattare il programma alle condizioni incontrate.
Quattordici tiri tra ghiaccio, roccia e misto
A circa dieci giorni dall’infortunio, Moni era tornato a camminare, anche se non si sentiva ancora pronto per affrontare un obiettivo più impegnativo. Al rientro degli altri componenti del gruppo, anche Sophie Jacob si è interessata alla linea individuata dal compagno. I due hanno quindi deciso di tentare la parete.
Dopo aver completato l’avvicinamento al buio, la cordata ha iniziato a salire su neve compatta. I primi tiri hanno alternato placche di ghiaccio e passaggi di misto difficili da proteggere. Il passaggio chiave è arrivato sul terzo tiro, con una sezione di roccia caratterizzata da fessure e un leggero strapiombo.
Superato il nevaio centrale, la salita è proseguita su ghiaccio ripido ed esposto e su terreno misto, tra diedri, gradini e camini. Una successione di passaggi differenti che ha richiesto continuità e concentrazione, oltre alla capacità di adattare la progressione alle caratteristiche della parete.
Circa tredici ore dopo la partenza, Jacob e Moni hanno raggiunto la cima. La via, lunga circa 600 metri e articolata in quattordici tiri, è stata valutata ED, M7, WI5. L’ascensione è considerata dai protagonisti la prima salita del Janjmu Peak.
“Les étoiles éternelles”: una dedica agli amici scomparsi
Il nome scelto per la nuova via, Les étoiles éternelles, significa “Le stelle eterne”. Non è soltanto il nome di un itinerario, ma una dedica alla memoria di Camille Bardy, Jules Bureau, Rémi Bourdelle, Juliette Willmann e Benjamin Ribeyre, amici e alpinisti scomparsi, insieme a tutte le persone che hanno perso prematuramente i propri cari nel corso dell’anno.
Nel suo resoconto, Kilian Moni descrive la salita come un’esperienza intensa, resa ancora più significativa dalle difficoltà incontrate durante la spedizione e dal recente infortunio. Il progetto iniziale sul Pamalka non è stato portato a termine, ma il cambio di programma ha condotto alla scoperta e all’apertura di una nuova linea su una cima che, per quanto noto alla cordata, non era mai stata raggiunta.
La salita di Jacob e Moni racconta una dimensione importante dell’alpinismo esplorativo: la capacità di osservare il territorio, riconsiderare gli obiettivi in base alle condizioni e individuare nuove possibilità anche quando una spedizione prende una direzione diversa da quella immaginata.
Les étoiles éternelles lascia così una nuova linea sulla parete nord del Janjmu Peak, unendo esplorazione, impegno tecnico e una dedica personale. Un risultato alpinistico che, per i suoi protagonisti, porta con sé anche il ricordo di persone che hanno condiviso la passione per la montagna.
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