Vautour: quattro itinerari multipitch completati in 19 ore, per circa 1.100 metri di arrampicata e difficoltà fino all’8b. Il documentario prodotto da Solidream racconta il progetto dei due climber, che puntavano a concatenare cinque grandi vie del Verdon in meno di 24 ore.
Cinquanta tiri, circa 1.500 metri di arrampicata previsti e un obiettivo ambizioso: concatenare cinque grandi vie del Verdon in meno di 24 ore. È la sfida affrontata da Seb Berthe e Hugo Parmentier nel giugno 2024, nelle celebri Gole del Verdon, in Francia. Un progetto di resistenza fisica e mentale che oggi rivive in VAUTOUR – L’ultra-trail de l’escalade, documentario di 32 minuti diretto da Morgan Monchaud e prodotto da Solidream, disponibile gratuitamente online.
Il bilancio dell’impresa è di quattro itinerari completati in 19 ore, con difficoltà fino all’8b. La quinta via, Mingus, prevista nel programma iniziale, è rimasta fuori dalla concatenazione a causa della stanchezza accumulata e di ulteriori difficoltà emerse durante la giornata. Un risultato che non coincide con l’obiettivo dichiarato, ma restituisce la dimensione di una prova nella quale il livello tecnico rappresentava soltanto una parte della sfida.
Cinque vie per una giornata fuori dall’ordinario
Il progetto VAUTOUR, acronimo di Verdon Abrasive Ultimate Tour, nasce con un programma impegnativo: affrontare cinque itinerari multipitch tra i più difficili della zona, per un totale di circa cinquanta tiri. Il piano comprendeva nove lunghezze di grado 8 e venticinque di grado 7, oltre a numerosi passaggi di 6c e 6c+.
Le vie selezionate erano El Topo (300 metri, 8a), Le Pornographe (350 metri, 8a), Jolie Fleur (250 metri, 8b), Dame Cookie (200 metri, 8a+) e Mingus (350 metri, 8a). Un insieme di itinerari che richiedeva non soltanto capacità di arrampicare su difficoltà elevate, ma anche velocità, precisione nelle manovre e una gestione attenta delle energie. In una concatenazione di questo tipo, infatti, il tempo trascorso sui tiri è soltanto una parte dell’impegno. Alle sezioni di arrampicata si aggiungono le calate, gli spostamenti tra le pareti, il recupero del materiale e la necessità di alimentarsi e idratarsi senza perdere troppo ritmo. Ogni ritardo può incidere sul programma complessivo.
La preparazione e la strategia
Per arrivare pronti alla giornata, Berthe e Parmentier avevano dedicato circa una settimana a sopralluoghi e prove. L’obiettivo era conoscere i passaggi più delicati, memorizzare i movimenti, definire la sequenza degli itinerari e organizzare la logistica in modo da limitare le pause. Anche i rifornimenti avevano un ruolo centrale. Il furgone parcheggiato nella zona di L’Escalès era stato trasformato in una base operativa, con acqua, cibo, scarpette e materiale predisposti per le diverse fasi della giornata. La partenza è avvenuta all’una di notte. Cominciare al buio consentiva di sfruttare al massimo le ore disponibili e di affrontare alcune sezioni nelle condizioni di temperatura più favorevoli. Il ritmo doveva rimanere sostenuto, senza compromettere la precisione necessaria sulle difficoltà più elevate.
Quattro vie in 19 ore
Dopo 19 ore di attività, i due arrampicatori avevano completato le prime quattro vie in programma: El Topo, Le Pornographe, Jolie Fleur e Dame Cookie. Mingus, l’ultimo itinerario previsto, è rimasta fuori dalla concatenazione. Il risultato è significativo per volume e intensità: quattro grandi vie multipitch in una sola giornata, con difficoltà fino all’8b. Una prova che ha richiesto resistenza, capacità tecnica e organizzazione, mettendo alla prova i due climber per quasi un’intera giornata. La mancata conclusione del programma iniziale è parte integrante del racconto. Il progetto non viene presentato soltanto attraverso i numeri, ma anche attraverso il confronto con i limiti fisici e con le condizioni incontrate durante la progressione. La decisione di non proseguire verso Mingus ha segnato la conclusione del tentativo.
Il documentario: la sfida oltre la prestazione
È proprio questa dimensione che il film di Solidream prova a restituire. VAUTOUR – L’ultra-trail de l’escalade, diretto da Morgan Monchaud, dura 32 minuti e segue i protagonisti durante le diverse fasi dell’impresa. Accanto alle immagini sulle pareti, il documentario mostra ciò che spesso resta fuori dal racconto di una grande salita: le transizioni, le calate, i rifornimenti, l’organizzazione del materiale e la fatica che cresce con il passare delle ore. Elementi che, in una sfida di concatenazione, diventano parte integrante della prestazione.
Il film dà spazio anche alla relazione tra Berthe e Parmentier e alla dimensione condivisa del progetto. La sfida era stata costruita attorno a un obiettivo preciso, ma il suo svolgimento racconta anche l’imprevedibilità di una giornata di arrampicata di questa portata, nella quale preparazione e ambizione devono confrontarsi con le condizioni reali. Vautour racconta così un tentativo di endurance nel cuore del Verdon, unendo arrampicata di alto livello e resistenza su lunga distanza. Il documentario è disponibile gratuitamente attraverso il sito ufficiale e i canali online di Solidream.
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