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3 Novembre 2026

Climbing · Vertical · Europa · Svizzera

“DüDaDo im Nirgendwo”: tre estati per una nuova via di 8a+ sulle Alpi Bernesi

DüDaDo im Nirgendwo

DüDaDo im Nirgendwo – Credits: Mammut.com

Jonas Schild e Anja Bacchetto hanno aperto dal basso una linea di circa 400 metri e nove tiri sulla parete nord dello Scheideggwetterhorn, in Svizzera. Dopo tre estati di lavoro, Schild ha completato la salita libera di tutti i tiri nel settembre 2026, distribuendola su due giornate.

Una vecchia fotografia, una parete rimasta a lungo nella mente e tre estati di lavoro per trasformare un’idea in una nuova via alpinistica. È la storia di DüDaDo im Nirgendwo, itinerario aperto da Jonas Schild e Anja Bacchetto sulla parete nord dello Scheideggwetterhorn, nell’Oberland bernese, in Svizzera.

La via si sviluppa per circa 400 metri lungo il Pilastro Epp e conta nove tiri, con difficoltà massima proposta di 8a+. Il progetto è iniziato nell’estate del 2024 ed è stato portato avanti dal basso, attraverso successive giornate di apertura e attrezzatura. Nel settembre 2026 Schild è riuscito a salire in libera tutti i tiri, completando la progressione nell’arco di due giornate. I gradi proposti dovranno essere confermati dalle future ripetizioni.

Un progetto nato da una vecchia fotografia

Schild conosceva già questa parete. Nel 2010, a 18 anni, aveva ripetuto insieme a Nicolas Hojac la via Into the Wild, un itinerario di 450 metri con difficoltà fino al 7b+. Anni dopo, mentre preparava una presentazione e riguardava alcune fotografie scattate durante quella salita, aveva notato una fascia di calcare compatto alla sinistra della via. Da quell’immagine è nata l’idea di esplorare una nuova linea.

Tre estati di lavoro sulla parete nord

Schild e Bacchetto sono tornati allo Scheideggwetterhorn nell’estate 2024, iniziando a cercare una linea percorribile attraverso il calcare compatto del Pilastro Epp. L’apertura dal basso ha richiesto tempo, esperienza e un notevole impegno logistico. Nel corso di tre visite, i due hanno attrezzato i primi cinque tiri. Per Bacchetto è stata anche la prima esperienza nell’utilizzo del trapano per posizionare gli spit, affrontata direttamente durante l’apertura.

Nel 2025, gli impegni e le condizioni meteorologiche hanno lasciato alla cordata una sola giornata utile in parete. I due sono comunque riusciti a completare il sesto tiro, destinato a diventare il passaggio chiave della via: una sezione che supera un tetto e prosegue su una placca molto tecnica.

Il progetto è ripreso nell’estate 2026, quando i due hanno scoperto che sarebbero diventati genitori. Nonostante il cambiamento nella loro vita personale, hanno deciso di completare insieme la linea. Nell’agosto 2026 sono tornati sulla parete e hanno attrezzato il nono e ultimo tiro, concludendo il lavoro di apertura.

Jonas Schild e Anja Bacchetto nuova via

DüDaDo im Nirgendwo – Credits: Mammut.com

La salita libera di tutti i nove tiri

Con la linea completata, restava da affrontare la salita libera. A settembre Schild è tornato allo Scheideggwetterhorn con altri compagni. Dopo un primo tentativo e alcune difficoltà legate al vento e alle basse temperature, è riuscito a superare in libera tutti i nove tiri, distribuendo la progressione su due giornate. Il passaggio più difficile è quello sul tetto e sulla placca successiva, valutato 8a+. Anche l’ultimo tiro si è rivelato particolarmente impegnativo, con una difficoltà indicata intorno al 7c. La salita libera di tutti i tiri non corrisponde quindi a una libera integrale in giornata: il progetto è stato completato nell’arco di due giornate.

Una via alpina, non una semplice multipitch sportiva

DüDaDo im Nirgendwo si distingue per la qualità del calcare e per il carattere decisamente alpino. La chiodatura è in alcuni tratti distanziata e l’itinerario si sviluppa in un ambiente isolato, dove le difficoltà tecniche si sommano alle esigenze di orientamento e gestione della salita. Non si tratta di una via plaisir: oltre a un livello di arrampicata adeguato, sono necessarie esperienza in ambiente alpino e capacità di affrontare passaggi poco protetti. I primi salitori raccomandano di considerare anche l’impiego di protezioni mobili, come friends e nuts, nei tratti in cui la chiodatura è più distanziata.

Il nome scelto ha un’origine curiosa. Il Pilastro Epp si trova in una posizione appartata, sopra la Grosse Scheidegg. Da quella parete, racconta Schild, il segnale acustico degli autobus che salgono e scendono da Grindelwald è spesso l’unico suono proveniente dalla civiltà. Da qui DüDaDo im Nirgendwo, un riferimento ironico al richiamo degli autobus nel mezzo del nulla.

Un progetto condiviso

Al di là dei 400 metri di sviluppo e del grado massimo proposto, la nuova via rappresenta per Schild e Bacchetto il risultato di un percorso costruito insieme. Tre estati, numerose giornate trascorse sulla parete e un progetto che ha accompagnato un cambiamento importante nella loro vita. La salita libera di tutti i tiri è stata completata da Jonas, ma l’apertura della via è rimasta un lavoro condiviso fino all’ultimo tiro. Per entrambi resta il desiderio di tornare allo Scheideggwetterhorn e affrontare insieme, in libera, l’intera linea.

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