Oltre al festival InContaminato, la Val Resia è un luogo ricco di molti altri motivi di visita: sentieri, borghi e antiche tradizioni.
Molti di voi conosceranno il Festival InContaminato, al quale abbiamo dato ampio spazio su Mounatinblog. Ora che la manifestazione è giunta la termine, ci pacerebbe portarvi nel luogo dove il festival ha effettivamente preso vita: la Val Resia.
La Val Resia è una valle incastonata tra le Alpi e Prealpi Giulie in Friuli Venezia Giulia, si trova nella zona della Val Canale ed è raggiungibile dall’abitato di Resiutta. È una valle stupenda, incorniciata dai boschi e rinfrescata dal torrente, che scorre lento in ogni stagione mostrando le bellezze di una natura in parte ancora incontaminata. Questa valle è un luogo che non si limita a farsi guardare, ma invita a viverlo: circondata dall’abbraccio severo e maestoso del massiccio del Canin, questa valle non è soltanto un angolo di straordinaria bellezza naturale, è un mondo a parte, un microcosmo vivo in cui la montagna dialoga con una cultura antica, fiera e ancora profondamente radicata.
1. Il Monte Canin e i paesaggi della Val Resia
Appena si varca l’accesso alla valle, già ci si sente circondati dalla pace, percorrendo una strada che ci mostra il bosco da una parte e che costeggia costantemente il torrente Resia dall’altra. All’improvviso una curva ci permette di vedere il panorama, che ci mostra il Monte Canin in tutta la sua bellezza, facendoci spaziare con la vista fino alle sue pendici. È questo che risveglia la curiosità: andare fino in fondo a questa valle e scoprirla pezzo per pezzo. Questo è il viaggio che vogliamo farvi fare oggi.
2. I borghi e le tradizioni della valle
Arrivati in Val Resia potete subito recarvi nel paese di San Giorgio, luogo simbolo dei festeggiamenti carnevaleschi del Püst, il carnevale tipico resiano, caratterizzato da abiti bianchi e cappelli decorati con fiori coloratissimi. Qui si può visitare un borgo tipico, dalle strade strette e dal balconi fioriti.
Proseguendo la strada si arriva nel paese di Prato, dove una tradizione pluricentenaria porta in piazza ogni 15 agosto la festa della Šmarna Miša, la festa dell’Assunzione di Maria, alla quale è dedicato il santuario che domina la piazza, luogo simbolo del paese. La festa è molto tradizionale e porta a vedere l’unicità di una tradizione che, sfidando i tempi, non è mai tramontata, così come quella dei festeggiamenti fioriti del primo maggio. In paese si trova anche la sede del Parco naturale delle Prealpi Giulie, nonché l’Ufficio Informazioni al Turista, dove chiunque può recarsi per ricevere tutte le informazioni di cui ha bisogno.

3. Stolvizza e la memoria della Val Resia
La curiosità, però, potrebbe riportavi alla mente ciò che avete visto lungo la strada: il Monte Canin. Allora ecco che da Prato si può arrivare attraverso una strada panoramica, all’abitato di Stolvizza, salendo verso le pendici della montagna. Stolvizza è un piccolo paese arroccato sul versante, mantiene ancora le sue caratteristiche antiche, con giardini pensili e vicoli stretti. A Stolvizza il Museo dell’Arrotino e il Museo della Gente possono dare un’infarinatura su quella che è effettivamente la Val Resia, su coloro che l’hanno abitata in passato e che la abitano ancora oggi. Una rete fittissima di sentieri poi, permette di esplorare tutti i dintorni dell’abitato, raggiungendo anche le rovine di un castello antico (ma prima passate al Museo della Gente per farvi raccontare la leggenda)!
Salutando momentaneamente il Monte Canin, si può tornare indietro verso i terrazzamenti della Val Resia, individuati e studiati nei primi anni del ‘900 dal geologo Ardito Desio. I due terrazzamenti ospitano i paesi di Oseacco e Gniva.
Il paese di Oseacco, oltre ad essere uno dei più grandi della valle, ha una storia strettamente legata al terremoto del Friuli del 1976, essendo stato in gran parte distrutto e poi ricostruito dalle macerie. Oseacco ospita, verso la metà del mese di agosto, la festa del frico resiano, la möčïca, un frico molto particolare che si può gustare solo qui, in Val Resia.
L’abitato di Gniva, invece, permette di camminare più comodamente attraverso le sue strade, anch’esse decorate da fiori, per esplorare tutto in tranquillità. A Gniva, alla fine del mese di giugno, è possibile assistere al tradizionale Kriss con lancio delle cidule. La tradizione di accendere il Kriss (falò) in prossimità del Solstizio d’Estate, per San Giovanni e alla vigilia di San Pietro e Paolo è una tradizione molto antica. Un tempo i Kriss venivano accesi in tutti i paesi della valle e nelle località d’alpeggio. Dall’abitato di Gniva, che per posizione, offre allo sguardo una vista bellissima, si può assistere al lancio delle “cidule” (pezzi di legno) e seguirne con lo sguardo il volo, verso il fiume.

