Una spedizone russa è impegnata nella ricognizione di un itinerario alternativo sull’Everest, con l’obiettivo di valutarne la fattibilità in stile alpino e senza ossigeno supplementare. Dopo aver rinunciato all’attraversamento del Khumbu Icefall, Andrei Vasiliev, Serguey Kondrashkin e Vitaly Shipilov sono tornati in quota. Natalya Belyankina ha invece lasciato la spedizione per problemi di salute.
Esplorare una possibile nuova linea sull’Everest, lontano dagli itinerari più frequentati e senza ricorrere all’ossigeno supplementare: è questo il progetto della spedizione russa impegnata in queste settimane nella ricognizione della cresta Ovest della montagna più alta del mondo, con una quota ufficiale di 8.848,86 metri.
La squadra è arrivata nella regione dell’Everest all’inizio di ottobre con l’intenzione di studiare un accesso alternativo alla montagna e verificare le possibilità di proseguire lungo una linea caratterizzata da difficoltà tecniche e importanti rischi oggettivi. L’approccio previsto è quello dello stile alpino, con un gruppo ridotto, equipaggiamento essenziale e senza una squadra di supporto esterna. Il programma ha però incontrato subito un ostacolo. Il primo tentativo di attraversare il Khumbu Icefall, avviato il 9 ottobre, si è rivelato impraticabile nelle condizioni incontrate. Gli alpinisti hanno quindi cambiato strategia, orientandosi verso il colle del Lho La e la cresta Ovest.
Ieri, lunedí 19 ottobre Andrei Vasiliev, Serguey Kondrashkin e Vitaly Shipilov sono ripartiti per una nuova ricognizione. Natalya Belyankina, quarto componente della squadra, ha invece dovuto interrompere la propria partecipazione ed è stata evacuata in elicottero il giorno precedente a causa di problemi di salute.
Dal Khumbu Icefall al colle del Lho La
La prima opzione studiata dalla spedizione prevedeva l’attraversamento del Khumbu Icefall senza le scale e le corde fisse normalmente predisposte durante la stagione commerciale primaverile. Si tratta di un settore glaciale in continua evoluzione, caratterizzato da crepacci, blocchi di ghiaccio e seracchi, nel quale individuare una linea sicura richiede una valutazione costante delle condizioni. Il tentativo non ha dato i risultati sperati. La neve profonda, le fessure e i grandi blocchi di ghiaccio hanno ostacolato la progressione, spingendo il gruppo a rinunciare a questo accesso. La spedizione ha quindi spostato l’attenzione sul colle del Lho La, sul confine tra Nepal e Tibet, da cui è possibile raggiungere il settore inferiore della cresta Ovest. Questa soluzione ha consentito di proseguire il lavoro di esplorazione, concentrandosi sulla possibilità di individuare una linea percorribile verso le quote superiori.

Una cresta tecnica, tra pendii ripidi e seracchi
Raggiunto il Lho La, gli alpinisti hanno installato una tenda e iniziato a esaminare il terreno soprastante. La ricognizione è finalizzata a valutare le difficoltà tecniche, individuare i passaggi più promettenti e verificare la presenza di punti adatti per eventuali bivacchi. L’accesso alla cresta comprende pendii nevosi ripidi e tratti di ghiaccio inclinati fino a circa 60 gradi. Vasiliev e Shipilov si sono spinti verso uno sperone roccioso per osservare e fotografare i settori successivi. Uno degli elementi più delicati è rappresentato dai grandi seracchi sospesi lungo la linea. Durante la permanenza sul colle, gli alpinisti hanno udito il crollo di un seracco nelle vicinanze, un episodio che ha evidenziato i rischi oggettivi dell’itinerario. La squadra ha individuato un accesso che potrebbe ridurre il tempo trascorso sotto queste strutture instabili, senza tuttavia eliminare i pericoli legati all’ambiente glaciale. Al termine della ricognizione, gli alpinisti sono rientrati al campo base per riposare e preparare una nuova uscita.
Natalya Belyankina lascia il gruppo
La ripartenza avviene con una squadra ridotta. Natalya Belyankina soffriva di una forte tosse, descritta dalla fonte come Khumbu cough, e le sue condizioni non le hanno consentito di continuare l’attività in quota. Il 18 ottobre è stata evacuata in elicottero. Il capo spedizione Andrei Vasiliev ha deciso di proseguire con i due compagni rimasti. La nuova uscita è stata pianificata per circa una settimana, con l’obiettivo di avanzare ulteriormente lungo la cresta e raccogliere informazioni utili per le successive decisioni. La riduzione del gruppo non cambia l’impostazione generale del progetto, ma rende ancora più importante valutare con attenzione le difficoltà tecniche, la gestione del materiale e le possibilità di ritirata lungo una linea ancora in fase di esplorazione.
L’obiettivo: valutare una nuova via sull’Everest
La cresta Ovest è una delle linee storicamente più impegnative dell’Everest. Le precedenti ascensioni hanno richiesto spedizioni complesse, con difficoltà tecniche, logistiche e ambientali che rendono particolarmente delicata la pianificazione di un itinerario completo. Per la squadra russa, questa fase serve innanzitutto a raccogliere informazioni sul terreno e a capire se sia possibile collegare i diversi settori della cresta fino alle quote superiori. La qualità della neve, le condizioni del ghiaccio, l’esposizione ai seracchi e la disponibilità di punti per sostare e bivaccare saranno determinanti per valutare le possibilità di proseguire.
Al momento, l’attività resta una ricognizione esplorativa: non risultano confermati né il raggiungimento della vetta né l’apertura di una nuova via. Saranno le prossime uscite a chiarire fin dove Vasiliev, Kondrashkin e Shipilov riusciranno a spingersi e quale potenziale presenti la linea individuata.
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