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5 Novembre 2026

Alpinismo e Spedizioni · Vertical · Pakistan · Resto del Mondo

Sosbun Brakk, prima salita della parete nord: aperta una nuova via di 1.800 metri nel Karakorum.

Sosbun BrakkGrant Stewart, Dane Steadman e Cody Winckler hanno aperto So Put Pa, una nuova linea di difficoltà M7 e WI5 sulla montagna pakistana di 6.414 metri. Una salita di più giorni tra ghiaccio, misto, maltempo e una discesa complessa, che segna la prima ascensione della parete nord.

Una parete remota, circa 1.800 metri di sviluppo e diversi giorni trascorsi su terreno tecnico, affrontando condizioni meteorologiche difficili e una discesa impegnativa. È il risultato della spedizione di Grant Stewart, Dane Steadman e Cody Winckler, che tra settembre e ottobre 2026 hanno realizzato la prima salita della parete nord del Sosbun Brakk, montagna di 6.414 metri nel Karakorum pakistano. La nuova via, chiamata So Put Pa, presenta difficoltà massime di M7 e WI5.

La montagna si trova nel Gilgit-Baltistan, nei pressi dei ghiacciai di Biafo e Sokha. Il Sosbun Brakk era già stato salito nel 1982 da una spedizione giapponese, che aveva raggiunto la vetta attraverso la cresta sud-occidentale. La parete nord rappresentava invece un obiettivo ancora inesplorato.

Un cambio di programma prima della partenza

Il Sosbun Brakk non era la destinazione inizialmente prevista. Il gruppo aveva pianificato un’altra salita, ma il ritiro di un’autorizzazione militare, arrivato dopo l’ottenimento del permesso per la spedizione, ha costretto gli alpinisti a rivedere il progetto. Tra le alternative è emersa la parete nord del Sosbun Brakk, una linea impegnativa in un settore poco frequentato del Karakorum.

Anche l’avvicinamento ha presentato alcuni imprevisti. Dopo il trasferimento a Skardu e il viaggio in jeep fino al villaggio di Bisil, gli alpinisti hanno dovuto affrontare problemi logistici legati allo smarrimento del bagaglio di Winckler, contenente parte dell’attrezzatura specifica.

Una prima fase di acclimatazione ha permesso di osservare la parete e valutare le condizioni. Il tentativo iniziale ha portato la cordata a guadagnare circa 300 metri, ma l’arrivo di una perturbazione ha imposto il rientro al campo base.

Ghiaccio, misto e attesa in parete

Il tentativo decisivo si è sviluppato su una successione di tratti di ghiaccio ripido, terreno misto, roccia e formazioni nevose instabili. In una delle giornate più produttive, i tre hanno superato circa 900 metri di dislivello, raggiungendo una posizione sulla parete dove hanno dovuto scavare a lungo per ricavare una piattaforma destinata alla tenda.

Il peggioramento del tempo ha successivamente imposto una sosta forzata: due notti e un giorno trascorsi in parete, in attesa di condizioni più favorevoli. Durante questo periodo, una massa di neve in movimento ha raggiunto Stewart mentre si trovava all’esterno della tenda, coinvolgendo anche uno degli ancoraggi.

Con il miglioramento del meteo, la cordata ha ripreso la progressione verso la parte superiore della parete, affrontando altri tratti ripidi di ghiaccio e misto. La scelta della linea e la valutazione delle condizioni del terreno si sono rivelate determinanti per proseguire la salita.

Il passaggio di granito a 6.000 metri

Raggiunta la cresta nord-occidentale, gli alpinisti non hanno trovato un percorso diretto verso la vetta. La cresta si è rivelata più complessa del previsto e il gruppo ha individuato una variante attraverso un sistema di canaloni e camini.

A circa 6.000 metri si è presentato uno dei passaggi chiave: una placca di granito di circa otto metri, affrontata da Dane Steadman, con possibilità di protezione limitate nella parte iniziale. Un tratto delicato, indicato da Stewart tra i momenti più impegnativi dell’ascensione.

Nella sezione superiore, Cody Winckler ha guidato i tiri di misto più difficili, superando un camino e una successione di passaggi su roccia e ghiaccio. La cordata ha infine raggiunto la vetta intorno alle 16, circa due ore dopo l’orario previsto per il rientro.

Con la cima è stata completata la prima salita della parete nord e aperta la via So Put Pa. Restava però da affrontare una discesa lunga e complessa.

La discesa, un secondo capitolo della salita

Parte del materiale e la tenda erano stati lasciati più in basso, con l’intenzione di tornare al campo dopo aver raggiunto la vetta. Il peggioramento del tempo e il danneggiamento di una corda hanno tuttavia complicato il rientro.

La mattina successiva i tre hanno iniziato la discesa lungo una linea alternativa sulla cresta nord-occidentale, in direzione della sella del Sokha Brakk. Neve trasportata dal vento, rischio di valanghe e problemi nelle comunicazioni hanno reso necessario individuare una linea di calata per evitare le zone più esposte ai seracchi.

Un altro episodio critico si è verificato durante l’attraversamento del ghiacciaio. Stewart ha avvertito il movimento della neve sotto i piedi ed è riuscito a spostarsi prima che si aprisse un grande crepaccio alle sue spalle. I tre sono infine rientrati al campo base, dove lo staff locale aveva seguito con preoccupazione l’evoluzione del maltempo.

So Put Pa, una nuova linea nel Karakorum

Il nome So Put Pa significa in lingua baltì “strappare un dente”. Un riferimento legato al nome del Sosbun Brakk, associato all’immagine di una montagna dai denti, e che richiama il carattere della salita: una lunga progressione su terreno complesso, con passaggi tecnici e una permanenza in parete condizionata dal meteo.

Nel resoconto pubblicato da Gripped, Stewart ha sottolineato anche il contributo delle persone che hanno reso possibile la spedizione: portatori, cuochi, membri dello staff e collaboratori locali. Un supporto fondamentale in una regione dove l’accesso alle montagne richiede una logistica articolata e una conoscenza approfondita del territorio.

Con circa 1.800 metri di sviluppo e difficoltà fino a M7 e WI5, So Put Pa rappresenta una nuova via sulla parete nord del Sosbun Brakk. La salita aggiunge un capitolo alla storia alpinistica di un settore remoto del Karakorum, dove le montagne meno frequentate continuano a offrire importanti opportunità di esplorazione.

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