Viaggia con Carlo presenta il diario di bordo di Angela Gemignani: il racconto di un viaggio in Eritrea compiuto tra il 25 dicembre 2025 e il 5 gennaio 2026.
L’Eritrea non è un Paese che si visita. È un paese che ti entra dentro, giorno dopo giorno. Qui, ogni strada, ogni mercato, ogni persona ti racconta qualcosa di unico. Un viaggio fuori dalle rotte, a tratti scomodo, ma incredibilmente vero.
Giorni 1 e 2 | 25/26 dicembre 2025 | Arrivo in Eritrea
Atterriamo alle 00:20, nel cuore della notte. L’impatto è immediato, quasi cinematografico: l’aeroporto è minuscol con una sola sala per il ritiro bagagli, colma di valigie ferme lì da giorni. Questo racconta già molto di questa destinazione. In quel momento capiamo di aver fatto la scelta giusta: viaggiare leggeri, solo con il bagaglio a mano.
I controlli scorrono lenti e, nonostante il visto già ottenuto in Italia, ci vogliono circa 40 minuti. Ma tutto ciò non pesa: è come se il viaggio ci stesse già insegnando a rallentare.
All’1 di notte varchiamo finalmente l’uscita e incontriamo la nostra guida, Betti. Un volto amico nel silenzio della notte. Il tragitto verso l’hotel è breve, appena 15 minuti, ma molto intenso. Asmara si svela poco a poco: luci soffuse, strade vuote e lampioni tremolanti. La città sembra trattenere il respiro, immobile, elegante, misteriosa. Il Savanna international Hotel è il primo vero banco di prova: moquette segnata dal tempo e un bagno che racconta anni di storia. Eppure, c’è tutto ciò che serve davvero: un letto grande, acqua calda, e quella stanchezza piena che solo i viaggi sanno dare. Dal momento in cui siamo atterrati in Eritrea siamo stati consapevoli di una condizione particolare del viaggio: nessun contatto con il mondo tramite dispositivi digitali. Non esiste copertura telefonica affidabile, né rete dati. In alcuni hotel può sembrare disponibile il Wi-Fi, ma di fatto non funziona. Anche soluzioni come eSIM o sistemi simili risultano inutilizzabili. È una totale disconnessione, che diventa parte integrante dell’esperienza.
Ci addormentiamo così, con una sensazione chiara che si fa strada dentro di noi.

Giorno 2 | 26 dicembre 2025 | Asmara
La giornata inizia con calma, verso le 09:30. Asmara è una città che sorprende: un museo a cielo aperto dove tutto parla di un’eleganza inattesa, quasi fuori dal tempo, tra le linee razionaliste, i cinema anni ’30, i caffè storici. Poi si entra nei mercati e lo scenario cambia, diventando più vivo e più intenso.
Al mercato del riciclo l’impatto è forte, quasi travolgente: il rumore metallico dei macchinari riempie l’aria, mentre il profumo pungente del peperoncino macinato invade i sensi, brucia la gola e fa lacrimare gli occhi. Le donne lavorano senza sosta, con gesti rapidi, precisi, quasi ipnotici. Poco distante, il mercato di frutta e legumi è pura energia: colori accesi, profumi pieni, sacchi di farine, spezie, arance e patate. Qui la vita scorre semplice e autentica, senza filtri.
A pranzo ci fermiamo da Ghibabo: piatti locali, essenziali ma ricchi di sapore. Le patate, in questa stagione, sono speciali.
Il pomeriggio è un viaggio nella storia e nei contrasti della città: il futuristico Fiat Tagliero, i cinema d’epoca, la cattedrale, fino al suggestivo cimitero dei carri armati. Ogni luogo aggiunge un tassello a un racconto complesso e affascinante. E poi, all’improvviso, una scena fuori dal tempo: il bowling vintage. Piste consumate, bocce segnate dall’uso, ragazzi che rialzano i birilli a mano, tra risate e battute. Un momento leggero, spontaneo, umano.
La giornata si chiude con una cena semplice allo Spaghetti House, raggiunto con un taxi. Piccoli dettagli che raccontano un’economia diretta, essenziale e vera.