4. I luoghi nascosti e il Fontanone Barman
Ci sono luoghi, però che sembrano nascosti, come gli abitati di Lischiazze e il paesino remoto di Uccea (da qui si può andare direttamente in Slovenia). Lischiazze offre un punto di appoggio per coloro che percorrono il Cammino Celeste (da Aquileia al Santuario del Monte Lussari) e procedendo verso i boschi più fitti, un sentiero che conduce al Fontanone Barman: qui l’acqua sgorga direttamente dalle viscere della roccia, creando una cascata che incanta in ogni stagione.
Continuando e verso Sella Carnizza e oltrepassandola, l’abitato di Uccea ci fa comprendere la resilienza delle genti di questa valle: il paese si trova in una zona remota, difficilmente raggiungibile dopo le nevicate invernali, ma comunque è stato in grado di offrire riparo e sostentamento a coloro che hanno deciso di abitarci. Uccea prende vita nel mese di febbraio, quando i festeggiamenti del Püst raggiungono anche le sue case, che si animano di danze e colori.
5. I sentieri e il trekking
Ma oltre alla tradizione? In Val Resia la rete sentieristica non manca! Camminare in Val Resia significa abbandonare la fretta. È un’esperienza che si svela attraverso sentieri che sanno di bosco antico e di storie passate. Ci sono il Ta Lipa Pot (Il bel sentiero) e il Ta Stara Pot (Il vecchio sentiero), sentieri ad anello che avvolgono le località tra ruscelli mormoranti, cascate nascoste e i segni silenziosi degli antichi stavoli, dove il tempo sembra essersi fermato. E poi c’è l’anima più selvaggia e verticale: quella che sale verso Malga Coot, il Bivacco Costantini e il Monte Guarda, dove i pascoli d’alta quota aprono lo sguardo verso panorami immensi che spaziano fino alla vicina valle dell’Isonzo.

6. Una cultura e una gastronomia uniche
Ma la Val Resia non è solo roccia e foresta. È una valle che custodisce gelosamente la propria identità. Lo si avverte ascoltando il resiano, una parlata unica derivata dallo slavo alpino che ancora oggi risuona tra le case dei borghi; lo si intuisce nei passi e nelle melodie del Gruppo Folkloristico e nell’esplosione di colori e tradizioni del Püst, il Carnevale resiano. È una cultura che profuma di passato, un passato che ancora oggi permette di assaporare i piatti tipici locali, come la möčïca (frico resiano), le ćalčüne (gnocchi di patate ripieni) e lo strok (aglio di Resia).
7. Una valle da scoprire e vivere
Da quest’anno poi è attiva anche la Destinazione Resia Card, che vi permette di pianificare la vostra visita per non perdervi neanche uno di questi luoghi stupendi.
La Val Resia entra nel cuore di ogni visitatore senza chiedere permesso; lascia addosso il profumo del muschio bagnato, il brivido dell’acqua di monte, la fatica nobile di una salita ripidissima e la calda accoglienza di una comunità che ha saputo custodire intatta la propria anima. Un luogo in cui ogni passo è un ritorno all’essenziale e ogni panorama, una promessa d’incanto. Vi aspettiamo!
INFO: Val Resia