Giorno 3 | 27 dicembre 2025 | Trekking e incontri
Bastano appena 25 minuti fuori da Asmara perché tutto cambi. Il silenzio si trasforma: non è più assenza di rumore, ma presenza piena, viva, naturale. Il trekking di 9 km si snoda tra colline e paesaggi che sembrano disegnati a mano. Con noi c’è David, la guida, che lungo il cammino intreccia racconti di flora, fauna e tradizioni locali, dando profondità a ogni passo. Dopo circa un’ora e mezza raggiungiamo un villaggio, ma è lungo il percorso che viviamo uno degli incontri più intensi del viaggio: su una montagna, immersi nella quiete, giovani in ritiro spirituale. Pregano, meditano, si preparano a una nuova fase della vita. Rimarranno qui per mesi, lontani da tutto. Un’immagine potente, che invita al rispetto e alla riflessione.
Arrivati al villaggio, l’accoglienza è spontanea e sincera. Bambini e donne ci osservano con curiosità e sorrisi aperti. Entriamo in una casa tradizionale, ci sediamo su semplici panche di legno e condividiamo il caffè, preparato secondo il rituale locale. Il tempo, qui, perde di significato: non c’è fretta, non c’è urgenza, solo presenza. Verso le 13:30 torniamo a valle, portando con noi una sensazione difficile da descrivere. Nel pomeriggio riprendiamo con calma l’esplorazione della città, ma qualcosa dentro è cambiato.
Giorno 4 | 28 dicembre 2025 | Verso Keren
Partiamo alle 09:30. La strada verso Keren, circa due ore di viaggio, è un racconto continuo, vivo, in movimento: bambini che giocano lungo la strada, asini carichi, galline tenute sottobraccio, uova vendute sul ciglio della strada. Poi, avvicinandoci a Keren, il paesaggio cambia ancora e compaiono i dromedari, lenti, eleganti, quasi simbolici.
Le montagne si tingono di sfumature bluastre, le vallate si aprono alla luce piena del sole. Ogni curva regala un’immagine nuova, essenziale e vera. Keren accoglie con un’energia diversa. È una città più diretta, meno filtrata. Gli sguardi sono intensi, i sorrisi più rari ma profondi, carichi di dignità. Qui si percepisce una realtà più cruda, ma anche incredibilmente autentica. Visitiamo il cimitero italiano e quello inglese, luoghi silenziosi che custodiscono memoria e storia. Poi il centro città, vivo e dinamico, e la vecchia ferrovia, oggi trasformata in stazione degli autobus: un simbolo di cambiamento e adattamento.
Il Sarina Hotel è una sorpresa positiva: camere spaziose, pulite, un piccolo rifugio di comfort all’interno di un viaggio che continua a metterci in contatto con l’essenziale (anche senza acqua calda).
Giorno 5 | 29 dicembre 2025 | Dal cuore di Keren al respiro del Mar Rosso
La giornata inizia a pochi minuti dal centro, ma sembra portarci in un altro universo. Il mercato del bestiame di Keren è un’esperienza totale, uno shock sensoriale che travolge e affascina. Polvere nell’aria, odori intensi, versi continui. Capre, mucche, asini e dromedari si muovono in un equilibrio che appare caotico ma segue regole precise. Gli uomini, avvolti in tuniche bianche, trattano, osservano, negoziano. È un teatro a cielo aperto, vivo, autentico, dove ogni gesto ha un significato.
Le mucche, indisciplinate e testarde, aggiungono una nota quasi ironica: tentano la fuga, vengono rincorse, creando scene spontanee che strappano un sorriso dentro un contesto così intenso. Dopo questa immersione, il viaggio riprende. Rientriamo verso Asmara (circa 2 ore e 15), per poi proseguire verso Massawa (altre 2 ore e mezza). Ed è proprio qui che l’altopiano lascia spazio alla costa. L’aria cambia, diventa più calda e umida. E poi, all’improvviso, appare lui: il blu profondo del Mar Rosso, intenso, quasi abbagliante.
Massawa ci accoglie con il suo fascino decadente: edifici segnati dal tempo, strade silenziose, il porto che respira lentamente. Nell’aria si mescolano il profumo del mare e quello delle spezie, creando un’atmosfera sospesa, evocativa. La giornata si chiude con una cena al Sallam: pesce freschissimo, cucinato secondo la tradizione araba, accompagnato da focacce calde. Semplice, autentico e gustoso.

Giorno 6 | 30 dicembre 2025 | Dal cuore di Keren al respiro del Mar Rosso
Partiamo presto, alle 06:30. Dopo circa un’ora di viaggio, il paesaggio si fa essenziale, quasi spoglio. Il deserto prende il sopravvento e Adulis non si annuncia: nessun cartello, nessuna indicazione. Semplicemente, appare. All’inizio è quasi invisibile. Poi, lentamente, emergono i segni: colonne spezzate, basamenti, tracce di un passato lontanissimo. Camminiamo tra i resti dell’antica città axumita, lasciandoci guidare più dall’intuizione che da un percorso definito. È un luogo che non si visita, si scopre. E lo fa in silenzio. Un silenzio totale, profondo, che amplifica ogni sensazione. Qui il tempo sembra essersi fermato, o forse dissolto.
Rientriamo a Massawa e ci immergiamo in un’altra dimensione. La città, riconosciuta come patrimonio UNESCO, conserva un centro storico che colpisce nel profondo: segnato dai bombardamenti, è rimasto sospeso nel tempo, quasi immutato. Camminare tra le sue strade dà la sensazione di entrare in una città sotto assedio, dove ogni edificio racconta una ferita, ma anche una straordinaria resistenza. Visitiamo il museo etnografico e ci perdiamo tra architetture decadenti ma affascinanti, in un equilibrio unico tra bellezza e memoria. Nel tardo pomeriggio, il porto diventa il luogo ideale per rallentare. Il tramonto colora tutto di sfumature calde, mentre sorseggiamo una birra guardando il mare. La giornata si chiude da Zagra, con un piatto tipico: il cha cha, servito su una piastra bollente, intenso e conviviale.
Il racconto non finisce qui: torno domani, martedì 12 maggio con il seguito del diario!
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INFO: Viaggia con Carlo




